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Discussione: Smart working e permessi se il figlio è a casa

  1. #1
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    Predefinito Smart working e permessi se il figlio è a casa

    Sul ritorno in classe, mai desiderato così tanto come quest’anno da studenti e genitori, incombe la spada di Damocle della quarantena degli alunni, in caso di presenza di positivi a scuola. Il tema è entrato nella discussione del Dl Agosto ed è sotto i riflettori del dipartimento delle Pari opportunità e del ministero del Lavoro. Il Consiglio dei ministri ha manifestato l’intenzione di trovare tanto le risorse per i congedi parentali straordinari che per lo smart working.
    Al momento, però, la misura principale attraverso cui i genitori potranno gestire momenti di criticità, come la quarantena appunto, è lo smart working. Come è noto e come è stato rilevato da diverse parti, questa è una modalità che interessa solo alcune categorie di lavoratori che possono svolgere il loro lavoro anche da remoto e che, tra l’altro, sono anche quelle che mediamente hanno stipendi più elevati e quindi possono permettersi più paracadute. Per tutti coloro che devono svolgere il proprio lavoro in presenza, dalla commessa, al barista, all’autista di autobus, all’operaio sono ancora allo studio misure diverse, giunte però nella fase della definizione finale.
    Con la ripresa della scuola si sta ragionando su un’ulteriore proroga dei congedi parentali Covid 19 che erano stati introdotti con il primo decreto Cura Italia per poi essere prorogati, anche con la possibilità di fruirne a ore. Fino al 31 agosto però, come spiega l’ultima circolare dell’Inps. La misura dà diritto a un’integrazione al 50% del reddito del lavoratore che resta a casa a curare i figli. La misura, che ha un limite temporale, era stata prevista in alternativa al bonus baby sitter e potrebbe oggi rivelarsi molto preziosa per quelle famiglie che non hanno mai avuto una baby sitter e difficilmente la possono trovare ora, soprattutto per coprire eventuali emergenze sanitarie. Senza poi poter contare sui nonni a causa delle loro maggiore vulnerabilità.
    Il ministro per le Pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti, ha detto più volte che alle famiglie devono essere date «risposte certe». Le aspettative sulla ripresa dell’anno scolastico in sicurezza sono altissime, così come quelle sulla sfida rappresentata dalla gestione dei casi di Covid a scuola, dove, soprattutto per i più piccoli, il distanziamento è un messaggio molto complicato da trasferire. I dirigenti scolastici stanno diramando messaggi dove si chiede molto senso di responsabilità alle famiglie e diligenza nel rispetto delle regole che saranno previste. Certamente questo potrà contenere ma non impedire la possibilità di contagio. E allora, stando al ministro Bonetti, «in presenza di un caso positivo in una classe i genitori non sarebbero in quarantena ma devono avere il diritto di poter rimanere a casa a custodire i loro figli». Su questo tema il Governo è impegnato a dare risposte. «Stiamo lavorando per scrivere le norme che riattivino i congedi parentali che già in tempo Covid avevamo attivato e il diritto allo smart working», assicura Bonetti che però precisa: «Non entra in vigore nessuno stato di emergenza semplicemente dobbiamo creare un contesto che dia strumenti alle famiglie, ma anche alle imprese e ai lavoratori, per poter gestire eventuali scenari di riattivazione del contagio».
    Il dibattito si svolge mentre si evolvono scenari potenziali di incertezza, dovuti all’eventuale ripartenza del contagio, per cui tutti si stanno attrezzando, anche le aziende dove è necessario sapere quali strumenti ci saranno a disposizione in modo da poter affrontare le situazioni critiche. Bonetti osserva che «le famiglie devono sentirsi accompagnate in questo tempo di inizio scolastico che deve avvenire in piena sicurezza e serenità. L’impegno di tutti noi deve essere rivolto a restituire luoghi di comunità educante per i bambini e i ragazzi che per tanti mesi sono stati costretti a rimanere in casa. Per far questo il Governo insieme ai livelli regionali e territoriali competenti sta mettendo in campo varie misure per garantire un avvio che sia il più lineare e tranquillo possibile». Dalle Pari opportunità è arrivata anche la richiesta di personale sanitario dedicato alle famiglie e alle scuole in modo tale da accelerare percorsi sanitari e attivarli nel modo più semplice possibile, superando la burocrazia.


