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Discussione: La chiamata diretta dei prof? È incostituzionale

  1. #51
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    Chiamata diretta a.s. 2018/19, docenti coinvolti. Quali regole seguire?


    Il 1° giugno inizia la pubblicazione degli esiti dei trasferimenti della scuola primaria e, a seguire, quella relativa agli altri ordini e gradi di istruzione. I docenti che otterranno il trasferimento su ambito saranno oggetto della chiamata diretta, così come i neoassunti.
    Qui tutte le date di pubblicazione dei trasferimenti
    Chiamata diretta a.s. 2017/18
    Lo scorso anno scolastico, Miur e Sindacati hanno stipulato un apposito contratto, stipulato contestualmente al CCNI relativo ai trasferimenti, che ha attenuato la portata della legge 107/2015 e delineato il percorso da seguire per giungere alla proposta di incarico:
    1) formulazione proposta di passaggio da ambito a scuola da parte del dirigente scolastico in coerenza con il PTOF;
    2) pubblicazione avviso per la presentazione della candidatura;
    3) esame comparativo delle candidature e individuazione del docente cui effettuare la proposta;
    4) formalizzazione della proposta.
    1) Formulazione proposta di passaggio da ambito a scuola
    Il dirigente scolastico individua sino ad un massimo di 6 titoli ed esperienze professionali, tra quelli indicati dal Miur nell’Allegato A (all’accordo), per ciascun posto vacante e disponibile o per gruppi di posti, in coerenza con il PTOF e il Piano di Miglioramento della Scuola, e li sottopone al vaglio del Collegio dei docenti. Qualora il Collegio non si esprima entro sette giorni dalla data prevista, il dirigente scolastico procede comunque all’individuazione delle predette competenze e alla pubblicazione dell’avviso, nel rispetto dei termini previsti a livello nazionale.
    2) Pubblicazione Avviso
    Individuate le competenze professionali e ottenuta la delibera del Collegio dei docenti, il dirigente scolastico pubblica l’avviso per la presentazione delle candidature da parte dei docenti, secondo la tempistica stabilita a livello nazionale.
    3) Esame candidature e individuazione docente cui effettuare la proposta
    Il dirigente scolastico, sulla base dei criteri oggettivi indicati nell’avviso, procede ad un esame comparativo delle candidature e individua il docente cui effettuare la proposta. Se il docente sceglie un’altra scuola, il dirigente effettua la proposta ad altro docente, sulla base di uno stesso esame comparativo.
    4) Formalizzazione della proposta di incarico
    Individuato il docente, il dirigente formalizza la medesima mediante il sistema informatico di gestione del personale.
    Quanto detto sin qui, è stato stabilito tramite il succitato accordo, volto a disciplinare la chiamata diretta per l’a.s. 2017/18 e che ha introdotto delle novità, rispetto a quanto previsto nella legge 107/15, quale ad esempio il ruolo del Collegio dei docenti.
    Chiamata diretta a.s. 2018/19
    Per il corrente anno scolastico, il Miur non ha ancora fornito indicazioni e l’accordo, che ha prorogato il CCNI sulla mobilità dello scorso anno scolastico, non fa riferimento alcuno alla chiamata diretta.
    Si applicherà alla lettera quanto previsto dalla 107/15 o si seguiranno le regole del succitato contratto specifico? Il collegio docenti, cui la 107 non affida alcun compito, dovrà deliberare ancora i criteri? Se venisse riconfermato il ruolo del collegio docenti, sarà necessario definire nuovi criteri, considerato che questi devono essere coerenti con il PTOF e quest’ultimo è triennale?
    Ai suddetti quesiti, al momento non è possibile rispondere, se il Miur non fornisce dapprima apposite indicazioni.
    Tempistica
    Quanto alla tempistica, possiamo affermare che si è in ritardo. Lo scorso anno scolastico, infatti, il Miur ha pubblicato la tempistica relativa alle diverse fasi della chiamata diretta già nel mese di aprile.



