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Discussione: Coronavirus: ANP pubblica documento della Società Italiana di Pediatria

  1. #171
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    Scuola, obbligo mascherine, spostamenti, chiusura bar e ristoranti, accesso parchi: cosa prevede il nuovo Dpcm



    Firmato nella notte e illustrato nella conferenza stampa odierna, il nuovo Decreto del presidente del consiglio dei ministri, contenente misure atte a limitare la diffusione del contagio da Covid 19, resterà in vigore fino al 24 novembre 2020. Dalle chiusure anticipate di bar e ristoranti alla didattica a distanza alle superiori: i punti principali previsti dal Dpcm del 24 ottobre.
    Scuola e università
    Nelle scuole superiori sarà necessario portare la didattica a distanza ad almeno il 75%. Le regioni possono decidere autonomamente se portarla al 100%.
    L’attività didattica ed educativa per il primo ciclo di istruzione e l’infanzia – si legge nel nuovo decreto – continua invece a svolgersi in presenza.
    Le istituzioni scolastiche di secondo grado possono inoltre modulare ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e uscita degli alunni, anche con turni pomeridiani. Gli ingressi non possono in ogni caso avvenire prima delle 9.
    Sono sospesi i viaggi di istruzione, le iniziative di scambio o gemellaggio, le visite guidate e le uscite didattiche, programmate dalle scuole di ogni ordine e grado. Restano le attività inerenti i percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento.
    Le Università, sentito il Comitato Universitario regionale di riferimento, possono organizzare le attività didattiche in presenza e a distanza, in base all’andamento epidemiologico e in funzione delle esigenze formative.
    Firmato Dpcm: didattica a distanza dal 75% al 100% orario superiori, concorso straordinario continua, stop gite.
    Mascherine
    E’ obbligatorio sull’intero territorio nazionale di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie, nonché obbligo di indossarli nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi.
    Non sono obbligati a portare la mascherina:

    • i soggetti che stanno svolgendo attività sportiva;
    • i bambini di età inferiore ai sei anni;
    • i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina


    Spostamenti
    Il Dpcm raccomanda di non spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, salvo che per esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi.
    Bar e ristoranti
    Le attività di bar, pub, ristoranti, gelaterie e pasticcerie sono consentite dalle ore 5 alle ore 18. Il consumo al tavolo è consentito per un massimo di 4 persone, salvo che siano tutti conviventi. Resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio.
    Dopo le ore 18 è fatto divieto di consumare cibi e bevande nei luoghi pubblici
    Palestre e attività sportiva
    Sono sospese le attività di palestre, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali, fatta eccezione per quelli con presidio sanitario obbligatorio o che effettuino l’erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza, nonché centri culturali, centri sociali e centri ricreativi; ferma restando la sospensione delle attività di piscine e palestre, l’attività sportiva di base e l’attività motoria in genere svolte all’aperto presso centri e circoli sportivi, pubblici e privati, sono consentite nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento.
    Accesso a parchi
    L’accesso del pubblico ai parchi, alle ville e ai giardini pubblici è condizionato al rigoroso rispetto del divieto di assembramento, nonché della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro; è consentito l’accesso dei minori, anche assieme ai familiari o altre persone abitualmente conviventi o deputate alla loro cura, ad aree gioco all’interno di parchi, ville e giardini pubblici, per svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto, purché si rispettino le misure previste dall’allegato 8 del Dpcm. Bambini e adolescenti di età da 0 a 17 anni devono essere accompagnati da un genitore o da altro adulto responsabile.
    Teatri, cinema, musei
    Sono sospesi gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto.
    Sono sospese le attività delle sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò.
    Il servizio di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di è assicurato a condizione che si tenga conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei locali aperti al pubblico, nonché dei flussi di visitatori (più o meno di 100.000 l’anno), e si garantiscano modalità di fruizione contingentata o comunque tali da evitare
    assembramenti di persone e da consentire che i visitatori possano rispettare la distanza tra loro di almeno un metro.
    Sono inoltre sospesi i convegni, i congressi e gli altri eventi, ad eccezione di quelli che si svolgono con modalità a distanza.
    Feste
    Sono vietate le feste nei luoghi al chiuso e all’aperto, ivi comprese quelle conseguenti alle cerimonie civili e religiose. Con riguardo alle abitazioni private, nel Dpcm viene raccomandato di non ricevere persone diverse dai conviventi, salvo che per esigenze lavorative o situazioni di necessità e urgenza.
    Sono vietate le sagre, le fiere di qualunque genere e gli altri analoghi eventi.



