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Discussione: Coronavirus: ANP pubblica documento della Società Italiana di Pediatria

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    Sicilia, scuole superiori in presenza fino al 75%


    Da lunedì prossimo, primo marzo, nelle scuole superiori della Sicilia la didattica in presenza potrà raggiungere il 75%. Le disposizioni, decise dal governo regionale guidato da Nello Musumeci, sono contenute in una circolare dall’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla. In base a quanto previsto, la soglia non sarà obbligatoria fin da subito: ai dirigenti degli istituti secondari di secondo grado, infatti, sarà data la facoltà di raggiungere in maniera graduale e progressiva l’obiettivo della percentuale massima del 75% in base alle specifiche situazioni di ogni singola scuola e del relativo contesto.
    «Con l’occhio sempre rivolto all’andamento dell’epidemia sul territorio regionale e nel massimo rispetto dei criteri posti alla base della tutela della salute pubblica, anche attraverso lo screening della popolazione scolastica – dice l’assessore Lagalla – ci apprestiamo a compiere quest’ultimo, e speriamo definitivo, passo per ripristinare la funzionalità scolastica al più alto livello concesso dalle ordinanze vigenti, fiduciosi che possano essere restituite a docenti e studenti, meritata normalità e recuperata attenzione all’importanza dei processi di apprendimento vissuti all’interno della comunità educativa».
    La circolare prevede, inoltre, che «la soglia del 75% di didattica in presenza dovrà essere compatibile con l’organizzazione interna ai vari istituti e con la possibilità di rispettare le previste misure anti-coronavirus. Resterà sempre garantito il regolare accesso alle lezioni agli studenti con disabilità o bisogni educativi speciali. Le disposizioni contenute nella circolare si estendono anche agli Istituti tecnici superiori (Its) e ai percorsi di formazione professionale in obbligo scolastico (Iefp)».
    Parallelamente all’innalzamento della soglia della didattica in presenza, a partire dal primo marzo è previsto un aumento della capacità del trasporto pubblico locale. L’assessorato regionale alle Infrastrutture e alla mobilità, guidato da Marco Falcone, ha assicurato infatti che da lunedì la capacità dei mezzi sarà adeguata ai nuovi flussi di passeggeri. Per questo nella circolare si chiede ai prefetti, ai quali è stata indirizzata per conoscenza, di vigilare su questo aspetto.
    La didattica in presenza al 75% nelle scuole superiori della Sicilia, in ogni caso, resterà in vigore compatibilmente con la situazione epidemiologica: il governo Musumeci non esclude, infatti, possibili modifiche alla percentuale di didattica in presenza se l’andamento dei contagi nell’Isola dovesse cambiare.


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  2. #262
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    Frenata vaccini. Sileri: efficaci dalla prima dose. AstraZeneca il più economico