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    Chiamata diretta, i motivi per cui verrà cancellata


    La chiamata diretta è destinata ad essere cancellata. Infatti, anche se non c’è nulla di ufficiale, lo stesso Ministro Bussetti ha dichiarato che stanno lavorando a Viale Trastevere per superare uno dei capisaldi della Buona scuola. In un’intervista a Radio Capital, come riportato da questa testata, Bussetti ha detto: “stiamo già lavorando sulla chiamata diretta, è nostra intenzione superarla”. Ma perchè verrà abolita la chiamata diretta dopo così poco tempo dalla sua introduzione?
    I docenti non possono essere “scelti” dal DS
    La polemica sulla chiamata diretta o chiamata per competenze è dovuta essenzialmente al fatto che non può essere previsto per l’assegnazione dei posti da coprire il “giudizio” del dirigente scolastico. Tale invadenza potrebbe generare un problema di trasparenza secondo il quale il preside sceglierebbe il personale maggiormente gradito o, peggio ancora, quello “segnalato” da qualche parente o amico. A parere di chi scrive non si possono escludere a priori situazioni problematiche come quelle descritte, anzi alcune di queste sono state anche raccontate, ma in generale risulta difficile pensare che un dirigente scolastico voglia rischiare così tanto per assegnare un posto da coprire.
    La chiamata diretta non piace ai presidi
    In realtà, in base a come sono andati i flussi di mobilità degli anni precedenti, a quanto pare il meccanismo della chiamata diretta non piace nemmeno ai presidi. Infatti, nel 2017, sono stati quasi il 50% i dirigenti che hanno scelto di rifugiarsi nell’assegnazione d’ufficio e bypassare la chiamata per competenze. Il motivo sembra essere più di natura pratica che ideologica: “La procedura è troppo laboriosa e si scontra con le scadenze fissate dal Miur, dichiarava lo scorso settembre il presidente Ezio Delfino, dell’associazione dei dirigenti scolastici Disal. Il rischio di vedersi recapitare ricorsi e accessi agli atti è dietro l’angolo. E non c’è nemmeno la certezza di veder arrivare l’insegnante prescelto, visto che un docente se riceve più offerte può andare dove vuole. La verità è che il gioco non vale la candela”.
    La burocrazia eccessiva e la mole di lavoro delle segreterie hanno comunque scoraggiato i presidi nell’uso della chiamata diretta, specie quelli del centro e del Sud. Più utilizzata dai presidi del Nord, che tramite questo strumento hanno potuto assegnare facilmente cattedre libere lo scorso anno.
    Il Miur ha capito che non funziona
    Quindi, dato che appare ormai scontato il superamento della chiamata per competenze, possiamo dire benisssimo che, se tutto verrà effettivamente confermato, il Ministero riconoscerebbe il flop di uno strumento che avrebbe dovuto snellire le procedure di assegnazione delle cattedre nella scuola italiana, ma che invece non ha fatto altro che costruire il mito del preside sceriffo e quello dei super presidi di matrice renziana.


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  4. #53
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    Chiamata diretta dei prof addio