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  2. #172
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    Docenti, Ata e alunni positivi al Covid: Ministero trasmette circolare del Ministero della Salute sulle modalità di rientro


    Con la nota n. 14687 il ministero dell’istruzione trasmette la circolare del Ministero della salute 30847/2020 recante “Riapertura delle scuole. Attestati di guarigione da COVID-19 o da patologia diversa da COVID-19 per alunni/personale scolastico con sospetta infezione da SARS-CoV-2”.
    Nella circolare del 24 settembre vengono fornite le indicazioni che riguardano 4 scenari: il caso in cui un alunno ha più di 37,5 di febbre o una sintomatologia compatibile in classe; il caso in cui questo avvenga a casa; il caso in cui è un operatore scolastico ad avere febbre o altri sintomi a scuola; e infine se l’operatore scolastico accusa sintomi a casa. In tutte queste situazioni viene effettuato il tampone, per il quale il documento sottolinea che “gli operatori scolastici e gli alunni hanno una priorità”.


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    Emiliano da domani chiuderà tutte le scuole in Puglia


    «Da venerdì 30 ottobre 2020 è sospesa l’attività didattica in presenza nelle scuole pugliesi di ogni ordine e grado»: lo ha dichiarato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano annunciando l’emanazione di un’ordinanza sulla scuola.
    «Le attività in presenza – spiega Emiliano – saranno possibili solo per i laboratori e per le esigenze di frequenza degli alunni con bisogni educativi speciali. La decisione è stata presa di fronte all’evidenza dei dati rilevati dai Dipartimenti di prevenzione».
    «Nelle scuole primarie abbiamo numeri pesantissimi, restano escluse dal provvedimento le scuole per l’infanzia, dove la frequenza non è obbligatoria – ha aggiunto. Abbiamo verificato – ha concluso – che l’aumento dei contagi è coinciso con la riapertura delle scuole».
    Secondo i dati forniti dalla Regione Puglia, «sono almeno 286 le scuole pugliesi toccate da casi Covid. Tutto questo in un solo mese di apertura – ha spiegato il governatore Michele Emiliano – perché in Puglia la scuola è iniziata il 24 settembre, ben 17 giorni dopo altre regioni. I dati ci dicono che sono almeno 417 gli studenti risultati positivi e 151 i casi positivi tra docenti e personale scolastico».
    La decisione di chiudere la didattica in presenza «tiene conto anche dell’appello dei pediatri pugliesi», che ieri avevano sollecitato uno stop di due settimane. «Ci auguriamo che i dati epidemiologici consentano al più presto il ritorno alla didattica in presenza», ha aggiunto Emiliano.
    La decisione di sospendere le lezioni a scuola è stata comunicata al ministero della Salute e al ministero dell’Istruzione – Capo dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione, al presidente dell’Anci e al direttore dell’Ufficio scolastico regionale.
    «Dai dati rilevati dai dipartimenti di Prevenzione – spiega l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, assessore regionale alla sanità – emerge un notevole incremento dell’andamento dei contagi correlati a studenti e personale scolastico degli istituti di ogni ordine e grado. Ciascun evento di positività attiva un ingente carico di lavoro sul servizio sanitario. Essendo i soggetti inseriti in una classe, uno studente positivo genera almeno una ventina di contatti stretti più quelli familiari. Se ad essere positivo è un docente che ha in carico più classi, questo numero si moltiplica ulteriormente. Tradotto significa: migliaia di persone in isolamento fiduciario di almeno 10 giorni per contatto stretto, con tutti i disagi a carico delle famiglie specie quando sono i più piccoli a essere messi in quarantena. Ma significa anche migliaia di ore di lavoro per gli operatori dei dipartimenti di prevenzione, perché devono effettuare i tamponi, la sorveglianza sanitaria e le attività di tracciamento».