    Preoccupante frenata delle somministrazioni dei vaccini, secondo la Fondazione Gimbe. Ad oggi, infatti, solo 3 anziani su 100 hanno completato la vaccinazione anti Covid e “la continua revisione al ribasso delle forniture, in soli 2 mesi, ha quasi dimezzato le dosi previste per il primo trimestre 2021, che sono precipitate da 28,3 a 15,7 milioni”. A metterlo in luce, come anticipavamo, è il nuovo monitoraggio della Fondazione Gimbe che sottolinea come “una riduzione di tale entità, se da un lato è imputabile ai ritardi di produzione e consegna, dall’altro risente di irrealistiche stime di approvvigionamento del Piano originale.”
    Una problematica che riguarda anche le seconde dosi.
    Seconde dosi
    Al 24 febbraio avevano completato il ciclo vaccinale con la seconda dose oltre 1,34 milioni di persone pari al 2,25% della popolazione, ma con marcate differenze regionali: dall’1,58% dell’Abruzzo al 4,17% della P.A.
    Su questo argomento Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute, nel suo intervento a L’Italia s’è desta su Radio Cusano Campus, offre delle rassicurazioni: “Il vaccino” anti coronavirus “ti protegge dalla malattia grave già con la prima dose,” sottolinea il sottosegretario.
    Quanto alle strategie e alle misure per frenare il contagio, Pierpaolo Sileri ipotizza che si possa mantenere la linea adottata finora delle chiusure locali e degli stop&go, sebbene con un’attenzione particolare alle zone in cui si diffondono le varianti, che necessiteranno di misure più restrittive.
    “Praticabile la via delle riaperture, perché una volta che sono protetti gli anziani e i fragili, la gente non muore più e ci sono meno ricoveri, diventa tutto fattibile,” argomenta il sottosegretario. “Si potrà ripartire con la vita quotidiana, ovviamente in un primo momento sempre con mascherine, distanza e tutte le accortezze del caso. Se la scorta di vaccini che arriva è esigua a livello europeo, è chiaro che nascono maggiori problemi. Ora serve un cambio di passo. Avere più vaccini come accadrà già a marzo consentirà una vaccinazione più importante”.
    Il vaccino AstraZeneca
    Il sottosegretario accenna anche al vaccino AstraZeneca, attualmente somministrato ai docenti e al personale scolastico fino a 65 anni, per un totale di oltre 1 milione di vaccini distribuiti secondo il portale di Ministero della Salute. Un contratto vantaggioso, quello con i fornitori di AstraZeneca, a detta del sottosegretario. “Noi dobbiamo migliorare i contratti per i vaccini, spingere le aziende a un prezzo più basso possibile – ha rimarcato – La produzione del vaccino Astrazeneca è no-profit, con un costo inferiore ai 3 euro. Bisogna lavorare per trovare una soluzione globale, le industrie devono fare accordi per una larga produzione al prezzo più basso, anche perché si tratta di vaccini che probabilmente dovranno essere modificati nel tempo.”
    Ricordiamo perlatro che il vaccino AstraZeneca pone la problematica delle tempistiche della seconda dose, dato che sarebbe più efficace qualora la seconda dose si facesse a distanza di tre mesi, e non di 3 o di 4 settimane, come nel caso, rispettivamente, di Pfizer e di Moderna.
    Nell’intervista della corrispondente da Roma della Tecnica della Scuola Jessica Saccone, il punto della situazione sulle vaccinazioni del personale scolastico. Ecco cosa dicono i docenti, anche in merito alla seconda dose.
    Il Ministro Roberto Speranza
    Negli ultimi giorni 25 zone rosse su 5 regioni, una preoccupazione importante che fa tornare anche il Ministro Speranza sulla questione urgenza vaccini, affinché l’emergere delle varianti non condizioni la campagna vaccinale. Il Ministro Speranza: “misure restrittive indispensabili”, pur nella consapevolezza che comporteranno sacrifici. La bussola nella scrittura del nuovo Dpcm sarà “il principio di tutela e salvaguardia del diritto fondamentale alla salute”, perché “non ci può essere vera crescita, senza sicurezza sanitaria.”


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    Flc-Cgil e UilScuola Sicilia: con il caos vaccini, no alla didattica in presenza al 75%


