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Discussione: Coronavirus: ANP pubblica documento della Società Italiana di Pediatria

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    Predefinito Coronavirus: ANP pubblica documento della Società Italiana di Pediatria

    L’ANP, Associazione Nazionale Dirigenti Pubblici e Alte Professionalità della Scuola – già Associazione Nazionale Presidi, sul proprio sito ha pubblicato un documento elaborato dalla Società Italiana di Pediatria, aggiornato al 29 gennaio 2020, in cui si forniscono una serie di informazioni sul Coronavirus.
    L’iniziativa spiegano dall’ANP è nata “per venire incontro alle numerose richieste di informazioni che arrivano dai soci e da molti genitori”.
    Nel documento sono contenute 5 domande e altrettante risposte : “Che cos’è il coronavirus? Che cos’è il nuovo coronavirus che sta circolando in Cina? Come si trasmette una infezione da coronavirus? Quali sono i sintomi di una persona infetta da un coronavirus? Come prevenire l’infezione da coronavirus?”.
    L’ANP invita a scaricare il documento e a distribuirlo al personale (docente e ata) e agli alunni.

    Nuovo Coronavirus: cosa c’èda sapere

    Tecnica della scuola
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    Coronavirus, via libera a tornare a scuola per chi è stato in Cina di recente


    ROMA. Gli studenti che hanno soggiornato in Cina nelle ultime due settimane possono comunque frequentare normalmente le scuole, chiamate però a monitorare l’insorgenza di eventuali sintomi da coronavirus. Lo stabilisce la circolare predisposta dal ministero della Salute con le “Indicazioni per la gestione degli studenti e dei docenti di ritorno o in partenza verso aree affette della Cina”, diramata dal ministero dell’Istruzione agli Uffici Scolastici Regionali e alle scuole.
    La circolare prescrive che per gli studenti che sono rientrati dalla Cina nelle ultime 2 settimane occorre “monitorare la eventuale insorgenza di sintomi come tosse, febbre, difficoltà respiratorie”, e in caso di insorgenza di sintomi “chiamare il 1500 o i centri regionali di riferimento; proteggere le vie aeree con mascherina; evitare contatti stretti fino alla definizione della situazione sanitaria da parte del personale sanitario”. Quanto a eventuali studenti “ai quali è stato comunicato dall’autorità sanitaria, o che sono venuti in altro modo a conoscenza, di aver effettuato un viaggio insieme ad un paziente nCoV – con qualsiasi tipo di trasporto – e/o di aver coabitato con un paziente nCoV, entro un periodo di 14 giorni”, occorre “telefonare tempestivamente al 1500 o ai centri di riferimento delle regioni, per le misure di sorveglianza, ove non siano state già adottate dall’autorità sanitaria”.
    Queste indicazioni valgono sia per gli studenti universitari che per quelli delle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie, rispetto ai quali però si suggerisce anche “che gli adulti facenti parte del personale scolastico prestino particolare attenzione a favorire l’adozione di comportamenti atti a ridurre la possibilità di contaminazione con secrezioni delle vie aeree, anche attraverso oggetti (giocattoli, matite, etc.)”.
    Quanto ai viaggi verso le aree colpite, che gli studenti delle scuole secondarie e gli universitari avessero intenzione di compiere, la circolare ribadisce che “tali viaggi sono sconsigliati per ridurre il rischio generale di infezioni respiratorie acute alla luce della situazione epidemiologica globale relativa all’infezione da 2019-nCoV”.
    Nel caso in cui i viaggi nelle aree colpite siano già iniziati – aggiunge – gli interessati devono attenersi alle seguenti indicazioni: evitare di visitare i mercati di prodotti alimentari freschi di origine animale e di animali vivi; evitare il contatto con persone che hanno sintomi respiratori; lavare frequentemente le mani; per qualsiasi necessità contattare l’ambasciata o il consolato; qualora una persona sviluppi sintomi respiratori (tosse, mal di gola, difficoltà respiratorie) mentre si trova nelle aree a rischio, dovrebbe rivolgersi immediatamente a un medico. Tutte queste indicazioni sono da ritenersi valide, spiega la circolare, anche per docenti, ricercatori e personale universitario.