    Edscuola
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  2. #2
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    Smart working e genitori con figli in quarantena: con proroga stato emergenza oltre 15 ottobre regole invariate


    I genitori con figli in quarantena per contatti scolastici hanno la possibilità, fino la 31 dicembre 2020, di usufruire del lavoro in smart working o di un congedo straordinario. Le regole restano invariate se lo stato di emergenza viene prorogato oltre il 15 ottobre.
    Il decreto legge n. 111, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’8 settembre 2020, prevede che uno dei due genitori possa lavorare in modalità agile per parte o per tutto il periodo in cui il figlio è in quarantena. Se non è possibile svolgere il lavoro da remoto, si può richiedere il congedo parentale, sempre per uno dei genitori. Per tutta la durata del congedo è riconosciuta un’indennità pari al 50% della retribuzione. Per i giorni in cui un genitore fruisce di una delle due misure, l’altro non può chiedere di fruire delle stesse, né lavoro agile né congedo straordinario.
    Abbiamo detto che le regole possono variare dal 16 ottobre, dal momento che il 15 termina lo stato di emergenza. In particolare dal 16 ottobre si procede con la comunicazione “standard”, non più semplificata. Sia le nuove attivazioni che le prosecuzioni dello svolgimento della modalità agile oltre la data del 15 ottobre 2020 dovranno essere eseguite con le modalità e i termini previsti dagli articoli da 18 a 23 della Legge 22 maggio 2017, n. 81.
    Il governo sembra tuttavia intenzionato a prorogare lo stato di emergenza e, in tal caso, anche le modalità di richiesta del lavoro agile non dovrebbero subire modifiche. La proroga dello stato emergenziale dovrebbe essere valutata dall’esecutivo nei prossimi giorni, a ridosso del 15 ottobre, dopo che si avrà un quadro più chiaro dei contagi a seguito della riapertura delle scuole.


    Orizzontescuola
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  3. Grazie beva Grazie per questo post
  4. #3
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    Lavoro agile, quarantena e sorveglianza precauzionale per i lavoratori fragili: chiarimenti INPS




    L’INPS ha pubblicato il messaggio 3653 del 9 ottobre 2020 recante “Tutela previdenziale della malattia in attuazione dell’articolo 26 del decreto-legge n. 18 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2020. Indicazioni operative e chiarimenti per i lavoratori aventi diritto alla tutela previdenziale della malattia”.
    Tra i chiarimenti forniti, uno riguarda quarantena/sorveglianza precauzionale e lavoro agile.
    In particolare, l’Istituto ha precisato quanto segue: “la quarantena e la sorveglianza precauzionale per i soggetti fragili, di cui rispettivamente ai commi 1 e 2 dell’articolo 26 del D.L. n. 18 del 2020, non configurano un’incapacità temporanea al lavoro per una patologia in fase acuta tale da impedire in assoluto lo svolgimento dell’attività lavorativa (presupposto per il riconoscimento della tutela previdenziale della malattia comune), ma situazioni di rischio per il lavoratore e per la collettività che il legislatore ha inteso tutelare equiparando, ai fini del trattamento economico, tali fattispecie alla malattia e alla degenza ospedaliera.
    Conseguentemente, non è possibile ricorrere alla tutela previdenziale della malattia o della degenza ospedaliera nei casi in cui il lavoratore in quarantena (art. 26, comma 1) o in sorveglianza precauzionale perché soggetto fragile (art. 26, comma 2) continui a svolgere, sulla base degli accordi con il proprio datore di lavoro, l’attività lavorativa presso il proprio domicilio, mediante le citate forme di lavoro alternative alla presenza in ufficio. In tale circostanza, infatti, non ha luogo la sospensione dell’attività lavorativa con la correlata retribuzione.
    È invece evidente che in caso di malattia conclamata (art. 26, comma 6) il lavoratore è temporaneamente incapace al lavoro, con diritto ad accedere alla corrispondente prestazione previdenziale, compensativa della perdita di guadagno“.



    Tecnica della scuola
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  5. #4
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    Lavoro agile, nella PA almeno al 50%. E nella scuola?


