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Discussione: Didattica a distanza, alunni con DSA e con BES: strumenti e supporto. Tutte le info

  1. #1
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    Predefinito Didattica a distanza, alunni con DSA e con BES: strumenti e supporto. Tutte le info

    Didattica a distanza, indicazioni ministeriali per studenti con DSA e Bisogni Educativi Speciali non certificati.
    Nuove indicazioni Ministero
    Il Ministero, con la nota n. 388 del 17 marzo 2020, ha fornito ulteriori informazioni sulla didattica a distanza, precisando e integrando le indicazioni già fornite con le note del 6 e dell’8 marzo.
    La nota del 20 marzo fornisce indicazioni in merito a:

    • didattica a distanza: cosa si intende;
    • privacy;
    • progettazione delle attività;
    • alunni con disabilità;
    • alunni con DSA e BES non certificati;
    • valutazione.



    Alunni con DSA certificati
    I consigli di classe devono nella progettazione e realizzazione delle attività didattiche a distanza devono prestare particolare attenzione agli alunni con disturbi specifici di apprendimento, certificati ai sensi della legge n. 170/2010.
    La bussola da seguire deve essere il piano didattico personalizzato, per cui si deve prevedere, anche per la attività a distanza, l’uso di di strumenti compensativi e dispensativi previsti nei predetti piani.
    Tra gli strumenti compensativi nella nota si citano, a titolo esemplificativo, i software di sintesi vocale che trasformano compiti di lettura in compiti di ascolto, libri o vocabolari digitali, mappe concettuali.
    Si richiama integralmente, ad ogni buon conto, il Decreto ministeriale 5669 del 12 luglio 2011 e le relative Linee Guida.

    Alunni con BES non certificati
    Per quanto riguarda gli alunni con BES, che abbiano difficoltà linguistiche e socio-economiche, le scuole si adoperano per fornire le necessarie strumentazioni tecnologiche.
    Il dirigente scolastico, quindi, in caso di necessità da parte dello studente di strumentazione tecnologica:

    • attiva le procedure per assegnare, in comodato d’uso, eventuali devices in possesso della scuola
    • oppure
    • richiede appositi sussidi didattici attraverso il canale di comunicazione attivato nel portale ministeriale “Nuovo Coronavirus” all’indirizzo supportoscuole@istruzione.it.



    Orizzontescuola
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  2. #2
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    Aperta la sezione dedicata alla didattica a distanza per gli alunni con disabilità



    Si arricchisce la sezione web del Ministero dell’Istruzione dedicata alla Didattica a distanza, nata per supportare tutte le scuole in seguito all’emergenza sanitaria del Covid -19. È da ieri infatti disponibile un canale tematico per L’inclusione via web . Uno strumento pensato per affiancare e supportare il lavoro dei dirigenti scolastici, del personale e degli insegnanti nei percorsi didattici a distanza per gli alunni con disabilità.
    All’interno delle pagine online saranno messi a disposizione riferimenti normativi, condivisione di esperienze didattiche, link utili, webinar. Nel canale dedicato saranno anche messe a disposizione, gratuitamente, piattaforme telematiche certificate per la didattica a distanza, grazie al contributi di privati che hanno risposto alla call lanciata dal Ministero dell’Istruzione. Il canale sarà costantemente aggiornato e arricchito di nuovi spunti e materiali.



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  3. Grazie beva Grazie per questo post
  4. #3
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    Call pubbliche e webinar, così l’offerta del Miur


    La didattica a distanza parte dal sito web del ministero dell’Istruzione. Qui è stata confezionata una sezione ad hoc, dove è stata integrata l’offerta di strumenti, community, chat e classi virtuali con una piattaforma interamente dedicata alla didattica online, per proporre gratuitamente a tutte le scuole che ne facciano richiesta strumenti e mezzi garantendo a tutti il diritto allo studio.
    La pagina web http://www.istruzione.it/coronavirus...-distanza.html – che nei primi 5 giorni ha registrato oltre 300mila accessi – è strutturata in diverse sezioni. La prima contiene materiali e link che favoriscono lo scambio di buone pratiche e i gemellaggi tra scuole.
    Tutoraggi e webinar
    Oltre cento istituti delle “Avanguardie Educative”, il Movimento guidato da Indire che individua, supporta e diffonde l’innovazione didattica, hanno dato fin dalle prime ore la disponibilità a fare da tutor e a gemellarsi con gli istituti che intendono attrezzarsi per fare didattica online.
    Disponibile anche un programma di webinar che vede ogni giorno la partecipazione di una media tra i 2mila e i 2.500 professori. Tra i temi al centro dei webinar: come realizzare contenuti didattici digitali in formato video, l’uso del cloud, della video-lezione e di piattaforme di formazione, oltre a programmi dedicati per i dirigenti scolastici.
    Nella seconda sezione della pagina web alle scuole viene proposto l’accesso gratuito a piattaforme certificate di didattica online messe a disposizione da partner che hanno attive collaborazioni con il Ministero.
    Materiali gratuiti
    C’è poi una sezione dedicata ai materiali e contenuti utili per le lezioni forniti da partner come Rai Cultura, Treccani e Reggio Children. Nel portale ci sono accessi gratuiti alle piattaforme di Google e Microsoft.
    Uno spazio viene alimentato con materiali di approfondimento e altre iniziative segnalate da scuole e altri attori che vengono caricate giorno per giorno.
    I dirigenti scolastici, secondo quanto ribadito dal Dcpm n. 6 dell’8 marzo, attivano, per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche nelle scuole, lezioni a distanza, con particolare attenzione alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità, in particolare di quelli con gravi patologie per i quali si suggerisce il coinvolgimento diretto anche dei familiari nei percorsi di didattica a distanza.
    Il ministero ha istituito inoltre una task force di esperti che risponde alle richieste di assistenza da parte delle scuole da inviare all’indirizzo di posta elettronica supportoscuole@istruzione.it.
    Due call dell’Istruzione
    Tutti coloro che vogliono supportare le scuole possono farlo aderendo alle due call pubblicate dal Ministero che contengono anche i parametri tecnici necessari.
    Sono chiamati all’appello tutti i produttori di hardware (Pc, tablet, internet key) e di software che desiderano rendere disponibili a titolo gratuito i propri prodotti a manifestare tempestivamente la propria disponibilità attraverso la piattaforma «Protocolli in rete», raggiungibile all’indirizzo www.istruzione.it/ProtocolliInRete/.