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    Coronavirus, a scuola gli studenti giunti dalla Cina senza sintomi


    Nessuna preclusione a frequentare la scuola per gli studenti che sono arrivati in Italia dalla Cina e che non presentano i sintomi del coronavirus. Lo dispone una circolare a doppia firma Salute e Istruzione che segue alla richiesta di chiarimenti giunta nei giorni scorsi dai presidi.
    Accesso in classe e nelle aule
    La circolare prevede, in particolare, che per gli studenti universitari rientrati dalla Cina nelle ultime 2 settimane, occorra «monitorare la eventuale insorgenza di sintomi come tosse, febbre, difficoltà respiratorie; in caso di insorgenza di sintomi chiamare il 1500 o i centri regionali di riferimento; proteggere le vie aeree con mascherina; evitare contatti stretti fino alla definizione della situazione sanitaria».
    La scuola dell’infanzia
    Le stesse indicazioni valgono anche per i bambini e i ragazzi che frequentano le scuole primarie e secondarie. Per loro, in più, la circolare prevede che il personale scolastico, docenti e non, «presti particolare attenzione a favorire l’adozione di comportamenti atti a ridurre la possibilità di contaminazione con secrezioni delle vie aeree, anche attraverso oggetti (giocattoli, matite, etc.)».
    Stop ai viaggi
    Infine la circolare sconsiglia i viaggi di studenti verso le aree colpite. E lo stesso vale anche per docenti e ricercatori. Per chi invece volesse farlo lo stesso i due ministeri ricordano quali precauzioni minime andranno prese:

    • . evitare di visitare i mercati di prodotti alimentari freschi di origine animale e di animali vivi;
    • -. evitare il contatto con persone che hanno sintomi respiratori;
    • -. lavare frequentemente le mani;
    • per qualsiasi necessità contattare l’Ambasciata o il Consolato;
    • qualora una persona sviluppi sintomi respiratori (tosse, mal di gola, difficoltà respiratorie)


    mentre si trova nelle aree a rischio, dovrebbe rivolgersi immediatamente a un medico.



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    Coronavirus, Il Miur: prosegue la proficua collaborazione con il ministero della Salute


    A seguito della circolare inviata alle scuole, lo scorso 1° febbraio, il ministero dell’Istruzione fa sapere che prosegue la proficua collaborazione con il ministero della Salute in merito al controllo della diffusione delle infezioni da Coronavirus.
    Grazie anche al quotidiano aggiornamento con la rete degli Uffici scolastici regionali dislocati sul territorio nazionale.
    Come ricordato ieri anche dall’Istituto Superiore di Sanità “al momento l’Italia è tra i Paesi che hanno adottato le misure più ampie ed articolate per il controllo della diffusione dell’infezione nell’intera popolazione”.
    I presidi: il nostro impegno è totale, le polemiche sono strumentali
    «I dirigenti scolastici delle scuole pubbliche italiane sono impegnati quotidianamente a dare il loro fondamentale contributo alla gestione delle problematiche attuali, attenendosi scrupolosamente alle indicazioni fornite dalle autorità sanitarie nazionali, evitando allarmismi ingiustificati e continuando ad affermare nelle loro scuole modalità di relazioni corrette e solidali». Lo affermano i presidi aderenti a Cgil, Cisl, Uil e Snals.
    «Le polemiche in atto sull’efficacia delle misure sanitarie adottate – spiegano Roberta Fanfarillo per i dirigenti Flc Cgil, Paola Serafin per i presidi della Cisl, Rosa Cirillo per la Uil
    Scuola e Giovanni De Rosa per lo Snals – oltre a essere inutili, strumentali e inopportune, producono effetti negativi sulle relazioni fra le persone e sulla coesione sociale».
    «Le scuole – proseguono i dirigenti scolastici – sono il principale luogo di vita di milioni di giovani cittadini italiani. A scuola essi imparano a condividere valori e comportamenti sociali, a fondare i propri comportamenti sulla realtà e sulla razionalità, misurarsi anche con le emergenze, come quella attuale, che hanno un impatto forte sulle relazioni fra le persone».
    «In questa difficile situazione i dirigenti scolastici, che hanno il compito e la responsabilità di assicurare il corretto ed efficace funzionamento della comunità educante, sono impegnati
    in prima linea a garantire il rispetto del valore costituzionale inderogabile della solidarietà sociale, assicurando a tutte le bambine e i bambini, le studentesse e gli studenti la serenità
    necessaria alla loro esperienza scolastica», concludono le sigle sindacali unitariamente.