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  4. #174
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    Covid, 26.800 positivi: per tenere le scuole aperte ora serve coraggio. Galli: non sono più luoghi sicuri




    Mentre il bollettino dei contagi da Covid-19 fa registrare un altro record – con oltre 26.800 casi nell’ultimo giorno, a fronte di 200 mila tamponi, ed oltre 200 decessi – il popolo dei contrari alla chiusura delle scuole non demorde.
    I contrari alla chiusura
    Tra i fautori di chi chiede di mantenere la didattica in presenza c’è il segretario generale della Cgil Maurizio Landini: “Stiamo, lavorando, facendo di tutto per riuscire a tenere aperta la scuola”, ha detto Lancini a Sky Tg24.
    Il sindacalista confederale ha chiesto di aumentare gli investimenti su sanità e scuole. “Si continua a discutere sul Mes a questo punto ci vuole un Mes europeo. L’Europa deve decidere di investire su sanità, scuola e stato sociale e smetterla con la logica dell’austerità e dei tagli”, ha concluso il leader della Cgil.
    Anche il segretario di Italia Viva, Matteo Renzi, si esprime a favore del mantenimento degli istituti regolarmente aperti: parlando a ‘La Repubblica’, auspica “che non si arrivi al lockdown, ma è più comprensibile un lockdown serio e spiegato bene come ha fatto Macron ieri sera che non procedere con decreti continui come fosse una telenovela. Facciamo un piano serio, anche duro se serve, ma un piano strategico da qui a sei mesi. Non decreti a getto continuo che scadono dopo sei giorni”.
    “Il virus è forte, ma non giriamoci intorno. La ripartenza della scuola da noi è fallita perché abbiamo pensato ai banchi a rotelle e non ad avere un punto medico in ogni istituto. Perché abbiamo esasperato i professori con regole burocratiche, ma non abbiamo fatto funzionare i trasporti”.
    Gli fa eco la capogruppo di Iv Maria Elena Boschi. ntervenendo in Aula sull’informativa del premier Giuseppe Conte, l’ex ministra dice: “Se la regioni chiudono le scuole e il 75% degli alunni fa didattica a distanza è la nostra più grande sconfitta, che deriva dal non saper gestire il tema del trasporto. Germania e Francia che hanno annunciato il lockdown tengono aperte le scuole”.
    Miozzo: il Covid peggiora, tra 15 giorni si decide
    Contro lo stop alla didattica si dice anche Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico: su ‘Il Corriere della sera‘ dice che sapremo se le misure funzionano tra “almeno due settimane, poi saremo pronti per decidere se abbiamo raggiunto il limite non compatibile e si deve passare ad un intervento più radicale come quello che abbiamo già dolorosamente sperimentato a marzo e aprile. Solo con il rispetto rigoroso delle regole, il lockdown potrà essere ricordato come una brutta esperienza del passato”.
    Miozzo spiega che il Dpcm è una risposta “alla situazione attuale del Paese che è in rapidissimo peggioramento” e dove racconta che “dal 18 aprile chiediamo di ‘attuare ogni misura per ridurre i picchi di utilizzo del trasporto pubblico’”. Gli ospedali “soffrono una pressione difficilmente sostenibile nel lungo periodo”.
    Il coordinatore dl Cts si conferma “un fautore della scuola al 100%. Il vero coraggio è tenerle aperte e adattare il sistema a questa esigenza. Dobbiamo difenderlo se non vogliamo trovarci centinaia di migliaia di ragazzi terrorizzati e affetti dalla sindrome della capanna”.
    Galli: il distanziamento completo non c’è