    I segretari regionali della Flc-Cgil e dalla UilScuola, in una nota congiunta denunciano che sulla “prenotazione dei vaccini anti covid per il personale scolastico è scoppiato il caos”.
    Infatti, fanno presente, se solo da qualche ora si è data finalmente ai docenti e al personale la possibilità di prenotarsi, i presidi sembrerebbero esclusi, mentre, e qui davvero c’è da restare increduli, non si sarebbe data comunicazione agli istituti e non si sarebbe informato nemmeno l’Ufficio scolastico regionale.
    “In questa situazione in cui rimangono quasi totalmente irrisolte le problematiche legate alla vaccinazione di tutto il personale scolastico, ai trasporti, alla fornitura delle mascherine ffp2 a tutti i docenti dell’infanzia e ai docenti di sostegno di ogni ordine e grado, e con le preoccupanti previsioni fatte dagli esperti sulla diffusione delle varianti del virus, siamo contrari all’idea del governo regionale e dell’assessore Lagalla (nella foto) di aumentare il tempo della a didattica in presenza alle superiori dal 50 al 75%”.
    Una circolare, infatti, l’assessore stabiliva che da lunedì prossimo, primo marzo, nelle scuole superiori della Sicilia la didattica in presenza potrà raggiungere il 75%. In base a quanto previsto, la soglia non sarà obbligatoria fin da subito: ai dirigenti degli istituti secondari di secondo grado, infatti, sarà data la facoltà di raggiungere in maniera graduale e progressiva l’obiettivo della percentuale massima del 75% in base alle specifiche situazioni di ogni singola scuola e del relativo contesto.
    La circolare prevede, inoltre, che «la soglia del 75% di didattica in presenza dovrà essere compatibile con l’organizzazione interna ai vari istituti e con la possibilità di rispettare le previste misure anti-coronavirus. Resterà sempre garantito il regolare accesso alle lezioni agli studenti con disabilità o bisogni educativi speciali. Le disposizioni contenute nella circolare si estendono anche agli Istituti tecnici superiori (Its) e ai percorsi di formazione professionale in obbligo scolastico (Iefp)».
    Basandosi proprio su questa circolare, Rizza (Flc-Cgil) e Parasporo (UilScuola), fanno sapere che, considerate tutte le carenze e i disguidi, gli incerti meccanismi di vaccinazione e le condizioni di poca sicurezza nelle scuole “non condividiamo la nota dell’Assessorato regionale all’istruzione e della formazione professionale, del 24 febbraio scorso, che prevede la didattica in presenza al 75% nella scuola secondaria di II° grado, negli Its e nei percorsi di formazione professionale in obbligo scolastico a partire dal 1 marzo 2021. Posizione che abbiamo espresso anche durante la task force regionale del 16 febbraio scorso”.
    “Continuiamo a registrare contesti e realtà fortemente differenziate – concludono – non solo tra territorio e territorio, ma anche tra scuola e scuola. È opportuno valorizzare l’autonomia delle istituzioni scolastiche, ma allo stesso tempo bisogna fornire alle scuole anche le risorse economiche adeguate e soprattutto indicazioni chiare. Fino a quando non ci saranno queste condizioni e soprattutto non si fa chiarezza sull’efficacia del vaccino AstraZeneca, alla luce del dilagare delle numerose varianti del virus covid19, riteniamo opportuno procedere con prudenza a tutela dei lavoratori, degli studenti e delle relative famiglie”.
    “Da sempre chiediamo la riapertura in presenza – spiegano – ovviamente con le necessarie tutele in materia di salute e sicurezza, ma è evidente che al momento non ci sono le condizioni per garantire la salute del personale scolastico e degli studenti. Salute che deve essere tutelata e avere la priorità su tutto”.


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    Salgono i contagi tra i più piccoli Scuola, il rapporto che preoccupa