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    La ministra Azzolina: «Andare a scuola è un diritto dei bambini Le paure sono infondate»


    «Creare allarmismi non serve. Abbiamo preso tutte le misure urgenti e rilevanti e stiamo lavorando bene con l’Istituto superiore di Sanità e con il ministero della Salute». La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina è soddisfatta di come funzionari, presidi e insegnanti stanno affrontando l’emergenza Coronavirus nelle scuole italiane. «C’è molto senso di responsabilità».
    E la lettera dei governatori leghisti che chiedono di tenere a casa tutti i bambini che sono tornati dalla Cina in questo periodo perché invece ritengono che tra i genitori ci sia ansia, incertezza e preoccupazione?
    «Mi sembra che la visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella in una scuola romana dove c’è una vasta comunità cinese abbia dato l’immagine precisa della fiducia e della responsabilità che ci sono nelle scuole, dove tutti hanno a cuore la salute dei bambini. Insomma ai bambini dico: andare a scuola è un vostro diritto. Se ci sarà bisogno di prendere ulteriori precauzioni lo faremo, ma ora la situazione è completamente sotto controllo».
    Però avete pensato, l’altro ieri, di fare un monitoraggio, per sapere quanti studenti e professori di rientro dalla Cina ci sono.
    «Certo, monitoriamo, senza creare allarmismi».
    E lo studente 17enne rimasto bloccato a Wuhan, lo riporterete in Italia?
    «So che la Farnesina se ne sta occupando».
    La situazione è sotto controllo nelle classi, per quanto riguarda il virus, ma non nel rapporto tra lei e i sindacati: al secondo incontro è già guerra aperta, con uno sciopero generale proclamato per il 17 marzo.
    «Io non ho litigato con nessuno e sono molto delusa. Sono ministro da tre settimane e ho scritto i bandi di concorso per assumere 70 mila insegnanti. E che cosa mi succede? Mi ritrovo che, durante un incontro ancora in corso, le agenzie “battono” la rottura tra me e i sindacati. Sto applicando il decreto scuola, non ho disatteso alcuna promessa, sto facendo un lavoro enorme, ma non posso dare le domande del test in anticipo come mi chiedono i sindacati: la prova del concorso sarà solo una ma seria».
    Il concorso straordinario, cioè la sanatoria per 24 mila precari, è attesa da due anni.
    «Quando sono arrivata qui al Ministero non c’era neppure il testo di un bando. Nei cassetti non c’era nulla. Eppure Bussetti aveva voluto la norma sui concorsi nella legge di Bilancio del 2018, poi nella campagna elettorale per le Europee aveva cambiato idea e bloccato tutto. E anche dopo non era stato fatto niente».
    La rottura con i sindacati rallenterà i concorsi?
    «Le porte del Ministero sono sempre aperte per chi vuole dialogare, ma i concorsi partiranno a breve».
    Con il concorso sanatoria a settembre ci saranno «soltanto» 24 mila nuovi insegnanti, quest’anno i precari erano oltre 150 mila. A settembre ci ritroveremo con i presidi che cercano insegnanti su Internet?
    Non ho litigato io con i sindacati
    I concorsi? Quando sono arrivata al ministero non ho trovato nulla
    «Già da quest’anno ci sarà la “call veloce”: significa che gli insegnanti che vogliono spostarsi in un’altra regione…»
    Cioè andare dal Sud al Nord.
    «Certo dove le graduatorie sono vuote: chi vuole un lavoro, può farlo. Purché si fermi lì per cinque anni».
    Ci aveva già provato la riforma Renzi e fu un fallimento.
    «Ricevo messaggi di insegnanti pronti a partire».
    Dovrebbero essere migliaia, però. Quello che parte tra qualche settimana sarà l’ultimo concorso sanatoria, lo può promettere?
    «La mia idea è di fare un concorso ogni due anni».
    Na nessuno ci è mai riuscito finora.
    «Io voglio fare una cosa che non è mai stata fatta: programmare».
    Gli insegnanti aspettano il nuovo contratto, lo avranno entro l’anno?
    «Spero proprio di sì».
    Conferma i 100 euro di aumento promessi dal suo predecessore Fioramonti?
    «Non prometto se non sono sicura di ciò che dico. C’è già uno stanziamento importante in legge di bilancio, a cui si aggiungerà il taglio del cuneo fiscale. Sarà un buon rinnovo»