    Sfuma l’ipotesi di un intervento per decreto legge, verso un’intesa con i sindacati
    Se sfuma l’ipotesi di un decreto legge, l’intervento sulla chiamata diretta lo si farà lo stesso anche se con disegno di legge. Nel frattempo, ci sarà un correttivo per disinnescare il meccanismo già dal prossimo, imminente (vista l’incombenza delle procedure propedeutiche) anno scolastico.
    La strada che al momento si sta delineando nel confronto amministrativo e politico-sindacale, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, è di ricorrere a una sessione negoziale ad hoc, che, sulla falsa riga di quanto avviene per la mobilità, possa evitare la procedura della chiamata diretta di agosto. Si tratterebbe di introdurre per tutti i docenti che da ambito devono essere collocati su scuola il sistema dell’assegnazione d’ufficio da parte dei dirigenti regionali sulla base del punteggio che gli stessi insegnanti hanno ai fini della mobilità. Non dunque un ritorno netto al passato e neppure il nuovo sistema, ma il riutilizzo di procedure utilizzate per le trasferimento e mantenendo inalterate le suddivisioni tra ambito e scuola.
    La novità consentirebbe anche ai neoassunti di fare domanda di trasferimento subito, è una delle opzioni più quotate, potendo così esprimere la preferenza per la sede. Per i dirigenti, dunque, niente più chiamata, nessuna candidatura su scuola da parte del docente, né invio del curriculum o colloquio tra i due. Su torna a far valere il criterio del maggior punteggio seppure in un contesto che è stato modificato dalla legge 107, ed è quello dell’ambito. Se l’ipotesi delineata dovesse decollare, per i sindacati significherebbe essere chiamati ad un ruolo da coprotagonisti nello smantellamento della Buona scuola, di cui la chiamata diretta era uno degli assi. Tanto da essere l’unico punto su cui il contratto di governo Lega-M5s si è espresso in senso chiaro a favore dell’abolizione.
    La strada dell’intesa sancirebbe anche un cambio di rotta in termini di metodi e di approcci da parte del ministro dell’istruzione Marco Bussetti, che rivendicando il suo essere uomo di scuola vuole rimettere al centro il confronto sindacale che il governo di Matteo Renzi invece aveva messo all’indice.
    L’ipotesi di ricorrere a un decreto legge, utilizzando il treno dei diplomati magistrali, è ad oggi considerata più debole per la carenza dell’elemento dell’urgenza, visto che le procedure di chiamata, seppur faticose per dirigenti già subissati di oneri e dagli esiti sempre incerti ai fini della reale copertura della cattedra, erano state comunque praticate. In ultimo, si sarebbe aperto subito un primo fronte caldo di interlocuzione con il Quirinale, che sulla decretazione d’urgenza chiede l’esercizio della prudenza che la stessa Costituzione prevede e sulla scuola, con Sergio Mattarella, mostra un’attenzione sempre viva.
    Tutte ragioni che stanno portando a preferire la soluzione contrattuale. I tempi per procedere però sono stretti. Un primo faccia a faccia potrebbe già esserci oggi in occasione del confronto sul contratto per le assegnazioni.



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  5. #54
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    Presidi divisi sull’addio alla chiamata diretta


