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Discussione: Concorso dirigenti scolastici, sciolta la riserva. In arrivo il bando di reclutamento?

  1. #1
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    Predefinito Concorso dirigenti scolastici, sciolta la riserva. In arrivo il bando di reclutamento?

    Da un comunicato della Cisl-Scuola si apprende che fonti del Ministero dell'economia e delle finanze fanno sapere che è stata sciolta la riserva circa l’autorizzazione al numero di posti da mettere a concorso per il reclutamento dei dirigenti scolastici. Ridotta di oltre 500 posti l’iniziale richiesta dell’Amministrazione.
    Secondo quanto dichiarato dalla Cisl-Scuola, inoltre, lunedì scorso, 28 marzo, il Dipartimento per la Funzione Pubblica pare abbia predisposto il relativo Decreto Presidenza consiglio ministri di autorizzazione al bando, Dpcm trasmesso al Mef per la dovuta “controfirma”.
    Cisl: "Si è, quindi, alla vigilia del perfezionamento delle procedure formali che consentiranno al Miur la pubblicazione del bando medesimo che, ragionevolmente, deve ritenersi imminente".


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    Concorso presidi: 2310 posti

    Da fonti sindacali e del ministero dell'economia e delle finanze si è appreso che la settimana scorsa è stata sciolta la riserva circa l'autorizzazione al numero di posti da mettere a concorso per il reclutamento dei dirigenti scolastici.
    Dopo un non facile confronto con il Miur, il Mef si è accontentato di una riduzione di 561 posti rispetto all'iniziale richiesta dell'Amministrazione scolastica (da 2871 a 2310). Lo si apprende da una nota della Cisl Scuola alla quale risulta che che "lunedì scorso, 28 marzo, il dipartimento per la Funzione Pubblica abbia predisposto il relativo decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri di autorizzazione al bando, Dpcm trasmesso al Mef per la dovuta controfirma".
    Ad indiretta conferma di ciò, prosegue la nota della Cisl, i sindacali della scuola sono stati convocati per mercoledì 6 aprile 2011, con all'ordine del giorno anche l'informativa sul bando.


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  4. #3
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    Concorso per 2.386 presidi: il bando a giugno e prova pre-selettiva il 15 settembre

    Lo hanno comunicato i funzionari del Miur ai sindacati: ridotto di oltre il 15 per cento il numero di posti annunciati; le domande entro il 1° luglio; le verifiche scritte si svolgeranno il 30 ottobre; la correzione dei testi si completerà entro il 20 febbraio e gli orali al massimo per il 20 maggio del prossimo anno. Le nomine dal 1° settembre 2012. Quando però i posti vacanti saranno ormai più dei vincitori.
    Dopo diversi mesi di attesa, finalmente si sblocca il concorso per dirigenti scolastici: durante l’incontro tecnico con i sindacati, tenuto il 6 aprile a viale Trastevere, i funzionari del Miur hanno annunciato che il bando verrà pubblicato e che i posti autorizzati saranno 2.386. Si tratta di oltre il 15 per cento in meno rispetto ai 2.871 annunciati dal ministro Gelmini negli scorsi mesi: un ritocco, al ribasso, imposto dal Mef a seguito della verifica di compatibilità finanziaria attuata nelle scorse settimane.
    Il Miur ha anche comunicato la tempistica delle operazioni del concorso: la scadenza per presentare le domande sarà fissata entro il 1° luglio. Dopo l’estate è prevista la prova pre-selettiva, che si svolgerà il 15 settembre. I candidati che supereranno i test d’accesso al concorso, svolgeranno le verifiche scritte il 30 ottobre. Serviranno poi quattro mesi di tempo per la correzione dei testi, che si completerà entro il 20 febbraio. Sarà poi la volta della prova orale, che andrà conclusa entro il 20 maggio. La formulazione delle graduatorie è prevista entro il 30 giugno 2012.
    La Uil Scuola ha fatto sapere le “nomine partire dal 1° settembre 2012, con i relativi quattro mesi di formazione. E’ prevista la messa on line della tipologia di prove per i testi pre-selettivi”.
    Al momento non sono ancora stati resi pubblici, invece, i requisiti per l’accesso. Salvo sorprese dell’ultimo momento, non dovrebbero tuttavia discostarsi da quelli degli ultimi bandi: il possesso della laurea ed almeno cinque anni di servizio come insegnante di ruolo.
    In base a quanto ci risulta, l’esiguità dei posti messi a concorso non risolverà l’attuale carenza di dirigenti scolastici: nell’anno in corso vi sono circa 1.300 posti vacanti. Secondo alcune fondate stime sindacali, da settembre 2011 diventeranno 2.100; l’anno successivo addirittura 2.900. Quindi di più dei posti messi a concorso.