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    Nuove regole per gli alunni che rientrano dalla Cina, «assenza giustificata»


    Nuova circolare per le scuole sul coronavirus che rimette alle famiglie degli alunni «di ogni nazionalità» che arrivano dalle zone a rischio della Cina, la responsabilità della segnalazione ai presidi, con una “quarantena” volontaria di due settimane in casa, e «assenze giustificate».
    Le nuove indicazioni
    Indicazioni che riaccendono la polemica politica, con i governatori leghisti del Nord e Salvini che gridano vittoria dopo gli scontri dei giorni passati, ma soprattutto con l’Iv di Matteo Renzi che chiede al Governo di «scegliere» e di «non scaricare il peso» sulle famiglie. Mentre i presidi, vogliono ora da Viale Trastevere «nuove e certe indicazioni».
    La permanenza volontaria a casa
    La nuova circolare del ministero della Salute, che aggiorna quella del primo febbraio, prevede di avviare un monitoraggio con «permanenza volontaria a casa» per la «puntuale verifica della febbre e dei sintomi tipici del nuovo coronavirus 2019-nCoV». La richiesta interessa bambini e studenti che nei «14 giorni precedenti il loro arrivo in Italia siano stati nelle aree della Cina interessate dall’epidemia». La circolare è ispirata «al principio di massima precauzione»: «Fermo restando il diritto inalienabile di bambini e ragazzi di frequentare liberamente e regolarmente la scuola in assenza di evidenti e conclamate controindicazioni di carattere sanitario, in uno spirito di massima precauzione, il Dipartimento di prevenzione della Asl di riferimento, favorisce una “permanenza volontaria fiduciaria” a casa sino al completamento del periodo di 14 giorni dalla partenza dalla Cina».
    Il presidente dell’Associazione nazionale presidi Antonello Giannelli «invita tutte le famiglie a collaborare serenamente con le scuole e ribadisce che al momento non ci sono elementi che giustifichino allarmismi di sorta. La lucidità è più che mai necessaria nelle situazioni di criticità».


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    L’emergenza non ferma le gite scolastiche

    Il coronavirus, almeno per ora, non ha messo in ginocchio il mercato delle gite scolastiche che prenderanno il via dalle prossime settimane.
    Le parole di Assoviaggi
    «Non ci risultano cancellazioni di gite scolastiche già prenotate», assicura Cinzia Renzi, presidente Assoviaggi-Confesercenti Roma e Lazio e nel direttivo nazionale di Assoviaggi, che aggiunge: «Secondo gli standard degli scorsi anni registriamo, in Italia ed in particolare a Roma, uno standby a macchia di leopardo. Ovvero: chi non ha prenotato sta aspettando per fare le prenotazioni, ma comunque siamo fiduciosi che i viaggi ci saranno. Anche perché non c’è motivo di allerta sulle destinazioni che sono Italia o in Ue».
    Soddisfatti per la mancanza di cancellazioni è l’Associazione presidi di Roma e Lazio, guidata da Mario Rusconi. «È positivo – dice il dirigente scolastico – che non risultino cancellazioni nei viaggi di istruzione. È il segno che l’allarme Coronavirus non si è trasformato in allarmismo. Rinunciare ad un viaggio di istruzione, oltre ad un danno economico, comporta anche un danno conoscitivo e didattico. La scuola, poi, è abbastanza allenata su questo tipo di emergenze».