    Roma Non è soltanto questione di fare un po’ d’ordine tra le ordinanze dei governatori e dei sindaci che nelle scorse settimane hanno chiuso le scuole — tutte — di fronte all’allarme delle varianti. A far cambiare linea al Cts, che negli ultimi mesi si era espresso a favore del ritorno in classe, è stato il rapporto dell’Istituto superiore di sanità «Focus età evolutiva» che ha monitorato i casi tra i più giovani dal 24 agosto 2020 al 24 febbraio.
    È con questi dati davanti agli occhi che gli esperti del ministero della Salute sabato hanno messo nero su bianco il nuovo parere che entrerà nel Dpcm in preparazione a Palazzo Chigi e che consentirà a governatori, sindaci e prefetti di chiudere le scuole (anche materne ed elementari) nelle zone rosse e di ritagliare misure restrittive anche nelle zone più a rischio delle regioni in arancione e giallo.
    Il rapporto dell’Iss mostra che il picco di contagi tra i ragazzi resta quello di novembre che aveva costretto alla chiusura delle superiori dopo neppure un mese e mezzo in classe. Ma dall’8 febbraio i casi nella fascia di età 10-19 anni hanno una maggiore incidenza su 100 mila abitanti degli altri, in parte anche grazie alla diminuzione dei casi tra gli anziani come effetto dei primi vaccini. E dall’11 gennaio, cioè da quando si è tornati in classe dopo la vacanze di Natale, sono in rialzo i casi nella fascia dei più piccoli (0-9 anni). L’incidenza dei contagi tra i bambini e i ragazzi con meno di vent’anni segue plasticamente le aperture e chiusure delle scuole. Va detto che il rapporto certifica che i casi tra i più giovani siano tutti praticamente non gravi, asintomatici o paucisintomatici. I decessi nella popolazione sotto i 20 anni riferibili al Covid, tra settembre e gennaio, sono stati 14: a novembre in ospedale c’erano 1.006 bambini e ragazzi (0-19 anni), oggi meno della metà (470), di cui 21 in terapia intensiva (a novembre erano 53). Ma questa volta gli esperti del Cts vorrebbero giocare d’anticipo visti anche i rischi delle nuove varianti.
    Tutto chiuso dunque nelle zone rosse: dalla materna all’Università, se il contatore dei contagi è fuori controllo, i bambini e i ragazzi dovranno stare in casa e ricorrere alla Dad. Nelle zone arancioni potrebbero cambiare i protocolli e dovrebbe valere la regola per la quale nei comuni in cui i contagi superano i 250 su 100 mila abitanti per sette giorni, si applicano le stesse misure restrittive della zona rossa. Ma su questo ieri le Regioni hanno fatto alcuni rilievi al testo del Dpcm che potrebbe essere ancora limato oggi e la soglia dei contagi potrebbe abbassarsi. Nelle zone gialle invece si continua come ora: elementari e medie aperte e superiori in aula al 50 per cento.
    Le misure
    Nel nuovo Dpcm torneranno i permessi per i genitori dei bimbi fino a 14 anni in Dad
    Non si deciderà più regione per regione ma per zone più limitate, ma ci saranno zone in cui si replicherà il copione del primo lockdown. In realtà succede già in Puglia, Campania, e in diversi comuni e città sparse per la Penisola: da Brescia a Bologna, da Macerata a Siena. Si calcola che quasi un terzo degli studenti, circa tre milioni, potrebbe essere toccato dalle restrizioni. Una situazione che è surreale nelle scuole superiori dove oggi cominciano le prove Invalsi.
    Dalla settimana prossima, quando entrerà in vigore il Dpcm, tutto sarà regolato da una norma nazionale e saranno reintrodotti permessi speciali (anche retroattivi) per un genitore dei bambini fino a 14 anni, da usare in caso di chiusura delle scuole. Il capogruppo in commissione Cultura, Gabriele Toccafondi, è soddisfatto se ci sarà «una norma del governo con criteri oggettivi». È molto dura la reazione dell’ex ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, che nel governo Conte si era opposta alla chiusura delle elementari a novembre: «Se non ci si organizza è molto più facile trovare la scorciatoia e la scorciatoia è chiudere le scuole. Prima di chiudere tutto, perché non abbiamo dato le mascherine Ffp2 ai docenti o non diminuiamo ulteriormente il numero degli studenti in presenza nelle zone rosse?».


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    Scuole chiuse in zona rossa e dove l’incidenza del virus è di 250 casi per 100mila abitanti



    Mario Draghi ha firmato oggi il nuovo Dpcm che detta le misure di contrasto alla pandemia e di prevenzione del contagio da Covid-19. Il Dpcm sarà in vigore dal 6 marzo al 6 aprile 2021 e conferma, fino al 27 marzo, il divieto già in vigore di spostarsi tra regioni o province autonome diverse, con l’eccezione degli spostamenti dovuti a motivi di lavoro, salute o necessità.
    La scuola
    La principale novità del provvedimento riguarda le scuole: saranno tutte chiuse nelle zone rosse o dove l’incidenza del virus è di 250 casi per 100mila abitanti. Dal 6 marzo, si prevede nelle zone rosse la sospensione dell’attività in presenza delle scuole di ogni ordine e grado, comprese le scuole dell’infanzia ed elementari. Resta garantita la possibilità di svolgere attività in presenza per gli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali. Nelle zone arancioni e gialli, i presidenti delle regioni potranno disporre la sospensione dell’attività scolastica: nelle aree in cui abbiano adottato misure più stringenti per via della gravità delle varianti; nelle zone in cui vi siano più di 250 contagi ogni 100mila abitanti nell’arco di 7 giorni; nel caso di una eccezionale situazione di peggioramento del quadro epidemiologico.
    Nelle zone bianche, si prevede la cessazione delle misure restrittive previste per la zona gialla, pur continuando ad applicarsi le misure anti-contagio generali (come, per esempio, l’obbligo di indossare la mascherina e quello di mantenere le distanze interpersonali) e i protocolli di settore. Restano sospesi gli eventi che comportano assembramenti (fiere, congressi, discoteche e pubblico negli stadi). Si istituisce un “tavolo permanente” presso il ministero della Salute, con i rappresentanti delle regioni interessate, del Comitato tecnico-scientifico e dell’Istituto superiore di sanità, per monitorare gli effetti dell’allentamento delle misure e verificare la necessità di adottarne eventualmente ulteriori.