    Tra gli scettici sul tenere necessariamente le scuole aperte è invece Massimo Galli, professore ordinario di Malattie infettive all’università Statale di Milano e primario dell’Ospedale Sacco: durante la trasmissione Agorà, su Rai 3, il medico ha detto che “anche se con molta sofferenza non si può che affermare che le scuole non possono esser considerate, al di là delle dichiarazioni politiche, dei luoghi sicuri” perché “non ci sono in questo momento, in questo paese, luoghi sicuri”.
    Commentando la decisione di Emiliano di chiudere le scuole della Puglia, tranne l’infanzia, Galli ha detto che “nonostante tutti gli sforzi fatti per la scuola, resta il rischio per tutto quello che viene prima, dopo e talvolta durante, perché il distanziamento completo non lo riesci a ottenere”.
    Secondo il primario “non sicuro lo è qualsiasi luogo che comporti la concentrazione per diverse ore di numerose persone”.
    “Di tempo – ha aggiunto – se n’è perso veramente tanto in questi mesi da parte di tutti – ha detto Galli – e i trasporti sono una delle cose principali in cui si è perso tempo”. Ma il rischio, conferma, è anche nei ristoranti. “La settimana scorsa i Cdc (Centri per il controllo delle malattie statunitensi) di Atlanta, hanno citato uno studio che mostra come essere insieme a mangiare, in alcune realtà, rappresenta un problema per la diffusione”.
    Chi ha meno certezze sulla necessità di tenere aperte le scuole sono i governatori. Quello della Campania, Vincenzo De Luca, non ci ha pensato due volte a chiuderle e a confermare l’iniziativa, respingendo anche l’invito della ministra Lucia Azzolina a tornare sui suoi passi.
    Emiliano: la situazione è grave
    Tra coloro che ritengono che si sia oltrepassata la soglia del rischio e occorra passare alla dad è anche il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.
    “Sospendendo la didattica in presenza ho esercitato le mie legittime prerogative previste dalla legge, come il presidente del Consiglio ha esercitato le sue con i vari Dpcm che ha emesso”, ha detto il governatore a proposito dell’ordinanza di chiusura delle scuole con avvio da venerdì 30 ottobre.
    Nel corso della giornata era circolata, soprattutto sui social, la notizia di ritiro dell’ordinanza. “E’ un falso – ha replicato Emiliano – messo in piedi da chi evidentemente non si rende conto della gravità del momento e si diverte a seminare confusione. Se ho qualcosa da dire al Governo o al presidente Conte lo faccio nella sede competente in riservatezza e senza polemizzare pubblicamente”.
    “Siamo in una vicenda più grave del previsto – ha continuato Emiliano – che va gestita con unità e rispetto reciproco”.
    “Stiamo cercando soluzioni per le famiglie pugliesi che non sanno dove lasciare i bambini più piccoli e sono certo che riusciremo ad attutire il loro disagio nei prossimi giorni”.
    Azzolina: chi chiude le scuole si illude
    Intanto, però, la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha risposto al governatore pugliese.
    “Pensare di risolvere il problema chiudendo le scuole – ha detto la ministra – è una mera illusione. Perché i ragazzi escono, anzi usciranno di più e rischieranno di contagiarsi. A scuola invece, non solo ci sono misure di sicurezza, ma anche protocolli che permettono controllo e tracciamento. Si riaprano al più presto le scuole“, ha chiosato Azzolina.
    Con la ministra si è schierato il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri che ha detto: “non risulta che la scuola faccia crescere i contagi”.
    Nel frattempo, però, i governatori le chiudono, ad iniziare dalle superiori.