    Il rimpianto: “Prima potevamo scegliere, ora conterà solo la fortuna” Ma c’è anche chi esulta: “Non funzionava”
    La sua scuola ne ha selezionati nove in due anni, tra i criteri c’era anche quello che arrivassero da fuori per dare ai ragazzi maggiori possibilità: « Un’insegnante di storia dell’arte aveva fatto esperienze in Germania dopo gli studi a Firenze: bravissima, ha innovato la didattica. Lo hanno fatto anche gli altri, tutti giovani e motivati». E ora? Anna Maria Maullu, preside del liceo scientifico e artistico Brotzu in provincia di Cagliari, sospira: « Ora conterà la fortuna: chi ti arriva arriva, si torna indietro. Invece sarebbe ora che i ragazzi avessero gli insegnanti che meritano. Non tutti, per quanto bravi, sono adatti a tutte le scuole » . Non l’hanno presa bene i presidi. La cancellazione della chiamata diretta, uno dei pilastri della Buona scuola, li fa arrabbiare perché « l’idea era buona » . Solo che — riconoscono in coro — «è stata applicata male». E così c’è anche chi non disdegna questo passo indietro imposto da un accordo sindacale siglato col neo ministro Bussetti che sarà operativo da subito (poi seguirà intervento legislativo) come i presidi di prestigiosi licei romani, vedi il Mamiani e il Tasso: «Il meccanismo non funzionava».
    Il più arrabbiato è Lamberto Montanari, preside del polo liceale di Imola, alle porte di Bologna. «Ci hanno dato degli sceriffi, dei presidi- padroni. Una guerra tutta e solo ideologica. La chiamata diretta consentiva un accordo positivo: vieni nella mia scuola perché ci sono le condizioni adatte per fare un buon lavoro. L’insegnante poteva anche non accettare. Alla fine hanno perso gli studenti ed è passata l’idea della scuola ammortizzatore sociale — il suo sfogo — Non è stata ascoltata la voce di chi ha avuto un figlio che non ha trovato un docente bravo e che per questo ha odiato la disciplina, ha perso motivazione ». L’associazione presidi, di cui è portavoce per l’Emilia Romagna, è stata netta: « Un errore cancellare la chiamata diretta».
    Approvata nel 2015 è stata applicata nell’estate successiva: i presidi hanno lavorato sui criteri per scegliere i neoassunti da curriculum, poi è intervenuta la mobilità che ha riportato gli stessi a trasferirsi vicino a casa. « Avevo un solo candidato in elenco per la disciplina che mi interessava, mentre il professore di Lettere che veniva dall’Australia, perfetto per il nostro istituto a vocazione internazionale, si è trasferito col vecchio sistema » , osserva amareggiato Flavio Filini, preside del tecnico Einaudi a Verona. «Un vero peccato, il principio della chiamata era giusto » . Tiziana Sallusti, che guida il classico Mamiani, è sincera: « Se fosse stata una misura ben architettata e durevole nel tempo allora poteva avere un senso. Ma non è andata così: da noi dei cinque selezionati, vere eccellenze, è rimasta una sola docente e per un anno. Abbiamo fatto un gran lavoro per nulla, dunque sono contenta che sia stata cancellata». Paolo Pedullà, preside del classico Tasso, è sulla stessa linea: « La modalità con cui è stata realizzata l’ha resa inutile. Poteva essere una buona idea, ma la scuola non è pronta. Le riforme vanno realizzate senza strappi, con una faticosa opera di convincimento».



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  6. #55
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    Chiamata diretta abolita, ecco il disegno di legge presentato da Pittoni


    Ecco il disegno di legge presentato dal presidente della Commissione Cultura al Senato, Mario Pittoni, che abolisce la chiamata diretta.
    A decorrere dall’anno scolastico 2019/2020 tutto il personale docente assunto con contratto a tempo indeterminato assume la titolarità nella istituzione scolastica autonoma cui è assegnato in forza di procedure di reclutamento o di mobilità territoriale e professionale.
    ]CLICCA QUI per scaricare il testo
    “La chiamata diretta non ha funzionato”
    Ieri, durante un’intervista all’Agi, il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, aveva parlato di Buona Scuola e della chiamata diretta
    “Modificheremo tutto quello che non funziona e miglioreremo quello che può essere mantenuto. Il precedente governo non ha ascoltato, è stato miope. Ha calato tutto dall’alto, senza condivisione. L’immissione in ruolo di decine di migliaia di docenti è stata concepita e gestita male, provocando l’allontanamento forzato di molte persone da casa. Abbiamo avuto insegnanti mandati a centinaia di chilometri dalla famiglia senza una logica precisa. La chiamata diretta, così come era regolamentata, risultava poco incisiva, per questo l’abbiamo abolita. Ma ci sono anche alcuni elementi che abbiamo intenzione di mantenere, migliorandoli. Ad esempio l’alternanza scuola-lavoro che deve essere una modalità formativa e di orientamento, uno strumento didattico che arricchisce il percorso degli studenti. Diminuiremo il numero delle ore per puntare maggiormente sulla qualità. Daremo alle scuole linee guida adeguate”.