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  5. #4
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    Cultura e arte, c’è un patrimonio virtuale pronto a rapire i ragazzi



    C’è un vasto patrimonio culturale virtuale che si accompagna a quello materiale fatto dei quadri e delle statue nei musei, dei manoscritti e degli incunaboli custoditi negli archivi e biblioteche, dei progetti architettonici contemporanei. È un patrimonio che bisogna andare a cercare nei tanti siti in cui si articola il ministero dei Beni culturali, ma che può tornare utile a ragazzi e docenti in questi tempi di riposo forzato, per destare curiosità che non solo siano funzionali ai programmi scolastici, ma assolvano alla più generale missione di educare le nuove generazioni – e non solo loro – alla conoscenza e al rispetto dell’immenso tesoro d’arte e di storia che il nostro Paese possiede.
    L’arte non annoia
    Invogliare i ragazzi a entrare nei musei, a visitare i monumenti, a conoscere archivi e biblioteche, ma anche stimolare i luoghi d’arte ad avvicinarsi alle nuove generazioni, a incuriosirle e farle appassionare alla cultura. Nascono con questi obiettivi molti dei programmi educativi dei Beni culturali. Al ministero c’è una direzione generale ad hoc: quella per l’educazione, la ricerca e gli istituti culturali. Nel 2014 ha stipulato un accordo con l’allora Miur per mettere in contatto giovani e patrimonio culturale.
    Nel sito della direzione generale si può, per esempio, trovare il Sed (Centro per i servizi educativi del museo e del territorio: www.sed.beniculturali.it). Tra i progetti proposti c’è «Scopri il tuo museo», dedicato ai ragazzi tra 6 e 11 anni, con 40 mappe, relative ad altrettanti siti cultural, che permettono la realizzazione di varie attività didattiche.
    Un altro percorso, sempre all’interno del Sed, porta a progetti anche per ragazzi delle scuole superiori: per arrivarci bisogna andare sull’offerta formativa 2019-2020 e scorrere il lungo elenco di iniziative proposte dalle varie realtà culturali. Molti sono programmi da realizzare direttamente sul posto, ma ci sono proposte da sviluppare anche online, come consigliano questi tempi di emergenza. Per esempio, nella prima pagina della banca dati che raccoglie i progetti si trova quello sulla prima guerra mondiale, che rimanda al sito www-14-18.it in cui si possono trovare molti documenti digitali, dalle foto della Grande guerra ai diari dei soldati alle registrazioni sonore , come la commemorazione scritta da Gabriele d’Annunzio di un ufficiale caduto in battaglia o il bollettino della vittoria del generale Armando Diaz.
    Non sono solo canzonette
    L’Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi mette a disposizione una banca dati con le canzoni italiane dal 1900 al 2000 (www.canzoneitaliana.it/progetto-portale). Si possono ascoltare estratti dei brani, dalle musiche moderne ai canti popolari, leggere storie degli artisti, consultare le classifiche discografiche di determinati periodi. Un grande archivio che si presta a ricerche più vicine al sentire dei ragazzi. Qualche spunto più “leggero” lo può fornire anche un viaggio nell’archivio storico dell’Istituto Luce, dove si può accedere a oltre 77mila filmati e 431mila foto (www.archivioluce.com).
    Suscitare la meraviglia
    Facciamo giocare i ragazzi con la cultura: si può azzardare una sintesi di questo tipo dopo aver sentito le parole di Maria Letizia Sebastiani, dirigente dell’Istituto centrale per la patologia degli archivi e del libro. «Dobbiamo intercettare – spiega – la loro curiosità. Per farlo basta anche un solo particolare». Ci sono, per esempio, i 51 albi di fumetti dedicati che raccontano altrettanti luoghi d’arte: letture che possono esser complementari ai libri scolastici. «Ma ci sono sempre più – spiega Sebastiani – contenuti multimediali, video immersivi, come quello che abbiamo realizzato per raccontare la patologia della carta partendo dalle immagini di una biblioteca in fiamme o invasa dall’acqua. Sfruttando il concetto della sensorialità si spiega come si interviene, come si mette in sicurezza il patrimonio colpito e come lo si restaura. Si tratta di materiale che le scuole possono utilizzare. Questa emergenza ci deve stimolare a creare piattaforme usufruibili anche dal sistema didattico, spinti dalla convinzione che si può raccontare la cultura in modo più accattivante. Non c’è altra strada se vogliamo catturare l’attenzione dei ragazzi»