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  6. #266
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    In Sicilia Musumeci ritorni alla Dad: la nota di Flc-Cgil e Uil scuola


    Per il segretario della Flc-Cgil, Adriano Rizza, e della Uil Scuola Claudio Parasporo, il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, dovrebbe riconsiderare “l’aumento della didattica in presenza al 75% nelle scuole secondarie di secondo grado. È evidente a tutti che non ci sono le condizioni per procedere in questa direzione”.
    “Non sarebbe da escludere invece un incremento della didattica a distanza o della didattica digitale integrata anche negli altri ordini di scuola, evitando così di esporre al rischio di contagio da covid il personale e gli studenti”.
    “Basta prendere atto degli ultimi dati diffusi dal Ministero della salute: aumento dell’indice di positività al 7,7% (dato in assoluto più alto nelle ultime settimane); aumento dei ricoverati in terapia intensiva, +58 casi, per un totale di 2.289; aumento dei ricoverati con sintomi, +474”.
    “Per non parlare – continuano – del perdurare dei problemi legati alla vaccinazione dei soggetti fragili, al sistema dei trasporti nella nostra regione e alle famose mascherine Ffp2 che, lo ribadiamo ancora con forza e vigore, sono indispensabili per il personale delle scuole dell’infanzia e per tutti i docenti di sostegno di ogni ordine e grado”.
    “Inoltre bisogna considerare che, secondo le ultime evidenze scientifiche – spiegano Rizza e Parasporo – proprio gli studenti delle superiori sono i più colpiti dalla variante inglese e che la campagna di vaccinazione del personale scolastico produrrà effetti solo fra alcune settimane. Lo stesso ministro Speranza, nelle ultime ore, ha invitato alla prudenza in vista del picco di questa ulteriore ondata previsto per la fine di marzo”.
    “Modificare in questa fase l’assetto organizzativo e didattico nelle scuole siciliane è per noi un elemento di forte criticità e non produrrà nessun effetto positivo. Invitiamo, pertanto, il governo regionale siciliano a riconsiderare la scelta effettuata con la nota del 24 febbraio, nell’interesse di tutto il personale scolastico, degli studenti e delle rispettive famiglie”.
    “Sì alla didattica in presenza – concludono Rizza e Parasporo – ma solo quando le condizioni saranno tali da garantire la sicurezza nelle scuole”.



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    Covid, scuole chiuse in zona gialla e arancione se i contagi salgono: l’ultima parola spetta ai Governatori