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  7. #56
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    Chiamata diretta, tocca al senato



    In arrivo in commissione l’AS 753: i presidi non sceglieranno più i prof di nuova nomina
    I docenti che hanno la titolarità su ambito diventeranno titolari nell’istituzione scolastica dove stanno prestando servizio. Se attualmente stanno prestando servizio in una scuola di ambito diverso da quello dove sono titolari, assumeranno la titolarità presso l’ultima scuola dell’ambito di titolarità dove hanno prestato servizio oppure dove sono titolari di incarico triennale. Lo prevede il disegno di legge AS 753 presentato dal leghista Mario Pittoni, presidente della commissione cultura del senato (si vedano le anticipazioni di ItaliaOggi del 28 agosto scorso). La proposta di provvedimento, che dovrebbe essere assegnato a breve alla commissione competente per la discussione, dispone l’abrogazione espressa delle norme della legge 107/2015 che hanno introdotto la chiamata diretta. Il dispositivo prevede anche che, dall’anno 2019/2020, le immissioni in ruolo comporteranno l’assegnazione della titolarità sella sede all’atto dell’accettazione della proposta di assunzione. E quindi saranno esenti dalla chiamata diretta.
    Il disegno di legge, dunque, risolve il problema della chiamata diretta, ma non prevede alcuna soluzione per il problema dei trasferimenti d’ufficio dei docenti da un comune all’altro, che vengono disposti dai dirigenti scolastici quando nella stessa istituzione scolastica vi sono sedi su diversi comuni. Una situazione particolarmente delicata che, per certi versi, è un effetto collaterale dell’istituzione degli organici dell’autonomia introdotti dalla legge 107 insieme alla chiamata diretta.
    A causa del calo del numero degli alunni il dimensionamento scolastico ha portato all’accorpamento di molte scuole in un unico istituto. L’accorpamento ha determinato a sua volta la costituzione di istituzioni scolastiche con molti plessi, spesso ubicati in comuni diversi. E ciò ha indotto molti dirigenti scolastici ad assegnare ai docenti cattedre anche ubicate in altri comuni. Senza tenere in alcun conto il fatto che, in questi, casi, si tratta di veri e propri trasferimenti d’ufficio. Che prima di essere disposti necessiterebbero dell’applicazione di procedure più complesse di quelle ordinariamente previste per l’assegnazione dei docenti alle classi. Non sono rari i casi, quindi, di docenti in vetta alle graduatorie di istituto che, nonostante nel decorso anno scolastico abbiano insegnato in un comune, dal 1° settembre, si siano visti assegnare sedi scolastiche collocati in altro comune.
    Il fenomeno sta assumendo dimensioni preoccupanti soprattutto negli istituti di istruzione secondaria di II grado. Che a causa dell’istituzione dell’organico dell’autonomia, hanno subito l’unificazione dei codici dei plessi in quello dell’istituzione scolastica di cui fanno parte. Per esempio, in un istituto superiore formato da 4 scuole, prima tali scuole avevano 4 distinti organici identificati con 4 distinti codici. E ogni docente risultava titolare nell’organico della singola scuola componente, che veniva indentificata con il suo singolo codice.
    Ciò determinava la titolarità sul plesso e, in caso di contrazione del numero delle classi, l’applicazione delle tutele contrattuali ai fini dell’individuazione del perdente posto da trasferire d’ufficio. Che veniva identificato nel docente collocato nell’ultima posizione delle graduatoria di istituto. Il dirigente, quindi, non poteva assegnare, al docente titolare in un plesso, una cattedra ubicata in un plesso diverso. E tutto veniva gestito sulla base di un sistema di regole tassative previste dal contratto sulla mobilità. Con l’avvento della legge 107/2015, invece, gli organici dei singoli plessi sono confluiti in un unico organico corrispondente a quello dell’istituzione scolastica. Che a sua volta ha un suo codice meccanografico. E siccome si tratta ormai di un unico istituto, anche se con sedi in più comuni, ciò sta inducendo molti dirigenti scolastici ad assegnare le classi ai docenti senza tenere conto che, in alcuni casi, ciò determina una modificazione definitiva della sede geografica della prestazione.
    Per cancellare definitivamente gli effetti della legge 107/2015 in materia di mobilità, quindi, sarebbe opportuno inserire nel disegno di legge una disposizione per vincolare il potere del dirigente di assegnare i docenti alle classi alle sole classi ubicate nel comune di attuale servizio. In alternativa si potrebbe prevedere l’assunzione della titolarità sul comune.
    Il disegno di legge Pittoni prevede, invece, che l’assunzione della titolarità della sede avrà effetti in riferimento alla istituzione scolastica occupata dal docente interessato in organico di diritto a prescindere dal comune di servizio. Fermo restando che il docente assumerà la titolarità della sede di provenienza e non sulla sede dove presta servizio in utilizzazione o assegnazione provvisoria. Le nuove disposizioni non assumeranno rilievo sulla situazione dei docenti soprannumerari senza sede. Il disegno di legge prevede, inoltre, che gli ambiti rimarranno in piedi. E la relativa estensione territoriale potrà essere modificata con cadenza triennale dagli uffici scolastici. Circa l’abolizione della chiamata diretta si registrano le prime reazioni sindacali favorevoli, di Uil scuola e Cisl scuola.