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    Scuole chiuse in tutta Italia o palla alle Regioni? Il bivio del governo


    Il problema adesso è come arrivare ai lockdown con le idee chiare su che cosa deve succedere nelle scuole. Chiudere o tenere aperto? Procedere a chiusure mirate, come per esempio mandando in didattica a distanza le medie o mandare tutti a casa tenendo aperte le scuole solo per gli alunni con bisogni speciali? Lasciare aperte solo elementari e scuole materne, o le prime classi, o nulla? E ancora, se si pensa a nuovi lockdown che fine faranno le superiori che sono nei fatti già chiuse quasi del tutto fino al 24 novembre: è prevista una proroga fino a Natale della didattica a distanza? L’impennata della curva dei contagi «rischia di mettere in discussione anche la didattica in presenza», ha detto oggi il presidente del Consiglio Conte alla festa de Il Foglio, pur ribadendo l’intenzione di «difendere» l’apertura delle scuole «per quanto possibile».
    Chiudere o non chiudere?
    Quando due settimane fa il governatore del Veneto Luca Zaia aveva per la prima volta parlato di sospendere le lezioni in presenza il governo era totalmente impreparato a respingere la richiesta e infatti nel giro di poco si è arrivati alla chiusura delle scuole superiori costrette dall’ultimo Dpcm di lunedì scorso, a farealmeno il 75 per cento delle lezioni da casa. Piemonte, Umbria, Lombardia oltre che Puglia e Campania hanno subito optato per il 100 per cento come anche molte scuole in altre Regioni che hanno considerato più semplice riorganizzare l’orario a distanza che far venire per un giorno a turno un quarto degli studenti.
    Ipotesi medie
    Ma ora Puglia e Campania hanno chiuso tutte le scuole (la Campania anche le scuole materne da lunedì) e l’Umbria le scuole medie, come misure aggiuntive visto che la curva dei contagi si è impennata. Le ordinanze non sono impugnabili e il governo a partire da Conte non ne ha neppure molta voglia: quando la ministra Azzolina si è impuntata contro il Piemonte che imponeva la misurazione della febbre a scuola, il Tar le ha dato torto. Figuriamoci oggi con i problemi sanitari alle porte e con un Dpcm che ha già di fatto sdoganato la didattica a distanza al 100 per cento nelle superiori.
    Fermare le fughe in avanti delle Regioni
    Ma trovare una strategia comune per evitare di dover intervenire una volta che le regioni hanno già deciso per conto loro che cosa fare è complicato. Venerdì Azzolina ha incontrato i sindacati della scuola per firmare una pace (fredda) dopo un’estate di scontro a muso duro. Si sono trovati d’accordo che la scuola deve essere l’ultima a chiudere. Forte di questo appoggio – il giorno dopo l’attacco frontale e un po’ scomposto del Pd che aveva chiesto il rimpasto con il presidente dei senatori Marcucci e con il vice di Nicola Zingaretti, Andrea Orlando, puntando il dito proprio contro la ministra – ha chiesto una riunione di maggioranza da Conte. Al momento sulla linea che le scuole elementari e medie non si chiudono – per le superiori ormai è passata la linea della didattica a distanza – è trovata oltre a Azzolina, Teresa Bellanova di Italia Viva. Alfonso Bonafede che rappresentava i Cinquestelle è apparso meno convinto nel difendere l’apertura a tutti i costi.«Non bisogna chiudere le scuole se non su dati scientifici certi – spiega Gabriele Toccafondi di Italia Viva – non è possibile concedere alle Regioni di andare avanti in ordine sparso sulle chiusure scolastiche». Per Leu e Pd invece la via migliore per ridurre i rischi è la chiusura almeno per le prossime settimane.
    ’aumento delle quarantene
    La riunione di venerdì sera è finita senza una decisione ed è stata aggiornata ad oggi anche se non è detto che si rinvii ancora, quando anche le altre misure restrittive saranno quasi pronte. La decisione se intervenire anche sulle scuole dei più piccoli è molto complicata: lo dimostrato i ripensamenti parziali di Puglia (frequenza al 25 per cento per tutti e per gli studenti con disturbi di apprendimento) e Campania, che al netto delle uscite folkloristiche di De Luca cambiato i dettagli dell’ordinanza già tre volte in una settimana. Se la chiusura totale da un lato è sollecitata dalle Regioni, dall’altro non dispiace a metà governo ed è contemplata tra le misure da scenario 4 previste nel documento del Cts dell’estate scorsa. L’aumento delle quarantene nelle classi sta del resto mettendo a dura prova il funzionamento del sistema, con le Asl in affanno e le scuole che nei fatti non riescono a funzionare. Ma restano i problemi con le famiglie e i genitori che lavorano e si troverebbero con i figli a casa. Difficile però immaginare che Conte si attesti sulla linea di Merkel e Macron che di chiudere le scuole, per ora non hanno mai parlato.