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  6. #5
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    Lezioni a distanza, il Miur: i prof diano i voti. I sindacati: è illegale


    Gli insegnanti non possono limitarsi a dare compiti a casa: questa non è la didattica digitale di cui si parla da settimane. Devono dare i voti, perché la valutazione non è una «sanzione» ma è un dovere per gli insegnanti e un diritto per gli studenti. Nel programmare l’attività bisogna che maestre e professori facciano attenzione a non far usare schermi e video troppo a lungo ai loro alunni. Attenzione all’«eccessivo carico cognitivo», avverte il ministero, cioè no all’eccesso di compiti.
    Didattica digitale
    Prende forma a poco a poco la didattica digitale nazionale: toccherà ai professori darle la fisionomia definitiva. Ma i principi sono segnati: attività di apprendimento, cioè vere e proprie lezioni e voti o valutazioni del lavoro svolto. Un passo in avanti che ai sindacati, già critici sulla didattica a distanza, non piace per niente. Tanto è vero che chiedono immediatamente al ministro di ritirare la disposizione e di convocarli al più presto per discutere. Non è questione dei problemi delle lezioni a distanza, che sono ancora moltissimi, soprattutto per gli studenti e le realtà più deboli. Per i sindacati il passo avanti della ministra Azzolina è contro la legge e non è giustificato: «Le modalità individuate dalla nota – si legge in un documento firmato da Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals – come riproduzione in remoto delle attività ordinaria, oltre ad apparire illegittime e inapplicabili, richiedono inoltre, implicitamente ed esplicitamente, che sia i docenti sia gli alunni possano accedere, in modo generalizzato, a connessioni internet con strumenti software e hardware adeguati, cosa che non può certamente darsi per scontata, né il Ministero si è preoccupato di verificare almeno sommariamente la reale disponibilità delle strumentazioni idonee prima di impartire le indicazioni».
    L’ipotesi di allungamento
    La ministra Azzolina ha detto ieri a DiMartedì che i ragazzi torneranno a scuola «quando le autorità sanitarie ci diranno che non c’è più pericolo». Come ha detto al Corriere il presidente dell’Istituto superiore di Sanità Franco Locatelli — ripreso ieri dal governatore del Veneto Luca Zaia — è possibile «la proroga della chiusura delle scuole oltre il 3 aprile visto che lo stop sta funzionando». Per questo al ministero dell’Istruzione si stanno preparando per tutti gli scenari che prevedono la chiusura fino a dopo Pasqua, fino al 3 maggio e anche fino a giugno. L’obiettivo, anche se non si dovesse tornare in classe, resta comunque quello di arrivare alla «validità non solo formale ma sostanziale dell’anno scolastico». Cioè che gli otto milioni di studenti continuino a studiare fino alla fine. L’anno si concluderà comunque a giugno: la ministra ha escluso un prolungamento mentre ha confermato che la maturità cambierà, diventando più leggera, per adeguarsi all’emergenza.
    Le indicazioni
    Con una nota intitolata «prime indicazioni operative», firmata dal capodipartimento Marco Bruschi il ministero spiega che cosa sono le lezioni digitali: videoconferenze, video lezioni, chat di gruppo per la «trasmissione ragionata di materiali didattici» da caricare su piattaforme o sul registro elettronico e poi da rielaborare e discutere con il docente. Ma può essere lezione a distanza anche l’uso di app interattive educative. Per il Miur «il solo invio di materiali o la mera assegnazione di compiti dovranno essere abbandonati».
    Non stare troppe ore al computer
    Il ministero si spinge oltre e dà altre indicazioni ai professori e ai presidi: per gli asili si consigliano video dal carattere ludico, da visionare con i genitori; per la primaria si richiede il giusto equilibrio tra didattica e pause, per medie e superiori è consigliato un mix di lezioni con le aule virtuali e di materiali «a fruizione autonoma e differita». Da oggi sarà online anche una pagina dedicata alla didattica per gli studenti con disabilità.
    Come si danno i voti
    Sì, i voti vanno dati anche se le lezioni si fanno in casa. Dopo giorni di incertezza per professori e studenti il principio è finalmente scritto nella nota che il ministero ha inviato alle scuole. «È necessario che si proceda ad attività di valutazione costanti, secondo i principi di tempestività e trasparenza, ai sensi della normativa vigente, ma più ancora del buon senso didattico». Ma come si valutano lo sforzo e il lavoro degli studenti? La scelta spetta agli insegnanti, che la condividono con i collegi dei docenti assieme ai presidi: decideranno come procedere, ma certamente anche le lezioni di questi giorni avranno un peso nella valutazione finale. Se il ministero chiede «buon senso», invita anche gli studenti ad avere fiducia nei propri insegnanti, perché la valutazione — si legge — non è una sanzione, ma un dovere per i prof e un diritto per gli studenti. Dunque sì ai voti ma con giudizio, per come gli studenti seguono, se fanno i compiti assegnati, se hanno bisogno di qualche forma di recupero e consolidamento tenendo conto della difficoltà di adeguarsi alla nuova realtà. Insomma, non basta saltare una lezione o non collegarsi per tempo una mattina per prendere un brutto voto.
    Come cambia la maturità 2020
    L’esame di Maturità cambierà: parola della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina intervistata da Giovanni Floris a DiMartedì: «Sto prospettando diversi scenari — spiega — ma sarà un esame serio, pur tenendo conto della situazione di emergenza». Di sicuro non cambieranno le date: si comincia il 17 giugno. Altrettanto sicuro sembra che non saranno obbligatori né Invalsi né alternanza scuola-lavoro. Al ministero si sta pensando se ridurre le commissioni: niente commissari esterni (lo chiedono anche gli studenti e i sindacati), saranno i prof della classe, con un presidente esterno, a giudicare i loro alunni come avviene già per l’esame di terza media. Sotto la lente è anche la seconda prova, quella di indirizzo, la più temuta dai ragazzi: si discute se rimodularla, cioè adeguarla al programma svolto, o se addirittura eliminarla: è la richiesta del coordinamento degli studenti, se la scuola non dovesse riprendere a maggio. C’è infine il tema dell’ammissione all’esame: l’ipotesi allo studio è quella di ammettere anche chi non ha recuperato le insufficienze del primo quadrimestre. La ministra Azzolina ha però ripetuto che «non ci sarà il 6 politico», cioè la promozione assicurata.


