Chi ha paura dell’Invalsi? Ma a questo punto sarebbe più corretto dire: chi non ha paura dell’Invalsi? Con un emendamento a sorpresa al Milleproroghe, presentato e approvato in commissione alla Camera su proposta dei deputati di Leu, si è deciso di rinviare di un altro anno l’introduzione del cosiddetto «curriculum dello studente» previsto dalla riforma detta della Buona Scuola: un allegato al diploma di Maturità che contiene tutte le esperienze, competenze e conoscenze che lo studente ha accumulato negli anni di scuola, da presentare a università e datori di lavoro. Peccato che il prezioso documento che, non i maturandi di quest’anno ma (si spera) quelli dell’anno prossimo finalmente potranno vedere, sarà pressoché inutile. Infatti, su proposta di Nicola Fratoianni e altri, la maggioranza ha deciso di cancellare la parte più corposa e significativa del curriculum: la certificazione dei livelli raggiunti dagli studenti di quinta superiore nelle prove Invalsi di matematica italiano e inglese. Quelli, le famiglie italiane non potranno saperli né domani né mai (a differenza dei risultati nei test analoghi di terza media che invece sono a loro disposizione già da un paio d’anni). Si potranno però consolare ricapitolando «le competenze artistiche musicali o sportive maturate dai loro figli in orario scolastico o extrascolastico, le competenze professionali (si fa per dire) acquisite con l’alternanza scuola-lavoro, eventualmente anche le attività di volontariato svolte».
​Da Bussetti a Fioramonti
E dire che le prove Invalsi, dopo anni di convivenza non sempre facile con le scuole punteggiati (soprattutto al Sud) da boicottaggi di studenti e prof al grido di «non siamo delle crocette», negli ultimi tempi sembravano ormai digerite quasi da tutti. Già l’anno scorso, nonostante l’ex ministro leghista Marco Bussetti avesse deciso di rinviarne di un anno l’obbligatorietà, il tasso di adesione degli studenti di quinta superiore era stato altissimo (96%). Tanto che anche il suo successore grillino, Lorenzo Fioramonti, antipatizzante dichiarato delle prove Invalsi, alla fine si era arreso e aveva accettato che proprio da quest’anno diventassero condizione indispensabile per essere ammessi alla Maturità. Ora saranno dunque obbligatorie ma «secretate». Resteranno, naturalmente, come dati di sistema a disposizione del ministero e delle scuole.
E Azzolina?
Il testo dell’emendamento è tassativo: il curriculum in quanto tale è rinviato di un anno – salvo che alcune scuole vogliano partire da subito «su base sperimentale e facoltativa» – ma comunque va da subito alleggerito del «secondo periodo del comma 2 dell’articolo 21 del decreto legislativo n. 62 del 13 aprile 2017». E cioè? Cioè proprio della specifica sezione in cui avrebbero dovuto essere indicati i livelli raggiunti dagli studenti nelle prove Invalsi di italiano e matematica e pure di inglese. Quest’ultimo con tanto di certificato di livello B2 (equivalente al cosiddetto Upper-intermediate), distribuita a tutti gratuitamente. D’ora in poi invece chi ha bisogno di una certificazione linguistica dovrà continuare a sostenere l’esame privatamente, pagando ben s’intende. La nuova ministra e preside Lucia Azzolina non ha niente da dire in merito?


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