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    Boom di contagi tra i professori a Napoli: +217%


    Secondo i dati dell’Asl Napoli 1 i contagi si sarebbero moltiplicati dal 15 al 20 ottobre (nei cinque giorni dopo la chiusura dettata dal governatore De Luca) tra studenti (+ 93%), docenti (+217), collaboratori (+5%) e contatti stretti (+30%).
    Ma non solo, secondo quanto scrive il Mattino, i contagi stanno crescendo ancora con percentuali di circa il 3% tra studenti e contatti stretti (sostanzialmente a casa) e tra l’8 e il 15% per docenti e collaboratori (che continuano a recarsi a scuola).
    Dal 24 settembre a oggi – si legge sempre sul Mattino- su 809 casi nelle scuole (anche più di uno per scuola) ci sono 860 studenti, 253 docenti, 78 collaboratori e 357 contatti stretti per un totale di 1.548 positivi, mentre al 15 ottobre (ultimo giorno in presenza) erano rispettivamente 253, 23, 3 e 97 (totale 376). L’incremento in due settimane è del 312 per cento sul totale.
    Sempre secondo i dati dell’Asl Napoli 1 emergerebbe che le scuole con maggiori casi sono le superiori di secondo grado (453), più bassi nelle scuole superiori di I grado (161) e circa la metà nella scuola dell’infanzia e primaria (246).
    Tra i docenti invece è esattamente l’opposto: 127 nell’infanzia e primaria, 28 nelle superiori di I grado e 98 nelle secondarie di II grado.
    In modo particolare, sottolinea il quotidiano di Napoli, la Municipalità 5 (Arenella, Vomero) ha avuto un vero e proprio boom con un totale di 163 segnalazioni, balzando in cima ai quartieri con più positivi con 344 positivi, preceduta soltanto dalla Municipalità 3 (Stella, San Carlo all’Arena) che ha 403 positivi.


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    “Anticipiamo le vacanze di Natale”. Lo propone Turi (Uil Scuola)


    I contagi aumentano ogni giorno e in attesa delle misure del nuovo Dpcm, si pensa a come intervenire anche per provare a salvaguardare la scuola. Ecco allora la proposta di Pino Turi, segretario generale di Uil Scuola.
    “Si potrebbe fare un’operazione di slittamento delle vacanze di Natale, anticipandole. Intervenire dunque sul calendario scolastico, che andrebbe modificato. Per far fronte ad una situazione eccezionale servono strumenti eccezionali“, dice all’AdnKronos il segretario Uil Scuola, che se la prende con chi paragona le misure adottate dagli altri Paesi con quelle prese fino ad oggi in Italia: “E’ propaganda dire che in Francia le scuole sono aperte, perché nelle ultime due settimane sono state chiuse dall’infanzia alle secondarie superiori per le vacanze autunnali. Ogni Paese ha il suo modello, non così facilmente semplificabile ed equiparabile“.
    Turi, appare inoltre sconfortato e amareggiato dalla gestione del Governo: “Io non me la prendo più con la ministra Azzolina – prosegue Turi – Ma a questo punto con il governo. C’è una colossale confusione perché manca il coordinamento fra i poteri dello Stato. I tavoli sulla sicurezza non sono mai partiti. E’ assoluta la mancanza di programmazione e visione. Qui viviamo di propaganda, come quella delle scuole in Francia, chiuse. Io dico: vuoi recuperare a Pasqua, a giugno. Ma fai un’operazione che abbia una idea“, conclude Turi.


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    Laurea in anticipo per 183 infermieri della Statale di Milano


    Anticipo di laurea, in videoconferenza, per 183 infermieri dell’università Statale di Milano, pronti a lavorare già da lunedì 2 novembre.
    Vista la nuova emergenza, si legge su La Stampa, “la Statale ha organizzato in tempi rapidissimi, con tre commissioni che hanno lavorato in contemporanea il 26, 28 e 29 ottobre, le sessioni di laurea per gli studenti di Infermieristica, abitualmente previste per novembre”.
    «Come a marzo scorso l’Ordine ha consentito l’iscrizione all’albo professionale online, via mail, per velocizzare il processo – dice la, presidente del corso di laurea in Infermieristica della Statale di Milano – e la riposta è stata immediata: i neolaureati saranno iscritti entro 24 ore dalla presentazione della domanda». Da lunedì i neo diplomati possono tutti esercitare la professione.