    Edscuola
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  7. #6
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    Didattica a distanza: Hangouts, Skype, Zoom, Lifesize a confronto. Vantaggi e svantaggi




    Strategie di collaborazione e comunicazione sono la base per un’organizzazione costruttiva della didattica a distanza prevede che il docente programmi e una vera e propria lezione per formare a distanza gli allievi e non soltanto assegnare degli esercizi, ripetizioni o nuovi argomenti da studiare.
    L’utilizzo di questa forma d’insegnamento prevede l’adozione di tecnologie molto spesso sconosciute all’utenza dei docenti.
    Soluzioni per videoconferenze, largamente utilizzate dalle grandi imprese, offrono differenti tipi di supporto, a seconda delle esigenze: sia che si voglia privilegiare il costo, sia che si punti alla sicurezza, all’affidabilità e all’assistenza del servizio utilizzato.
    La scelta da compiere, effettivamente, può diventare molto difficile, in un momento di “emergenza” come questo. Conciliare le diverse esigenze per giungere allo strumento più idoneo tra i vari applicativi presenti sul mercato è possibile.
    App gratuite per Videoconferenza
    Ci sono molte app che offrono il servizio di videoconferenza gratuita, nonostante siano state create per scopi di teamworking aziendale o per collaborazioni lavorative. Di seguito troverete una lista delle migliori attualmente presenti sul mercato disponibili sia per computer che per dispositivi mobili (smartphone e tablet) – e delle quali analizzeremo funzionalità, vantaggi e svantaggi.
    Google Hangouts
    La migliore app per videoconferenze è sicuramente quella di Google. Il miglior esempio di software consumer-oriented, largamente utilizzato da anni per il settore business. Permette un’integrazione completa con tutti gli altri applicativi Google: Gmail, Google Calendar, ecc… L’unica pecca è che permette una connessione contemporanea solo di 10 utenti. Nella versione Meet, però è possibile effettuare una connessione audio e video in contemporanea fino a 250 persone.
    Vantaggi: Integrata con Gmail, Google Calendar, funziona con Chrome mediante plugin.
    Svantaggi: Non supporta due stream in contemporanea, alcuni utenti lamentano qualità ed affidabilità della connessione.
    Skype
    L’app della Microsoft offre strumenti sia per l’utenza privata che per le aziende. La videoconferenza è possibile da computer (scaricando il pacchetto di installazione) e da dispositivi mobili, (scaricando la app). E’ possibile collegare, anche in questo caso 10 utenti contemporaneamente, c’è la possibilità di accedere ad una directory di persone (generata automaticamente da Microsoft) dove è possibile ricercare tutti gli utenti registrati al servizio.
    Vantaggi: esperienza utente familiare, per chiunque usi Skype per connettersi con familiari, integrazioni di ulteriori utenti collegabili possibili nelle versioni a pagamento
    Svantaggi: richiede di scaricare un’applicazione, può essere considerata poco professionale perché largamente utilizzata per conversazioni di tipo privato, funzionalità avanzate disponibili previa sottoscrizione di abbonamento premium
    Zoom
    Zoom offre un servizio ridotto per le videochiamate di gruppo abbastanza soddisfacente. Consente la scelta di diversi tipi di piano (sia gratuiti che a pagamento). Nei piani Basic consente agli utenti di effettuare chiamate da 40 minuti con poche funzioni come la condivisione dello schermo, la registrazione locale, le sale riunioni e i filtri della fotocamera.
    Vantaggi: iscrizione semplice, include la registrazione di base, supporta chiamate a 100 utenti contemporaneamente.
    Svantaggi: richiede un’applicazione scaricabile, utilizza solo la lingua inglese, tutte le chiamate non sono crittografate, le chiamate hanno un limite massimo di 40 minuti circa, nessuna possibilità di controllare lo spam o la larghezza di banda
    Lifesize
    Lifesize è un software ampiamente utilizzato per le videoconferenze. Da circa vent’anni sul mercato, ha sempre puntato ad un servizio intuitivo e di qualità. Per il suo utilizzo è necessario aprire un account gratuito, si potrà utilizzare un servizio videoconferenza che permette la partecipazione massima di 25 utenti, senza necessità di scaricare o installare software.
    E’ possibile registrarsi al servizio accedendo a questo link, inserendo il proprio nome, mail e password. La registrazione dovrà essere effettuata soltanto da chi amministra la videoconferenza (docente o coordinatore di classe); gli altri utenti, definiti “ospiti”, cliccheranno esclusivamente un link d’invito. L’accesso alla piattaforma è garantito sia da computer sia da dispositivi mobili (smartphone e tablet).
    Vantaggi: Nessun download o installazione richiesta, durata della conferenza illimitata, condivisione schermi, alta qualità video, basato su una rete di cloud globale, sicurezza e crittografia abilitate end-to-end per impostazione predefinita (anche su reti pubbliche).
    Svantaggi: E’ possibile aumentare il numero dei partecipanti alla conferenza fino a 300 utenti, disponibili integrazioni ai sistemi di videoconferenza 4K ma inclusi in un abbonamento a pagamento.
    Soluzioni con “Prova Gratuita” – (free trial)
    Per soluzioni temporanee, della durata dai 15 ai 30 giorni, ci sono diverse app per la videoconferenza scaricabili e che funzionano via web conferencing fornite in prova gratuita.
    Servizi come HangoutsMeet, join.me, gotomeeting e starleaf garantiscono un accesso temporaneo con tutte le funzionalità di cui si ha bisogno.
    Vantaggi: alcuni servizi offrono un accesso completo alla suite, a tutte le funzionalità di cui si dispone, tra cui la possibilità di effettuare videoconferenze con centinaia o migliaia di partecipanti.
    Svantaggi: questa soluzione è utile se il pagamento è richiesto al termine del periodo di prova, perché in diversi casi essendo anticipato, ci si rende conto che gli stessi 15-30 giorni di prova non sono sempre abbastanza per provare effettivamente il servizio.