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    Coronavirus, se si perderà un mese di lezioni? In Italia manca piano recupero didattica. In Cina lezioni online




    Alla fine è arrivato. Era questione di tempo. Nessun Paese può dirsi immune. E’ noto come coronavirus, ma il suo nome è Sars coV2, la malattia è nota come Covid 19. Una nuova SARS.
    Che, nata sempre nei paesi asiatici ebbe una durata di una decina di mesi determinando 8 096 casi e 774 decessi in 17 Paesi. I dati scientifici ad oggi a disposizione affermano che il “nuovo coronavirus ha un tasso di letalità sensibilmente inferiore rispetto a quello osservato per altri coronavirus come SARS e MERS, anche se la sua contagiosità è maggiore“. Il punto è che pare non esserci alcun piano nazionale a livello ministeriale che sia in grado di affrontare emergenze come queste in modo strutturale ed omogeneo. Ed ognuno va per la propria strada.
    Chiudere le scuole è una misura doverosa
    Le ordinanze che si stanno diffondendo parlano di sospensione della frequenza delle attività scolastiche e dei servizi educativi da parte della popolazione residente nei comuni sopracitati, con l’esclusione della frequenza dei corsi telematici universitari. In realtà, non si è in presenza di mera sospensione delle attività scolastiche, ma si è in presenza di chiusura della scuola. E la differenza non è da poco conto. Perché, come è noto, in caso di sospensione dell’attività didattica, la scuola non è chiusa. Non si faranno le lezioni. Durante la sospensione delle lezioni possono essere effettuatesolo attività funzionali all’insegnamento di carattere collegiale previste nel Piano Annuale delle Attività deliberato dal Collegio. E gli ATA, ivi incluso il Dirigente scolastico, pertanto, potranno recarsi in servizio. Cosa che non accade e non deve accadere,invece, durante la chiusura della scuola come disposta da specifica ordinanza che in casi come questi sono misure straordinarie sacrosante da adottare, nonché doverose. Come ha ricordato la giurisprudenza amministrativa i presupposti per l’adozione dell’ordinanza sindacale con la quale si dispone per motivi igienico-sanitari e a salvaguardia della salute pubblica, di provvedere ad eseguire i necessari interventi sono la sussistenza di un pericolo irreparabile ed imminente per la pubblica incolumità, non altrimenti fronteggiabile con i mezzi ordinari apprestati dall’ordinamento (Cons. Stato, V, 18 giugno 2018, n. 3727, tra le altre); la provvisorietà e la temporaneità dei suoi effetti (Cons. Stato, VI, 10 dicembre 2018, n. 6951), o comunque la proporzionalità del provvedimento (Cons. Stato, V, 26 aprile 2018, n. 2535), non essendo possibile adottare ordinanze contingibili e urgenti per fronteggiare situazioni prevedibili e permanenti o quando non vi sia urgenza di provvedere, intesa come assoluta necessità di porre in essere un intervento non rinviabile, a tutela della pubblica incolumità (Cons. Stato, V, 26 luglio 2016, n. 3369); il potere di ordinanza, inoltre, presuppone necessariamente situazioni non tipizzate dalla legge di pericolo effettivo, la cui sussistenza deve essere suffragata da istruttoria adeguata e da congrua motivazione, e in ragione di tali situazioni si giustifica la deviazione dal principio di tipicità degli atti amministrativi e la possibilità di derogare alla disciplina vigente, stante la configurazione residuale, quasi di chiusura, di tale tipologia provvedimentale (così, da ultimo, Cons. Stato, V, 21 febbraio 2017, n. 774, che richiama, nello stesso senso, i precedenti di cui a Cons. Stato, sez. V, 22 marzo 2016, n. 1189; 25 maggio 2015, n. 2967; 5 settembre 2015, n. 4499.
    Il problema dei 200 giorni
    L’USR dell’Emilia Romagna con nota Prot. n. 1513/2012 aveva disposto che “L’anno scolastico resta valido anche se le cause di forza maggiore hanno comportato la discesa del totale al disotto dei 200 giorni”, e con nota Prot. n. 1554/2012 che “le assenze degli studenti imputabili alla grave situazione meteorologica in corso possano rientrare nelle deroghe previste dalle norme sopra richiamate e non pregiudicare la possibilità di procedere alla valutazione degli studenti interessati”. Il MIUR, con la circolare numero 1000 del 22 febbraio 2012, forniva indicazioni alle scuole sulla validità dell’anno scolastico e sugli eventuali adeguamenti dei calendari scolastici a seguito degli eccezionali eventi atmosferici considerati, ribadendo, come hanno già fatto diversi Uffici Scolastici Regionali, che “è fatta comunque salva la validità dell’anno scolastico”anche in caso di “discesa dei giorni di lezione al di sotto del limite dei 200” in conseguenza di “cause di forza maggiore”.
    La prestazione del lavoratore quando non va recuperata