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    Chiamata diretta, i presidi vogliono scegliere direttamente i supplenti: “Stop alle graduatorie”



    Arriva la risposta dell’ANP in merito all’abolizione della chiamata diretta, menzionata dal Ministro Bussetti in audizione alla Camera la mattina del 14 novembre.
    “Stop alle graduatorie: i supplenti li scelgano i presidi”
    “Se vogliamo davvero parlare di reclutamento snello, per usare le parole del ministro, i Dirigenti scolastici devono poter scegliere i docenti, in particolare i supplenti, sulla base delle competenze e non delle graduatorie. La responsabilità è, e deve essere, del dirigente. Non è però accettabile che i docenti di ruolo non abbiano una formazione iniziale di qualità. Non possiamo tornare indietro rispetto ad una fondamentale conquista culturale”, dichiara Antonello Giannelli, presidente ANP, nel corso convegno “La scuola del futuro al MAXXI – Bellezza, efficacia, sicurezza”.
    Una difesa dello strumento messo a disposizione dalla legge 107 che non suona certo come una novità per l’associazione dei dirigenti scolastici.
    “Via le graduatorie“, infatti, è uno dei temi su cui ruota il Convegno ANP, proprio ad indicare l’importanza che i dirigenti scolastici riservano nella scelta dei docenti direttamente, considerando le competenze e non le graduatorie appunto.
    Il ddl Pittoni sull’abolizione della chiamata diretta
    Infatti, come riporta il ddl Pittoni, a decorrere dall’anno scolastico 2019/2020 tutto il personale docente assunto con contratto a tempo indeterminato assume la titolarità nella istituzione scolastica autonoma cui è assegnato in forza di procedure di reclutamento o di mobilità territoriale e professionale.
    La formula a dire il vero aveva lasciato alcune perplessità. Tuttavia, è stato lo stesso senatore leghista a spiegare meglio il significato della questione, precisando che si vuole intendere che “a partire dal 2019/2020 tutti i trasferimenti, i passaggi di cattedra, i passaggi di ruolo, le nomine in ruolo da GAE, le nomine in ruolo da concorso ordinario e straordinario, i rientri nella sede metropolitana dall’estero torneranno ad essere disposti sulle scuole e non sugli ambiti”.
    Più in generale Pittoni ribadisce ancora una volta che “il ddl sull’abolizione della chiamata diretta dei docenti ripristina la situazione giuridica preesistente, cioè la titolarità sulla scuola”.