    Riporta la data del 19 ottobre il decreto del Ministro per la pubblica amministrazione riguardante lo smart working nelle P.A., in attuazione del decreto Rilancio.
    Lavoro agile al 50%
    Il decreto prevede che le amministrazioni assicurino, con immediatezza, su base giornaliera, settimanale o plurisettimanale lo svolgimento del lavoro agile almeno al 50% del personale impegnato in attività che possono essere svolte secondo questa modalità. Possono farlo in modalità semplificata ancora fino al 31 dicembre 2020.
    Inoltre, tenendo anche conto dell’evolversi della situazione epidemiologica, le P.A. assicurano in ogni caso le percentuali più elevate possibili di lavoro agile, compatibili con le loro potenzialità organizzative e con la qualità e l’effettività del servizio erogato.
    Modalità di svolgimento dello smart working
    Il lavoratore agile alterna giornate lavorate in presenza e giornate lavorate da remoto, con una equilibrata flessibilità e comunque alla luce delle prescrizioni sanitarie vigenti e di quanto stabilito dai protocolli di sicurezza.
    In merito alle modalità di svolgimento del lavoro, lo smart working di norma non ha vincoli di orario e luogo di lavoro, ma può essere organizzato per specifiche fasce di contattabilità, senza maggiori carichi di lavoro. In ogni caso, al lavoratore sono garantiti i tempi di riposo e la disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro. Inoltre, i dipendenti in modalità agile non devono subire penalizzazioni professionali e di carriera.
    Il lavoratore può usare anche il suo PC
    Come nel corso della prima ondata dell’epidemia, le amministrazioni si adoperano per mettere a disposizione i dispositivi informatici e digitali ritenuti necessari, ma comunque rimane consentito l’utilizzo di strumentazione di proprietà del dipendente.
    Lavoratori fragili o disabili
    Il decreto prevede che l’amministrazione debba favorire il lavoro agile per i lavoratori disabili o fragili anche attraverso l’assegnazione di mansioni diverse e di uguale inquadramento. In ogni caso, promuove il loro impegno in attività di formazione.
    Nella rotazione del personale, l’ente fa riferimento a criteri di priorità che considerino anche le condizioni di salute dei componenti del nucleo familiare del dipendente, della presenza di figli minori di quattordici anni, della distanza tra la zona di residenza o di domicilio e la sede di lavoro, ma anche del numero e della tipologia dei mezzi di trasporto utilizzati e dei relativi tempi di percorrenza.
    Flessibilità in entrata e uscita
    Data l’importanza della continuità dell’azione amministrativa e della rapida conclusione dei procedimenti, la P.A. deve comunque individuare ulteriori fasce temporali di flessibilità oraria in entrata e in uscita rispetto a quelle adottate.
    E per le scuole?
    L’art.32 della Legge 126 del 13/10/20202 di conversione del DL 104/2020 (Decreto Rilancio) prevede:
    Al fine di consentire l’avvio e lo svolgimento dell’anno scolastico 2020/2021 e per le finalità di cui all’articolo 231-bis del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, e al presente articolo, per l’anno scolastico 2020/2021 al personale scolastico e al personale coinvolto nei servizi erogati dalle istituzioni scolastiche in convenzione o tramite accordi, non si applicano le modalità di lavoro agile di cui all’articolo 263 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, tranne che nei casi di sospensione delle attività didattiche in presenza a seguito dell’emergenza epidemiologica.
    Quindi, nei casi di lezioni sospese, destinatari del lavoro agile sono il personale ATA (DSGA, gli Assistenti amministrativi e gli Assistenti tecnici, laddove è possibile in base alle attività che possono essere svolte in tale modalità) e il personale docente che presta il lavoro a distanza mediante la didattica digitale integrata (DDI).
    E’ comunque possibile ricorrere al lavoro agile per il personale scolastico che si trovi in particolari situazioni, come il caso dei lavoratori fragili.


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  6. #5
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    Lavoro agile o congedo per lavoratori con figlio in quarantena o con attività didattiche in presenza sospese. Tutte le novità