    L’articolo 1256 del codice civile afferma:“L’obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore, la prestazione diventa impossibile”. Al successivo articolo 1258 sempre del cod. civile, si legge:“Se la prestazione è divenuta impossibile solo in parte, il debitore si libera dall’obbligazione eseguendo la prestazione per la parte che è rimasta possibile. La stessa disposizione si applica quando, essendo dovuta una cosa determinata, questa ha subito un deterioramento, o quando residua alcunché dal perimento totale della cosa”. “La stessa disposizione si applica quando, essendo dovuta una cosa determinata, questa ha subito un deterioramento, o quando residua alcunché dal perimento totale della cosa”. Da quanto sopra si evince chiaramente che non è dovuto alcun recupero, da parte del lavoratore (docente o ATA che sia), per le ore di lavoro eventualmente non prestate, fermo restando il diritto alla retribuzione, per i casi riconducibili all’impossibilità di rendere la prestazione lavorativa.
    Conseguentemente dipendente in casi come questi non è tenuto a provare d’aver messo a disposizione del datore di lavoro le sue energie lavorative, in quanto, per il solo fatto della sospensione unilaterale del rapporto di lavoro, la quale realizza un’ipotesi di mora credendi, il prestatore, a meno che non sopravvengano circostanze incompatibili con la volontà di protrarre il rapporto suddetto, conserva il diritto alla retribuzione. (Cassazione civile sez. lav. 16 aprile 2004 n. 7300).
    Pertanto l’assenza dal lavoro dovuta a circostanze come queste non costituisce, di per sè, inadempimento di obblighi contrattuali, ma integra, in applicazione dei principi generali in materia di obbligazioni e contratti, (art. 1256, 1258, 1463, 1464 c.c.) un fatto oggettivo determinante una sopravvenuta impossibilità temporanea e parziale della prestazione di lavoro. (Cassazione civile sez. lav. 30 marzo 1994 n. 3118).
    Ma si rischia chiusura scuole o sospensione delle lezioni per settimane, che fare?
    Il problema è che le emergenze trattate sino ad oggi riguardavano qualche giorno di chiusura. Qui,se si va a guardare quanto successo in Cina, ad esempio, si potrebbe addirittura profilare la chiusura o la sospensione delle attività didattiche anche per un mese. E chiaramente delle domande bisogna farsele, se si dovesse arrivare a questo estremo. Si possono interrompere le lezioni per un periodo così lungo? Quali le conseguenze? E per questo che servirebbe un piano nazionale che possa dare delle risposte. Ad oggi non c’è. Siamo impreparati. Eppure non è la prima volta che ci troviamo ad affrontare nel mondo problematiche del genere. Certo, fino a quando non succede a casa tua, non ci pensi, in Italia si ragiona così, ma una buona amministrazione della cosa pubblica vorrebbe una gestione diversa,soprattutto quando si tratta di questioni che già avevano pre-allarmato. E si rischia anarchia totale. Ci possono essere dei fari di riferimento. Ricordiamo ad esempio quello che accade nel caso dell’istruzione in ospedale. Si rimarca che la collaborazione fra scuola operante in ospedale o in luogo di cura e la scuola di appartenenza dell’alunno o dello studente è fondamentale anche nelle fasi di valutazione ed esame. Infatti,la valutazione, ai sensi del decreto legislativo 13 aprile 2017, n.62, è di competenza diversa a seconda della durata della frequenza scolastica in ambito ospedaliero o in classe. Ai sensi dell’art. 22 del D.lgs. n. 62/2017, per “(…) le alunne e gli alunni, le studentesse e gli studenti frequentano corsi di istruzione funzionanti in ospedali o in luoghi di cura per periodi temporalmente rilevanti, i docenti che impartiscono i relativi insegnamenti trasmettono alla scuola di appartenenza elementi di conoscenza in ordine al percorso formativo individualizzato attuato dai predetti alunni e studenti ai fini della valutazione periodica e finale”.
    Dunque, il carattere della collaborazione è un valore da salvaguardare. Bisognerà trovare un modo per garantire l’apprendimento durante un periodo di quarantena. Si parla anche del caso dell’insegnamento capovolto. Come si legge su Wikipedia “L’insegnamento capovolto fa leva sul fatto che le competenze cognitive di base dello studente (ascoltare, memorizzare) possono essere attivate prevalentemente a casa, in autonomia, apprendendo attraverso video e podcast, o leggendo i testi proposti dagli insegnanti o condivisi da altri docenti. In classe, invece, possono essere attivate le competenze cognitive alte (comprendere, applicare, valutare, creare) poiché l’allievo non è solo e, insieme ai compagni e all’insegnante al suo fianco, cerca, quindi, di applicare quanto appreso per risolvere problemi pratici proposti dal docente. Il ruolo dell’insegnante ne risulta trasformato: il suo compito diventa quello di guidare l’allievo nell’elaborazione attiva e nello sviluppo di compiti complessi”. Si tratta di casi emergenziali. I problemi a livello tecnico da affrontare sono plurimi, ma delle soluzioni andranno valutare, con immediatezza, perché qui rischia di profilarsi una situazione di difficile gestione. Ed una riflessione andrebbe fatta sul punto, perché rischiamo di essere impreparati ad affrontare una quarantena diffusa sul territorio nazionale.