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  8. #7
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    Lezioni online, ci provano 8 scuole su 10 Il 7% degli studenti non ha ancora ricevuto comunicazioni via web



    E pur si muove, verrebbe da dire alla maniera di Galileo Galilei, guardando i primi numeri ufficiali sulla didattica a distanza attivata nelle scuole italiane in chiave anti-contagio. Dai principali dati che il ministero dell’Istruzione ha raccolto la settimana scorsa (e che Il Sole 24 ore del Lunedì è in grado di anticipare) emerge infatti che l’82% degli istituti si è cimentata con le lezioni online solo dopo lo scoppio dell’emergenza coronavirus. A fronte del 18% che lo aveva già fatto in passato. In un contesto di divisione generale che peraltro non aiuta, con i sindacati che da subito si sono opposti all’e-learning e alcuni dirigenti scolastici che viceversa hanno lanciato una petizione (che ha raccolto più di 2mila firme) per rimettere al centro gli studenti.
    La risposta delle scuole
    I fatti sono noti: un minuto dopo la decisione del governo (il 4 marzo scorso) di sospendere le lezioni in tutta Italia, la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha lanciato all’intera comunità scolastica la sfida dell’e-learning. Avviando, sul sito del ministero, una pagina web dedicata e invocando l’aiuto delle realtà più all’avanguardia. Per tastare il polso al territorio la settimana scorsa è partito un monitoraggio in cui veniva chiesto ai singoli presidi di rispondere a 24 domande (dall’anagrafica dell’istituto alla dotazione tecnologica, dai device in possesso delle famiglie alle attività a distanza messe in campo).
    I risultati completi verranno diffusi a breve. A quanto pare, il 93% degli alunni risulta raggiunto da qualche forma di attività da remoto in questo periodo. Ma è un dato da prendere con le molle perché include le forme più variegate di comunicazione: dalle più evolute, come l’uso di piattaforme online, alle più “basiche”, come i messaggi via posta/chat /telefono. Con alcune scuole, o singole classi, che sono ancora ferme al palo. E non è neanche questione di Nord-Sud o centro-periferia perché eccellenze e ritardi si trovano a macchia di leopardo lungo lo Stivale.
    Dalle risposte delle scuole emerge l’esistenza di una rete orizzontale di auto-aiuto. Testimoniata da quel 34% di istituti che ha attivato forme di collaborazione “tra pari” per poter spostare sul web insegnamenti, compiti, valutazioni. Una conferma ulteriore in tal senso giunge dalle ultime statistiche dell’Indire che ha coinvolto le sue «avanguardie educative»: a venerdì scorso risultavano 20mila docenti in formazione, 90 webinar organizzati, 400mila visualizzazioni delle pagine dedicate, una nuova sezione tutorial e materiali organizzata per il I ciclo e il II ciclo perché necessità e bisogni sono diversi a seconda dell’età e delle esigenze degli alunni.
    In arrivo 85 milioni
    Un altro elemento da non sottovalutare è la presenza di un digital divide che rischia di ostacolare il cambiamento. Con un quarto dei ragazzi che al momento risulta privo di pc o tablet con cui collegarsi da casa. Qui in soccorso dovrebbero arrivare gli 85 milioni stanziati dal decreto “Cura Italia” per finanziare l’acquisto di piattaforme digitali delle scuole, la formazione del personale e, per l’appunto, gli strumenti da fornire in comodato d’uso a prof e studenti. L’attuazione è affidata a un decreto ministeriale che è atteso a ore e che distribuirà alle singole scuole le risorse parametrate su reddito e studenti. Il riferimento dorvebbero essere le idnagini socioeconomihe dell’Istat ma si sta ragionando se e come utilizzare anche i dati in possesso all’Invalsi sul contesto digitale in cui si trovano gli alunni.
    Piccole e grandi resistenze