    Cosa possono fare i genitori con figli in quarantena o per i quali le lezioni in presenza siano state sospese. Il Decreto Ristori ha perfezionato la normativa già emanata con il DL Agosto. Il Ministero dell’istruzione ha emanato una prima nota che interessa gli Uffici interni, ma che può essere “studiata” per capire come applicare la normativa anche per il personale docente e ATA della scuola. Nella normativa infatti non ci sono esclusioni.
    Il decreto legge 28 ottobre 2020, n. 137 prevede, all’art. 22, ulteriori misure di incentivo al lavoro agile e di sostegno alle famiglie.
    La disposizione modifica, in particolare, l’art. 21 bis del decreto legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, prevedendo la possibilità di svolgere l’attività lavorativa in modalità agile per i genitori di figlio convivente minore di anni 16 (in precedenza il limite di età era fissato a 14 anni), sottoposto a quarantena da parte della ASL territorialmente competente, a seguito di contatto verificatosi all’interno del plesso scolastico, nonche’ nell’ambito dello svolgimento di attivita’ sportive di base, attivita’ motoria in strutture quali palestre, piscine, centri sportivi, circoli sportivi, sia pubblici che privati.
    La modalità lavorativa agile può essere svolta per l’intero periodo di quarantena o anche solo parzialmente.
    Altra rilevante novità è la previsione della possibilità di svolgere l’attività lavorativa in modalità agile per i genitori di figlio convivente minore di anni 16, in caso di sospensione dell’attività didattica in presenza.
    Si segnala, infine, una ulteriore modifica all’art. 21 bis, comma 3, del decreto legge 14 agosto 2020, n. 104.
    La disposizione in parola consente, come è noto, “nelle sole ipotesi in cui la prestazione lavorativa non possa essere svolta in modalita’ agile”, di astenersi dal lavoro fruendo di congedo straordinario retribuito al 50% ad uno dei genitori, alternativamente all’altro, per tutto o parte del periodo corrispondente alla durata della quarantena del figlio convivente, minore di anni quattordici, disposta dal dipartimento di prevenzione della ASL.
    La possibilità di fruire del predetto congedo è stata ora estesa, per effetto della normativa sopra citata, anche ai casi in cui sia stata disposta la sospensione dell’attività didattica.


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  7. #6
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    Scuola, nidi, welfare e cantieri «tagliano» lo smart working


    di Tiziano Grandelli e Mirco Zamberlan

    Il lockdown differenziato sul territorio riscrive le regole per il lavoro agile nelle pubbliche amministrazioni. A distanza di una settimana dal decreto Dadone, operativo dal 29 ottobre scorso, le Pa che rientrano nelle zone rosse devono ripensare le modalità operative di erogazione dei servizi mettendo nel cassetto quanto fatto nella settimana precedente.
    Usciti dal prima fase dell’emergenza, dove il lavoro agile costituiva la modalità ordinaria della prestazione lavorativa, i datori di lavoro pubblici dovevano portare lo smart-working al 50% delle attività che potevano essere svolte anche da casa. Con la pubblicazione in Gazzetta del Dm del 19 ottobre 2020 l’organizzazione doveva essere ulteriormente modificata per arrivare a una percentuale ancora più elevata rispetto della metà dei dipendenti. Con il Dpcm del 3 novembre, operativo dal 6, le Pa nelle regioni ad alto rischio tornano alla casella di partenza rappresentata dalle regole previste per il primo lockdown: solo le attività indifferibili che richiedono la presenza in servizio possono evitare il lavoro agile. Tutti gli altri dipendenti devono svolgere la prestazione lavorativa in smart-working. Il testo dell’articolo 87, comma 1, lettera a), del Dl 18/2020, vigente fino a metà settembre, è identico all’articolo 4, comma 4, lettera i) dell’ultimo Dpcm.
    La scelta non può stupire perché l’emergenza è tornata nella fase acuta. Al contrario stupisce che non sia stata riproposta la norma, contenuta nell’articolo 87, comma 2 del Dl 18/2020, che equiparava alla presenza in servizio l’assenza dei dipendenti addetti ad attività non indifferibili e non smartizzabili (come per i lavori manuali) una volta esaurite ferie, congedi e banca ore. La situazione è aggravata dal fatto che le ferie sono già state consumate nella prima fase dell’emergenza. È pur vero che il decreto Dadone consente di adibire questo personale ad altre mansioni o di prevedere percorsi formativi, ma per operai o uscieri non è semplice rendere concrete queste previsioni. Salvo nascondersi dietro improbabili corsi da improvvisare.
    Per le altre regioni viene confermato quanto già previsto dal quadro normativo precedente, cioè uno smart-woking con le percentuali più elevate possibili garantendo comunque il 50% calcolato sulle attività smartizzabili e nel rispetto della qualità dei servizi erogati. Il che vuol dire una significativa flessibilità nella gestione sia dei servizi che della percentuale di lavoratori in presenza, arrivando addirittura a rimanere sotto la soglia minima.
    Ma il rispetto della qualità dei servizi nell’organizzazione del lavoro in presenza o da remoto, valido per tutto il territorio nazionale a mente dell’articolo 5 del Dpcm, si applica anche alle regioni rosse? In altri termini, la presenza del solo personale impiegato in servizi indifferibili che non possono essere svolti da casa deve tenere in considerazione o meno la «effettività dei servizi erogati», uno dei principi cardine della pubblica amministrazione? Non è un problema da poco visto che il numero dei dipendenti potrebbe variare molto. Pur nell’incertezza normativa si deve evidenziare che il Dpcm è disseminato di affermazioni di principio che invocano il lavoro agile come strumento per ridurre la mobilità sul territorio.
    Andando oltre agli adempimenti giuridici, sul piano pratico il Dpcm non sospende i termini dei procedimenti amministrativi e lascia aperti i servizi scolastici e i nidi d’infanzia. È impensabile sospendere poi l’assistenza sociale alle fasce deboli della popolazione o bloccare i cantieri in corso. Ne consegue che in questa seconda fase agli enti locali restano ben pochi spazi di manovra.