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    Stop anche alle gite in città e all’alternanza scuola-lavoro




    Dopo le gite scolastiche in Italia e all’estero, vietate due giorni fa dal governo, il provvedimento viene allargato alle uscite scolastiche all’interno delle città e alle attività di Alternanza scuola lavoro. Tutto sospeso nell’intero Paese (non solo nelle sette regioni che hanno chiuso le scuole).
    Nelle regioni in cui le scuole saranno ferme per l’intera settimana — Trentino, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna — sono state interrotte tutte le attività, anche quelle amministrative. Al contrario delle università, che hanno fermato solo lezioni e sessioni di esame, nei plessi scolastici i portoni sono stati sbarrati a tutti e in questo modo si rischia di mandare in crisi l’intero sistema: pagamenti degli stipendi, dei fornitori, chiamate dei supplenti. Per gli studenti rimasti a casa il ministero sta pensando a lezioni a distanza: task force insediata, progetto tutto da realizzare.
    Alcuni istituti, per ragioni a metà strada tra la precauzione e la psicosi, sono stati chiusi anche se nella regione d’appartenenza non erano previsti blocchi dell’attività. In una primaria romana è stato inizialmente vietato l’accesso a un gruppo di bambini che aveva fatto la settimana bianca in Trentino: gli alunni hanno potuto raggiungere le aule dopo le autodichiarazioni di buona salute rilasciate dai genitori. In un liceo di Pisa gli studenti di una classe sono stati mandati a casa per la presenza di una bambina rientrata da Lodi. Sul fronte universitario, è stato sospeso il concorso nazionale per l’abilitazione a Medicina e Chirurgia previsto per venerdì 28. E hanno chiuso fino a domenica l’Università D’Annunzio di Chieti-Pescara e l’Università telematica San Raffaele di Roma.