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    Abolizione chiamata diretta e ambiti, ecco il DDL. Tutti titolari su scuola dal 31 agosto




    Oggi audizione in Senato sul DDL 763, a prima firma della Senatrice Granato (M5S), relativo all’abolizione della chiamata diretta e degli ambi territoriali, introdotti dalla legge n. 107/2015.
    Abolizione chiamata diretta
    Il disegno di legge abolisce i commi della succitata legge 107/15 relativi alla chiamata diretta e agli accordi di rete, ossia i commi 18, 71, 79, 80, 81 e 82.
    Abolizione titolarità di ambito
    Ai fini dell’abolizione della titolarità di ambito, viene sostituito il comma 66, che nella nuova formulazione così recita:
    A decorrere dall’anno scolastico 2019/2020 i ruoli del personale docente
    sono regionali, suddivisi in sezioni separate per gradi di istruzione, classi di concorso e tipologie di posto.
    Salta dunque la parte relativa all’articolazione dei ruoli in ambiti territoriali.
    Viene inoltre sostituito il primo periodo del comma 68 con il seguente:
    «A decorrere dall’anno scolastico 2019/2020, con decreto del dirigente preposto all’ufficio scolastico regionale, l’organico dell’autonomia è ripartito tra le istituzioni scolastiche statali, con la possibilità dell’assegnazione ad una oppure, in via eccezionale in assenza della disponibilità di cattedre con orario pieno, a più istituzioni scolastiche, purché all’interno di comuni contermini, fino ad un massimo di due. Il personale docente viene assegnato ad una o più classi acquisendo la piena titolarità nell’istituto, con orario pieno a diciotto ore nella scuola superiore di primo e di secondo grado, a ventiquattro ore nella scuola primaria e a venticinque ore nella scuola dell’infanzia, fino all’esaurimento delle assegnazioni stesse»
    Titolarità su scuola
    Dopo il comma 73 viene aggiunto il seguente:
    73-bis Il personale docente titolare su ambito territoriale alla data del 31 agosto 2019 assume la titolarità presso una delle istituzioni scolastiche in cui ha prestato servizio negli ultimi tre anni scolastici. Al personale docente che alla medesima data non si trova a prestare servizio in una istituzione scolastica appartenente all’ambito di titolarità è assegnata d’ufficio la titolarità presso una delle istituzioni scolastiche del predetto ambito. Dall’anno scolastico 2019/2020 il personale docente è assegnato alle istituzioni scolastiche secondo i criteri di cui al comma 68.
    Alla data del 31 agosto 2019, dunque, i docenti titolari di ambito assumeranno la titolarità in una delle scuole in cui hanno prestato servizio negli ultimi tre anni scolastici.
    I docenti in servizio in un ambito di diverso da quello di titolarità, invece, avranno assegnata la titolarità in una scuola del predetto ambito (di titolarità).
    Docenti titolari su cattedra: no potenziamento
    Viene inoltre aggiunto il seguente comma:
    73-ter. Il personale docente già titolare su cattedra alla data di entrata in vigore della presente disposizione non può essere assegnato, salvo esplicita richiesta, ai posti di potenziamento.;


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    Chiamata diretta: il Senato la cancella definitivamente. Torna la titolarità su scuola