    Il nuovo Dpcm firmato ieri dal presidente Draghi, ha imposto delle nuove strette per la scuola: nelle zone rosse sono sospese le attività didattiche in presenza di tutti gli ordini e gradi. Invece, nelle zone gialle e arancioni la stessa misura potrà essere disposta dai Presidenti delle regioni o province autonome in tutte le aree regionali o provinciali nelle quali l’incidenza cumulativa settimanale dei contagi sia superiore a 250 casi ogni 100.000 abitanti oppure in caso di motivata ed eccezionale situazione di peggioramento del quadro epidemiologico.
    In tutte le altre situazioni, la scuola resta in presenza come già stabilito dai provvedimenti in vigore: in presenza per gli alunni dell’infanzia, delle elementari e delle medie, mentre per quelli delle superiori è prevista la didattica in presenza almeno al 50% e fino ad un massimo del 75%.
    A conti fatti, escludendo le zone rosse, i Governatori avranno facoltà di decidere la sospensione delle attività didattiche con maggiore facilità, pur dovendo rispettare i parametri imposti dal Dpcm.
    E in effetti, a guardare bene, già nella sola giornata di oggi Piemonte e Friuli Venezia Giulia hanno annunciato nuove restrizioni per la scuola: a partire da lunedì in Piemonte l’attività didattica di seconde e terze medie e delle scuole superiori si svolgerà in dad al 100%, per 15 giorni. La Regione dal 1° marzo è in zona arancione.
    Anche in Friuli Venezia Giulia si va verso la DaD per le scuole medie e superiori dal prossimo 8 marzo.
    In questi mesi i presidenti di Regione avevano già adottato misure restrittive. Adesso, probabilmente, anche per rispettare la linea governativa di intervenire sui singoli territori, viene data ancora più risalto alla valutazione regionale. E a proposito di territori, su YouTrend, a firma del ricercatore Lorenzo Ruffino, in base agli ultimi dati disponibili, sono al momento 24 le Province in cui si supera la soglia settimanale di contagi che richiede la chiusura: Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Chieti, Como, Forlì, Frosinone, Imperia, Macerata, Mantova, Modena, Monza e Brianza, Pescara, Pistoia, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Salerno, Siena, Trento, Udine, Verbano-Cusio-Ossola.
    “Tutta Italia, tranne la Sardegna, si stia avvicinando a passi lunghi verso la zona rossa“, ha detto Guido Bertolaso, consulente del presidente di Regione Lombardia per il Piano Vaccinale.
    “La terza ondata è stata già innescata, iniziamo a vederne gli effetti“, ha detto a SkyTg24 Pierluigi Lopalco, assessore alla Sanità della Regione Puglia
    A ben guardare lo scenario prefigurato potrebbe anche verificarsi nelle prossime settimane. Anche perché le varianti continuano a preoccupare: quella inglese, che sappiamo già essere quella dominante, ha una capacità di trasmissione dal 43 al 90% maggiore rispetto a quella rilevata nelle varianti comparse in precedenza. Lo indica la ricerca pubblicata sulla rivista Science, coordinata da Nicholas G. Davies, della London School of Hygiene and Tropical Medicine e condotta in collaborazione con centro di ricerca di Europa e Stati Uniti. Alla luce di questo dato, osservano i ricercatori, sono necessarie misure di contenimento severe, come la chiusura delle scuole e l’accelerazione delle campagne di vaccinazione.
    Un messaggio rassicurante tuttavia arriva proprio dal Ministro dell’Istruzione: “C’è questa situazione della variante inglese che sta preoccupando e abbiamo deciso di proteggere i ragazzi nelle zone più a rischio. Ma la scuola non chiude, non ha mai chiuso“, ha detto il Ministro nel corso del suo intervento su Rainews24.
    “La scuola continua ad andare avanti e restiamo in collegamento con tutti i nostri ragazzi. Le scuole devono restare aperte come presidio di una comunità che non si arrende”.


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    Covid scuola, multato professore in classe senza mascherina


    Una multa di 500 euro è stata comminata ad un docente di storia e filosofia di un liceo di Mantova, che si rifiutava di indossare la mascherina.
    Nonostante le misure restrittive che riguardano la città, in zona arancione rafforzato, e dopo diversi richiami – riferisce l’Ansa – il professore si ostinava a svolgere le lezioni davanti ai propri studenti senza mascherina, perchè ritenuta dannosa per la salute.
    La preside dell’istituto, stanca dell’atteggiamento del docente, ha dunque sollecitato l’intervento dei carabinieri che, constatato l’ennesimo rifiuto di indossare la mascherina, hanno multato l’insegnante.
    Per lui, già protagonista di altri episodi di questo genere, potrebbe arrivare adesso un provvedimento disciplinare, anche se dall’istituto e dalla preside non sono arrivate dichiarazioni.