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    Fino al 15 marzo niente gite scolastiche e obbligo di certificato medico per le assenze superiori a 5 giorni



    Emergenza coronavirus. La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, fa chiarezza sui divieti in vigore nelle aree del contagio e annuncia l’avvio di una task force per la didattica online
    Sospese le gite e le uscite didattiche
    Stando al testo del Dpcm sono sospesi fino al 15 marzo 2020 i viaggi d’istruzione, le iniziative di scambio o gemellaggio, le visite guidate e le uscite didattiche programmate dalle istituzioni scolastiche. Tuttavia, per i viaggi di istituto, sarà possibile esercitare il diritto di recesso come previsto dal codice del turismo.
    L’articolo 41, comma 4, del decreto legislativo 79/2011 stabilisce infatti che «in caso di circostanze inevitabili e straordinarie verificatesi nel luogo di destinazione o nelle sue immediate vicinanze e che hanno un’incidenza sostanziale sull’esecuzione del pacchetto o sul trasporto di passeggeri verso la destinazione» il viaggiatore può «recedere dal contratto, prima dell’inizio del pacchetto, senza corrispondere spese di recesso»;a l tempo stesso ha diritto «al rimborso integrale dei pagamenti effettuati per il pacchetto», ma non a «un indennizzo supplementare».
    Torna l’obbligo di certificato medico
    Fino al prossimo 15 marzo la riammissione nelle scuole di ogni ordine e grado per assenze dovute a malattia di durata superiore a cinque giorni avverrà solo dietro presentazione di certificato medico. La norma specifica che ciò avverrà «anche in deroga» alle disposizioni vigenti. E, dunque, anche nelle dieci regioni dove l’obbligo era stato eliminato: in Friuli Venezia Giulia nel 2005, in Liguria nel 2006, in Piemonte nel 2008, in Lombardia nel 2009, in Umbria nel 2011, a Bolzano nel 2012, in Emilia Romagna nel 2015, nel Lazio nel 2018, nelle Marche nel 2019, in Veneto a gennaio 2020.
    Didattica online
    I dirigenti scolastici delle scuole in cui l’attività didattica è stata sospesa per l’emergenza sanitaria possono attivare, di concerto con gli organi collegiali competenti e per la durata della sospensione, modalità di didattica a distanza, ponendo particolare attenzione alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità. A tal proposito, Azzolina fa sapere che il suo ministero, attraverso la propria task force, per supportare le scuole per la didattica a distanza. Si partirà dalle numerose buone pratiche già messe in campo dalle scuole. E si lavorerà anche con realtà pubbliche e private che collaborano da tempo con il dicastero e che metteranno a disposizione contenuti e supporti digitali.
    L’intervento della ministra
    «Come ministero – sottolinea in una nota la ministra Lucia Azzolina – saremo al fianco delle scuole per ogni possibile chiarimento e supporto. Le istituzioni sono tutte in campo per i cittadini. Siamo impegnati per fare ciò che occorre. Non servono allarmismi e, soprattutto, non bisogna assolutamente credere alle notizie che girano senza fonte o che non sono verificate. Invito tutti a rifarsi esclusivamente alle fonti ufficiali che hanno tutto l’interesse a informare correttamente i cittadini». Poco prima, ai microfoni di Radio 24, lei stessa aveva fornito qualche elemento in più sullo scenario che ci attende. A cominciare dalla speranza che dal 16 marzo si possa passare da una chiusura su base regionale a una su base provinciale nelle zone legate ai focolai.
    La precisazione attesa da docenti e studenti
    Sempre dai microfoni di Radio24 la ministra ha rassicurato sia i docenti che gli studenti sulle possibili conseguenze scolastiche dell’emergenza. Ai primi ha garantito che gli insegnanti attualmente a casa «lo sono non per malattia ma per causa di forza maggiore» e, dunque, «non avranno una trattenuta» dallo stipendio. Ai secondi ha assicurato che non perderanno l’anno perché «al ricorrere di situazioni imprevedibili è fatta salva la validità dell’anno scolastico».



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