    Con molta fatica, dopo mesi di lavoro, il disegno di legge sull’abolizione della cosiddetta “chiamata diretta” fa un importante passo in avanti: nella mattinata del 4 luglio la Commissione Cultura del Senato ha dato il via libera al ddl 763 a firma di Bianca Laura Granato.
    Le disposizioni del ddl
    Presentato nell’agosto scorso il ddl era rimasto fermo da fine gennaio fino a pochi giorni fa a causa di un lungo braccio di ferro fra Commissione, Miur e MEF. Poi la situazione si è sbloccata.
    All’ultimo momento è stato accolto un emendamento sottoscritto da un gruppo di senatori del M5S che rende ancora più esplicita la portata del provvedimento.
    Il ddl prevede che, a partire dal prossimo anno, i ruoli dei docenti saranno regionali, spariranno definitivamente gli ambiti territoriali e ritornerà la titolarità sulla istituzione scolastica. In pratica si ritorna alla situazione preesistente alla legge 107.
    La dichiarazione di Bianca Granato
    Soddisfatta la senatrice Bianca Granato del M5S che sottolinea: “Dalle opposizioni solo il NO del Partito Democratico [FI e LEU si sono astenuti, ndr] che ancora insiste a difendere quell’impianto di scuola che parte dal presupposto che i super poteri di un dirigente manager possano compensare gli squilibri cagionati da investimenti minimi e dall’uso improprio delle scuole come strumento di mercato e non come luogo di crescita democratica”.
    “Riscriveremo la scuola che questo Paese merita – aggiunge Granato – consultando chi la vive quotidianamente, come abbiamo iniziato a fare a partire dalle consultazioni sul nuovo esame di stato. Dopo le consultazioni farlocche di Renzi, che ha lasciato realmente a TReElle il compito di riformare la scuola, abbiamo tanto da recuperare e da capovolgere”.
    Il commento della Uil Scuola e dei PSP
    Commento favorevole della Uil Scuola: “Bene l’eliminazione, anche dall’ordinamento
    giuridico, della chiamata diretta dei docenti e degli ambiti territoriali – dichiara il segretario generale Pino Turi – si tratta del completamento, già avviato in sede di contrattazione sindacale, di un modello di scuola che non abbiamo mai condiviso e che oggi esce anche dall’ordinamento giuridico”.
    “Ora – aggiunge Turi – bisogna rimettere mano alla Governance della scuola e dare forma
    concreta alla scuola comunità educante, vera alternativa alla Buona scuola”.
    Anche i Partigiani della Scuola Pubblica (si tratta di un gruppo di docenti molto radicato in Calabria di cui faceva parte anche la senatrice Granato) si dichiarano molto soddisfatti di questo risultato.
    Il nodo del ruolo regionale
    C’è però chi fa osservare che forse si poteva fare qualcosa di più eliminando anche i ruoli regionali per ripristinare i vecchi ruoli provinciali.
    Il problema non è puramente nominale perchè ha ricadute importanti soprattutto nei casi di riduzione degli organici: se il ruolo è regionale il docente perdente posto può essere assegnato anche ad una scuola di altra provincia, cosa che non accadrebbe se il ruolo fosse provinciale.
    Nei prossimi giorni il ddl verrà trasmesso all’aula del Senato per il voto di questo ramo del Parlamento. Successivamente si andrà alla Camera per il voto definitivo.
    Per far sì che il ddl entri in vigore a partire dal prossimo anno scolastico, il Parlamento dovrà lavorare molto celermente.


    Tecnica della scuola
    "L'esperienza è maestra di vita"


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    Abolizione chiamata diretta, Senato dà il via




    L’Assemblea di palazzo Madama ha avviato l’esame del ddl sugli ambiti territoriali e chiamata diretta dei docenti.
    Eliminazione chiamata diretta
    Il provvedimento costituito da un solo articolo modifica la legge della buona scuola, abolendo l’istituto della chiamata per competenza dei docenti, cosiddetta chiamata diretta, in quanto considerato eccessivamente discrezionale, ed elimina il riferimento agli ambiti territoriali del ruolo.
    Dopo l’approvazione della legge l’assegnazione dei docenti, con la nuova norma, avverrà per singole istituzioni scolastiche, i vincitori di concorso sceglieranno in base alla graduatoria i posti disponibili nella Regione.
    Il via in aula arriva dopo il passaggio in VII Commissione cultura, come era stato annunciato dall’autrice del progetto di Legge, l’Onorevole Granato.
    Fedeli: non andava eliminata, era una opportunità
    Diversa la posizione dell’ex Ministro Valeria Fedeli che ai nostri microfoni ha difeso la chiamata diretta.
    “Era stata critica, ma con i sindacati si era raggiunta una intesa per non rendere la chiamata discriminatoria. Estremizzando la soppressione non si tiene conto delle evoluzioni importanti dell’autonomia e della qualità dell’offerta formativa. Si è fatta una scelta estrema che riporta la discussione sull’eliminazione delle opportunità, così non si superano le differenze che continuano ad esserci.”


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