    Nel commentare i risultati del monitoraggio, la la ministra Lucia Azzolina dà atto alle scuole di essersi «subito messe in moto per reagire a un’emergenza senza precedenti» e ammette che «le difficoltà non mancano»: «Abbiamo istituzioni scolastiche – dice al Sole 24 ore del Lunedì – che sono punte avanzate, altre che faticano di più. Per questo stiamo cercando di intervenire dal primo momento, mettendo a disposizione piattaforme per la didattica a distanza, ma anche risorse per i device e la formazione dei docenti. Abbiamo organizzato webinar e messo in moto gemellaggi». Preannunciando anche una fase due, a emergenza finita: «È evidente che c’è una riflessione che andrà fatta, alla fine di questo percorso, su cosa non ha funzionato in questi anni nei processi di digitalizzazione del Paese. A scuola, come in altri ambiti. Ma in questo momento dobbiamo andare avanti con ogni mezzo: l’alternativa sarebbe lasciare soli i ragazzi e non lo possiamo permettere». Mai come ora.


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    Didattica a distanza: affiorano i risultati della rilevazione del Miur


    Sulla didattica a distanza, su cui il Miur aveva annunciato una rilevazione, incominciano a venire fuori i primi risultati, fra i quali emerge che solo dopo lo scoppio dell’emergenza coronavirus l’82% degli istituti ha provato le lezioni online, a fronte del 18% che lo aveva già fatto in passato.
    Un monitoraggio per capire la validità dell’e-learning
    La ministra Azolina infatti, considerata la forzata chiusura delle scuole per evitare la trasmissione del contagio a scuola, avviluppando ancora di più una situazione già pesantissima, ha avviato l’e-learning e di conseguenza anche una pagina web dedicata, mentre dalla settimana scorsa è stato operativo un monitoraggio in cui veniva chiesto ai singoli presidi di rispondere a 24 domande che andavano dall’anagrafica dell’istituto alla dotazione tecnologica, dai device in possesso delle famiglie alle attività a distanza messe in campo.
    Gli alunni in contatto con tutti gli strumenti possibili
    Dalle anticipazioni pubblicate dal Sole 24 Ore, si viene pure a sapere che il 93% degli alunni è in contatto con attività da remoto, anche se questo include sia l’uso di piattaforme online, sia le “basiche”, come i messaggi via posta/chat /telefono, mentre alcune scuole, o singole classi, sono ancora ferme con una diffusione a macchia di leopardo in tutta Italia.
    Peer education
    Inoltre un buon 34% di istituti ha attivato forme di collaborazione “tra pari” per poter spostare sul web insegnamenti, compiti, valutazioni. degli alunni.
    La ministra Azzolina
    La ministra Lucia Azzolina, nel dare atto alle scuole di essersi «subito messe in moto per reagire a un’emergenza senza precedenti» e ammette che «le difficoltà non mancano»
    «Abbiamo istituzioni scolastiche – dice al Sole 24 ore del Lunedì – che sono punte avanzate, altre che faticano di più. Per questo stiamo cercando di intervenire dal primo momento, mettendo a disposizione piattaforme per la didattica a distanza, ma anche risorse per i device e la formazione dei docenti. Abbiamo organizzato webinar e messo in moto gemellaggi».
    «È evidente – dice la ministre sempre sulle anticipazioni del Sole 24 ore- che c’è una riflessione che andrà fatta, alla fine di questo percorso, su cosa non ha funzionato in questi anni nei processi di digitalizzazione del Paese. A scuola, come in altri ambiti. Ma in questo momento dobbiamo andare avanti con ogni mezzo: l’alternativa sarebbe lasciare soli i ragazzi e non lo possiamo permettere».
    Il sondaggio della nostra testata
    La nostra Testa, per altro verso, ha lanciato un sondaggio per capire se i docenti erano o meno d’accordo su questa nuova forma di didattica così sporadicamente usata ma che, per causa della emergenza Coronavirus, ha dovuto adottare in tutta fretta per non lasciare a se stessi gli alunni, garantendo almeno un minimo di attività.
    Secondo il risultato del sondaggio, a cui hanno risposto quasi 1200 utenti, il 71% ritiene di non essere soddisfatto delle attività online condotte fino ad ora, contro il restante 29% di utenti che invece ritengono positive le lezioni a distanza a causa della sospensione delle attività didattiche.
    Le posizioni moderate
    In mezzo ai tantissimi commenti, ci sono anche posizioni “moderate“: “Io credo che la didattica a distanza – ci ha scritto una docente- la dobbiamo considerare per quello che è, una soluzione provvisoria in un caso di emergenza! Usiamola nel migliore modo possibile, ma senza pompare questa attività come se fosse magica, e bisogna capire che alla Primaria è ancora più difficile interagire a distanza, perché occorre la collaborazione attiva di tutte le famiglie!”