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  8. #7
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    Smart working anche a regime


    L’annuncio della ministra Dadone di emanazione di linee guida sullo smart working, senza coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, non è la risposta giusta per affermare il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori a partecipare alla trasformazione e al rilancio della pubblica amministrazione». Lo afferma in una nota la segretaria confederale della Cgil, Tania Scacchetti. La risposta del sindacato di Corso Italia è arrivata dopo l’intervento della ministra della Funzione pubblica, Fabiana Dadone, che durante un question time che si è tenuto alla camera dei deputati l’11 novembre, ha fatto sapere che l’emanazione delle linee guida sullo smart working nella pubblica amministrazione avverrà senza la previa stipula di un contratto ad hoc (si veda Italia Oggi del 17 novembre scorso). Secondo quanto affermato dalla ministra, il tavolo negoziale sarà aperto successivamente. Fino ad allora, dunque, i dirigenti della Pa (dunque anche nella scuola) applicheranno il lavoro agile in assenza della necessaria regolazione contrattuale. Sebbene misure organizzative e gestionali che saranno oggetto del decreto, andranno necessariamente ad impattare sulla prestazione dei lavoratori. Materia, quest’ultima, di stretta competenza della contrattazione collettiva. Di qui la reazione del sindacato. «Negli scorsi mesi le lavoratrici e i lavoratori della Pa» si legge nella nota della Cgil «hanno dovuto operare da casa, e spesso senza alcuna garanzia sul diritto alla disconnessione e con costi spesso a loro carico. É stata una misura necessaria e spesso apprezzata, ma ora lo smart working che si vuole realizzare a regime dovrebbe rispondere a processi di innovazione organizzativa in cui viene valorizzato il lavoro, e non essere l’ennesimo strumento unilaterale nella gestione in mano ai dirigenti».
    La questione è molto delicata perché l’introduzione di modifiche unilaterali alle modalità di svolgimento della prestazione è una partita che si svolge contemporaneamente su due campi. Da una parte gli aspetti organizzativi e gestionali, di stretta competenza della parte datoriale. E dall’altra parte la prestazione in senso stretto: cosa è richiesto ai lavoratori, quali sono le modalità di svolgimento e quali sono i tempi di esecuzione. In altre parole: la determinazione dei diritti della parte datoriale e degli obblighi in capo ai lavoratori. E viceversa, a fronte dello svolgimento degli obblighi da parte dei lavoratori, quali siano i diritti che ne costituiscono la contropartita.
    La regolazione unilaterale degli aspetti organizzativi e gestionali, prima della regolazione della prestazione e della controprestazione al tavolo negoziale, rischia quindi di tradursi, di fatto, in quella che i giuristi chiamano «novazione oggettiva del contratto». Che nel caso concreto riguarderebbe la modifica delle modalità di svolgimento della prestazione (con oneri a carico del lavoratore) e i tempi di esecuzione.
    La prassi utilizzata in passato per evitare questo problema era la piena contrattualizzazione degli istituti o, in alternativa, la concertazione. E cioè la stipula di intese sulla base delle quali la politica e le amministrazioni emanavano i provvedimenti di loro competenza. Va detto, inoltre, che la legge non prevede più la possibilità per la contrattazione collettiva di derogare le norme di legge. Pertanto, anche i decreti attuativi di tali leggi, comprese le linee guida, non possono essere modificati dai contratti. Che spesso si limitano a recepirle (si veda il contratto sulla didattica a distanza).


    Edscuola
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