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    I contagi corrono, stretta in Lombardia: chiuse tutte le scuole


    È di nuovo corsa contro il tempo. La variante inglese ha preso il sopravvento dando ulteriore benzina ai contagi. Quelli di ieri sono saliti di circa 23mila ma soprattutto continuano a crescere i ricoveri sia nei reparti ordinari che in terapia intensiva mentre il numero dei decessi resta sempre alto (ieri 339). Una tendenza destinata a crescere nelle prossime settimane. Per metà marzo è previsto si superino i 40mila nuovi positivi al giorno. Inevitabile un’ulteriore stretta che porterà molto probabilmente a una Pasqua tutta in rosso o quasi, con misure simili a quelle applicate a Natale. Se ne parla già ma si attende che maturino le condizioni per ufficializzarlo.
    Già oggi la Cabina di regia decreterà il passaggio di colore in zona rossa per Emilia Romagna e Campania, mentre la Lombardia tenta di rinviare l’appuntamento tingendosi da sola di arancione scuro e imponendo la chiusura immediata di tutte le scuole (nidi esclusi). Lo stesso ha deciso il presidente della Calabria Spirlì che assieme a Puglia, Friuli Venezia Giulia e Veneto diventerà arancione dal momento che il loro Rt ha superato 1 così come quello rilevato a livello nazionale. Il Lazio, fermatosi a 0,98, dovrebbe invece rimanere in zona gialla assieme a Liguria, Sicilia e Valle d’Aosta. Ma non è detto. Anche perché i dati del monitoraggio settimanale si riferiscono alla settimana precedente e 7 giorni sono tantissimi con la variante inglese. Lo conferma l’ascesa del tasso di positività, ieri cresciuto di un altro punto, attestandosi al 6,73%. E il timore degli esperti, a partire dai medici rianimatori, è che vista la velocità con cui crescono i contagi ben presto le terapie intensive entreranno in sofferenza. Di fatto l’Italia ormai è pressocché tutta rosso-arancio. I contagi galoppano. Soprattutto in Lombardia dove ieri l’incremento è stato di 5000 positivi di cui più di mille solo nel bresciano.
    Di qui la decisione del presidente Attilio Fontana che con un’ordinanza ha modificato da un giorno all’altro il colore imponendo la chiusura delle scuole (tranne i nidi) e tingendo così la Regione Lombardia di arancione scuro. L’ordinanza è stata firmata ieri a mezzogiorno ed è entrata in vigore già dalla mezzanotte. Non sono mancate le proteste e le critiche, persino da esponenti politici che dovrebbero rappresentare la stessa area politica del centrodestra. È stato Maurizio Lupi a parlare di scarso rispetto per le famiglie. Tant’è. I dati che evidentemente sono arrivati ai vertici di Palazzo Lombardia sono risultati allarmanti, e soprattutto è stato visto nella scuola il luogo di maggiore diffusione della variante inglese. Per questo, dicono fonti vicine a Fontana, chiudono le scuole ma non i negozi. Si legge nel documento che «la situazione epidemiologica presenta le condizioni di un rapido peggioramento con un’incidenza in crescita in tutti i territori della Lombardia, anche in relazione alle classi di età più giovani».
    L’arancione rafforzato in Lombardia durerà da oggi fino a domenica 14 marzo. Nel dettaglio: chiudono tutte le scuole a eccezione degli asili nido; non sarà possibile fare visita a parenti e amici, non sarà possibile raggiungere le seconde case, viene consentita l’attività sportiva di base solo a livello individuale. Per il resto, rimangono in vigore le regole più ampie della zona arancione e del Dpcm del 2 marzo. Lo smart working viene «raccomandato», ma è ancora da capire se ci saranno compensazioni per le famiglie.
    Ma la stretta voluta da Fontana potrebbe non essere sufficiente a evitare la zona rossa. Che significherebbe la chiusura anche degli esercizi commerciali e il divieto di uscire, se non per comprovate ragioni di necessità e urgenza.


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    Scuole della Sardegna verso il 100% di studenti in presenza, presidi: «Ora i vaccini»


    Subito i vaccini nelle scuole. Lo chiede alla Regione l’Associazione nazionale presidi Sardegna. «Come cittadini della prima regione in zona bianca – scrive la presidente dell’Anp Anna Maria Maullu – ci sentiamo orgogliosi della responsabilità che il popolo sardo ha dimostrato nel rispettare le regole anticovid, ma ci preoccupiamo del fatto che le nostre scuole, continuando a ospitare in presenza la totalità degli alunni della fascia 3-14 anni e da lunedì 8 marzo anche il 100% degli studenti della secondaria di II grado, se non si procede subito all’attuazione del piano vaccinale, sono particolarmente esposte al rischio di focolai».


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