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    Nelle zone rosse scuola in presenza fino alla prima media. Verso lo stop al concorso straordinario


    Le lezioni on line salgono al 100% in tutte le scuole superiori del Paese. Nelle zone rosse, poi, la didattica integrata digitale sarà obbligatoria anche per seconda e terza media (quindi, in questi territori, si andrà in presenza fino alla prima media). Verso la sospensione poi del concorso straordinario, anche se, fanno sapere dall’Istruzione, la prova è stata svolta finora dal 60% dei candidati, circa 36mila. Nelle singole giornate della selezione la partecipazione media è stata dell’86%, con picchi vicini al 90% (in media il tasso di mancata presentazione alle prove concorsuali è molto più elevato, e si attesta al 25-30%).
    Le novità del Dpcm
    Sono queste le novità dell’ultimissima bozza del Dpcm che il governo si apprensta a varare. Le misure, che hanno l’obiettivo di contenere l’avanzata del virus, dovrebbero scattare da domani, 5 novembre, e fino al 3 dicembre. Vediamo nel dettaglio le novità.
    A lle superiori Did al 100%
    Il provvedimento conferma, per le sole scuole superiori, la didattica integrata digitale per il 100% dell’attività. Resta salva la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia richiesto l’uso di laboratori o sia necessaria per gli studenti disabili o con bisogni educativi speciali, e garantendo comunque il collegamento on line con gli alunni della classe che sono in didattica digitale integrata. Questa disposizione significa che se non tutti, quasi, i circa 2,6 milioni di studenti delle secondarie di secondo grado passeranno al pc da casa. Sarà comunque dato del tempo aggiuntivo, la scorsa volta però appena 24 ore, agli istituti per modificare un’altra volta la propria organizzazione.
    Mascherina obbligatoria sempre tranne che per fascia 0-6 anni
    La mascherina diventa obbligatoria a scuola per i bambini delle elementari e delle medie, anche quando sono seduti al banco. Dall’obbligo sono esantati i bambini di età inferiore ai sei anni e i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina.
    Nelle zone rosse scuola in presenza fino a prima media
    La situazione diventa, un pò, più stringente nei territori individuati come zone rosse, cioè con elevate criticità. Nelle zone rosse, quindi, le lezioni on line scatteranno anche nche per i ragazzi della seconda e terza media. Pertanto, la scuola in presenza si farà solo fino alla prima media.
    Sospeso il concorso straordinario
    Un’altra novità dell’ultimissima bozza del Dpcm è la sospensione del concorso straordinaio che mette in palio 32mila cattedre. Dal ministero dell’Istruzione fanno sapere che la prova della selezione è stata svolta finora dal 60% dei candidati, circa 36mila docenti. Nelle singole giornate del concorso la partecipazione media è stata dell’86%, con picchi vicini al 90% (in media il tasso di mancata presentazione alle prove concorsuali è molto più elevato, e si attesta al 25-30%). In un’aula ci sono stati in media 9,8 candidati e sono state utilizzate 3.700 aule, visti i rigidi protocolli di sicurezza messi in campo dal ministero dell’Istruzione. Il concorso riprenderà quando finirà il periodo di sospensione, che interessa un pò tutte le selezioni tranne quelle sanitarie.
    Stop a gite e viaggi d’istruzione
    L’ultima novità per la scuola riguarda la conferma della sospensione di: viaggi d’istruzione, iniziative di scambio o gemellaggio, visite guidate e uscite didattiche comunque denominate, programmate dalle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. Sono fatte salave le attività di scuola-lavoro e i tirocini, da svolgersi, ovviamente, nei casi in cui sia possibile garantire il rispetto delleprescrizioni sanitarie e di sicurezza vigenti.