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    Intesa Miur-Rai per programmi scuola e famiglie


    La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, e l’amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini, hanno siglato, ieri mattina, una carta d’intenti che rafforza l’impegno della Rai sul fronte della programmazione e degli spazi dedicati alla scuola. In particolare, RaiPlay e Rai Scuola aderiscono alla campagna #LaScuolaNonSiFerma, lanciata dal ministero dell’Istruzione per raccontare esperienze di didattica a distanza, nelle sue diverse forme, e le storie di docenti, dirigenti, personale, studenti, famiglie, di quanti, pur in piena emergenza, stanno lavorando per far sì che non si perda il contatto fra la scuola e i propri alunni e studenti.
    «Ringrazio la Rai per il supporto che sta dando e che continuerà a dare, rafforzando la propria offerta dedicata alla scuola e rendendola sempre più visibile e accessibile per studenti, insegnanti, personale della scuola, famiglie», afferma Azzolina. Per Salini, «è un grande onore e un dovere per la Rai realizzare un progetto di indubbio valore insieme al ministero dell’Istruzione, in coerenza con la migliore tradizione dell’azienda. Da sempre la Rai svolge un ruolo cruciale nellascolarizzazione e nella formazione degli italiani».
    L’offerta RaiPlay da oggi offrirà sulla propria piattaforma, con più di 15 milioni di utenti registrati, accurate playlist tematiche, selezioni di contenuti di qualità utilizzabili da parte di insegnanti e studenti per arricchire l’esperienza della didattica a distanza, ma anche come forma di intrattenimento di alto livello per ragazzi e famiglie. I contenuti saranno accessibili nella sezione Learning e saranno riconoscibili attraverso il titolo, che riprende l’hashtag della campagna ministeriale, #LaScuolaNonSiFerma.
    “Gioca e Crea” sarà la prima selezione dedicata ai più piccoli per fare in casa attività creative che aiutano a sviluppare abilità manuali. Per i bambini della scuola primaria, la prima playlist sarà “Facciamo Coding!”, con le lezioni di programmazione dalla giovane Roberta Cagnina. Per le scuole secondarie di primo grado si parte con la playlist “In Orbita”, un viaggio alla scoperta dello spazio con video tratti dai grandi programmi scientifici che hanno fatto la storia della Rai. Ci sarà la terra vista dallo spazio, raccontata dall’astronauta Luca Parmitano. E poi le colonie lunari, i laghi di Marte e il grande interrogativo “Siamo soli nell’universo?” raccontati da Superquark.
    Per gli studenti delle scuole di secondo grado, la prima collezione proposta riguarderà gli scrittori contemporanei, riflettori accesi, dunque, su personaggi come Gianni Rodari, Fernanda Pivano, Alda Merini, Philip K. Dick, Luis Sepúlveda, Fruttero e Lucentini, Umberto Eco, Primo Levi, Andrea Camilleri, Amos Oz, Alberto Moravia, Oriana Fallaci, Pier Paolo Pasolini, Daniel Pennac, fino ad alcuni dei più recenti Premi Strega, Antonio Scurati e Edoardo Albinati.
    Sempre per #LaScuolaNonSiFerma, RaiPlay ospiterà cinque eventi dal titolo “RaiPlayIncontra”, con intellettuali, storici, artisti, scrittori che terranno sui social una lezione inedita. Un grande tema verrà sviluppato e raccontato, i ragazzi potranno
    inviare domande, alcune delle quali, saranno oggetto di una pillola video di riposta da parte del “maestro” di turno. Potenziata anche l’offerta di Rai Cultura e Rai Scuola con speciali, approfondimenti, vere e proprie lezioni, ma anche uno spazio per sostenere le iniziative culturali sul territorio in questo periodo di emergenza, sul proprio portale web. Lo Speciale “Scuola 2020” offre un’ampia scelta di risorse utili come strumenti di supporto alla didattica, allo studio e alla ricerca catalogate per disciplina.