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    Nuovo DPCM: ecco le Regioni gialle, arancioni e rosse (ORDINANZA). Quali scuole chiudono, cosa posso fare e cosa no


    Il Dpcm del 3 novembre divide l’Italia in diverse zone, alcune misure sono valide sull’intero territorio, altre sono specifiche per le aree caratterizzate da uno scenario di elevata gravità e da un livello di rischio alto, altre ancora per le aree caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto. Le misure entreranno in vigore da venerdì 6 novembre. Le regioni che rientrano nelle diverse aree sono state fornite dal Primo Ministro in diretta.
    Scarica l’ordinanza
    Misure scuola valide sull’intero territorio nazionale, zone gialle
    Abruzzo, Campania, Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Provincia di Trento e Bolzano, Sardegna Toscana, Umbria, Veneto
    Didattica a distanza al 100% superiori – Permane la possibilità di svolgere attività in presenza per l’uso dei laboratori o per garantire l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e, in generale, con bisogni educativi speciali.
    Infanzia, primaria, secondaria primo grado – Resta in presenza
    Mascherina obbligatoria anche al banco – Uso obbligatorio di dispositivi di protezione delle vie respiratorie, fatta eccezione per i bambini di età inferiore ai 6 anni e per i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina.
    Riunioni collegiali – Solo a distanza.
    Viaggi di istruzione – Sono sospesi. Restano sospese anche le iniziative di scambio o gemellaggio, le visite guidate e le uscite didattiche, fatte salve le attività PCTO.
    Università – chiuse, lezioni a distanza.
    Cosa non si può fare
    Nelle stesse zone gialle non è consentito uscire dopo le 22 se non per comprovate esigenze, ovvero per motivi di lavoro, salute ed emergenze. Necessaria, per spostarsi dalle 22 alle 5, l’autocertificazione.
    Chiusi i centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi.
    Chiusi musei e mostre.
    Zone caratterizzate da uno scenario di elevata gravità e da un livello di rischio alto (arancioni)
    Puglia e Sicilia
    Queste aree devono sempre essere individuate con apposita ordinanza del Ministro della Salute.
    Per la scuola sono valide le stesse misure previste a livello nazionale.
    Cosa non si può fare
    Chiusura dei centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi.
    Chiusura dei bar e ristoranti sette giorni su sette.
    Chiusi musei e mostre.
    Zone caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto (rosse)
    Lombardia, Piemonte, Calabria, Valle d’Aosta
    Queste aree devono sempre essere individuate con apposita ordinanza del Ministro della Salute.
    Restano in presenza la scuola dell’infanzia, i servizi educativi per l’infanzia, la primaria e il primo anno della scuola secondaria di primo grado. Le attività didattiche in tutti gli altri casi si svolgeranno esclusivamente con modalità a distanza.
    Resta comunque salva la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o per garantire l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e in generale con bisogni educativi speciali.
    Le disposizioni del Decreto sono efficaci fino al 3 dicembre 2020.
    Cosa non si può fare
    Chiuse mostre e musei.
    Chiusi i centri estetici ma aperti i parrucchieri.
    Chiusi i negozi esclusi i negozi di generi alimentari.
    Chiusi e bar ristoranti sette giorni su sette.
    E’ vietato ogni spostamento anche all’interno del proprio Comune in qualsiasi orario.
    Regioni che avevano già previsto la sospensione della didattica in presenza
    Campania: la Regione, con ordinanza n. 86 del 30 ottobre, aveva già previsto la didattica a distanza per tutte le scuole di ogni ordine e grado.
    Puglia: la Regione, con ordinanza n. 407 del 27 ottobre, aveva già stabilito la sospensione delle attività didattiche in presenza per le Istituzioni Scolastiche di ogni ordine e grado (scuola primaria, scuola secondaria di primo grado e scuola secondaria di secondo grado) fino al 24 novembre.
    Umbria: la Regione, con ordinanza n. 69 del 30 ottobre, aveva già previsto la sospensione delle attività didattiche in presenza per tutte le scuole secondarie di primo e secondo grado fino al 14 novembre.


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