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    Coronavirus e didattica a distanza, lo sfogo dei genitori: non funziona


    «Non c’è più tempo per tergiversare, i bambini sono il nostro futuro ed è nostro dovere garantire loro il diritto allo studio. Ogni giorno che passa è sprecato, ed aumenta il rischio di “isolamento e demotivazione”»: è amaro il tono di Beatrice Barbetta, avvocato milanese, mentre scrive alla ministra Lucia Azzolina. Non vuole colpevolizzare nessuno, ci tiene a precisarlo, ma dopo 4 settimane in cui ha visto i suoi due figli, Francesco e Niccolò, arrancare con una didattica a distanza che non voleva saperne di partire, è sbottata. E ha mandato una lettera accorata alla ministra: «Sia chiaro: in un momento di emergenza mondiale quale quello che stiamo vivendo non c’è spazio a critiche, ben consapevoli delle mille difficoltà che ciascuno si trova ad affrontare», è la doverosa premessa. Ma nel vedere che le lezioni on line funzionano solo macchia di leopardo, anche nella scuola dei suoi figli, l’Ics di via Commenda di Milano, le sono venuti mille dubbi: «Lo studio è un diritto costituzionalmente garantito (art. 34), ma al di là di diritti ed obblighi, possiamo aiutarci in questa situazione?». Quello che propone Barbetta non è impossibile: «Presidi che diano indicazioni chiare, professori che si organizzino coordinandosi tra di loro, e poi lo sblocco dei libri telematici da parte delle case editrici: tutti i libri delle elementari sono rimasti a scuola, e noi non sappiamo come attivarli senza quei codici». La preside, la dottoressa Lorenza Terenziani, assicura di essersi attivata subito: «Naturalmente si risente della mancanza di contatto diretto fra i vari insegnanti- ammette- ma abbiamo già fissato degli appuntamenti in videoconferenza per “riunirci” e concordare secondo le consuetudini i nostri obiettivi comuni e le modalità da adottare». Ma quello di Barbetta non è uno sfogo isolato. Da Nord a Sud, la didattica digitale stenta a decollare. Nonostante le indicazioni di viale Trastevere, le scuole arrancano e le famiglie accumulano tensione e nervosismo. Se i dati preliminari di un sondaggio condotto dal ministero parlano di un 82% di alunni raggiunti in qualche modo dalla didattica, quindi teoricamente 8 studenti su 10, la verità è ben diversa. «Il registro elettronico non è la classe virtuale», spiega Mario Rusconi, presidente dei presidi del Lazio. «A braccio, almeno il 30% degli studenti degli istituti comprensivi del Sud è tagliato fuori. Meglio nel centro nord e alle superiori, dove l’80,9% si connette. Un altro problema grave, è proprio quello della connessione. Le connessioni sono lente, bisognerebbe chiedere ai gestori forme di generosità professionale in questo senso».
    Compiti e confusione
    La conferma arriva da Lucia Trotta, 42 anni, di Pagani (Sa): «La connessione è una tragedia. Ho due figli, Alessandro, di 7 anni, e Nicole, di 9: frequentano la seconda e la quarta classe dell’istituto Gianni Rodari. Solo oggi prima lezione online per Ale: non tutti sono riusciti a collegarsi per mancanza di connessione. Poi ci sono genitori che lavorano la mattina e non possono stare vicino ai bimbi, non tutti hanno pc a casa o telefono di ultima generazione. La verità è che chi può va avanti, gli altri restano indietro. Che tristezza». C’è poi il tema dell’abuso del registro elettronico: «Dopo 15 giorni, solo compiti a casa, e senza neanche coordinamento tra i professori», sottolinea infastidita Claudia Bisceglie, 44 anni, due figli di 12 e 11 anni alla scuola media Settembrini di Roma. «Dopo 15 giorni, tutto quello che abbiamo visto sono compiti sparpagliati sul registro, con una confusione incredibile. Non c’è gerarchia, non c’è nessuno che organizzi il lavoro delle classi. Sia mio figlio Enrico che mia figlia Vittoria non hanno indicazioni chiare. Ogni professore improvvisa, alcuni inseriscono materiali in formati non accessibili, e poi non c’è comunicazione: i ragazzi sono completamente lasciati a loro stessi, siamo tutti allo sbaraglio, non c’è nessun contatto reale con la scuola». E così i genitori vengono sovraccaricati di compiti che non sempre riescono ad assolvere: è il caso di Nicoletta Vivone, madre di Elisa, 9 anni, della scuola elementare De Gasperi di Roma, infermiera. «Io sto lavorando, faccio turni massacranti. E devo pensare alle fotocopie dei compiti! Solo oggi per la prima volta inizieranno lezioni on line, ma per 40 minuti due volte a settimana: questo non significa studiare come a scuola. Neanche il tempo di connettersi e salutarsi e sarà finito tutto. A me dispiace, la maestra di matematica è molto volenterosa, ma è chiaro che non c’è un’organizzazione seria dietro. È ridicolo».

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