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  5. #4
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    Concorso dirigenti in Sicilia, al via la procedura di rinnovazione

    L’Amministrazione centrale ha ripristinato la procedura per la rinnovazione del concorso per dirigenti scolastici in Sicilia. Ieri un incontro con i sindacati al Miur. La data presunta per la prova scritta per i dirigenti in servizio è l’11 luglio 2011, il giorno dopo potrebbe essere quella riservata agli idonei non nominati.
    Mercoledì mattina le organizzazioni sindacali hanno incontrato presso la sede del Miur i rappresentanti dell’Amministrazione centrale del Ministero a seguito di due comunicazioni interne, indirizzate al presidente della commissione d’esame, già nominata, e alla direzione regionale.
    Le missive avevano come oggetti “la rinnovazione della procedura del concorso dei dirigenti scolastici Sicilia” e i”mutamenti di incarico”.
    Le indicazioni generali contenute nelle due note si possono riassumere in questi tre punti:
    - la data di svolgimento della prova scritta (relazione) per i dirigenti in servizio potrebbe essere fissata per l’11 luglio 2011;
    - la data di svolgimento della prova scritta (progetto) per gli idonei non nominati, immediatamente successiva alla prima (le organizzazioni sindacali hanno indicato come possibile data il giorno successivo, 12 luglio);
    - l’operazione per rendere anonimi gli elaborati da sottoporre a nuova valutazione potrebbe essere garantita dal coinvolgimento del Garante della privacy. Pertanto la Commissione riceverà gli elaborati da valutare in forma anonima.
    I rappresentanti sindacali hanno chiesto che “nella nota vengano citati tutti gli articoli contrattuali sulla materia ancora vigenti e che siano date indicazioni utili ad omogeneizzare le procedure su tutto il territorio nazionale”.
    Inoltre, sempre unitariamente, ritengono che l’Amministrazione debba permettere ai "dirigenti scolastici congelati" di presentare la richiesta di mutamento d’incarico, anche interregionale”.
    Cosa, quest’ultima per la quale l’Amministrazione si è dichiarata disponibile, subordinatamente, però, all’esito della prova scritta prevista e a non difformi pronunce del Tar.



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  6. #5
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    Predefinito Presidi “sceriffo”, ancora proteste dei sindacati

    Le lamentele stavolta giungono dalla Gilda, che ha denunciato il caso “abnorme” della sospensione di una docente per 10 giorni, senza retribuzione e nel periodo degli scrutini: durante un Consiglio di classe avrebbe detto no alla proposta, della stessa preside, di dare 6 in condotta ad un alunno modello.
    L’onda lunga del Decreto legislativo 150/09, la cosiddetta riforma Brunetta della Pa, continua a mietere vittime tra i lavoratori. In particolare nella scuola, sino a qualche tempo fa considerato uno dei comparti della pubblica amministrazione meno soggetto a burocrazia e sanzioni discutibili applicate dai dirigenti. Stavolta a denunciare un caso di eccessivo protagonismo e discutibile applicazione della normativa che allarga, anche di molto, il potere dei presidi, è stata la Gilda degli insegnanti
    Protagonista della vicenda è una docente di una scuola secondaria punita dalla dirigente scolastica con 10 giorni di sospensione senza retribuzione. A quanto riferito dal sindacato autonomo dei docenti, “la sanzione disciplinare è stata inflitta perché, durante un Consiglio di classe, l'insegnante ha espresso il suo dissenso contro la proposta, avanzata dalla stessa preside, di assegnare un 6 in condotta a un alunno modello (ha la media del 9) che si era rifiutato di pagare 72 centesimi alla scuola per far riparare un estintore danneggiato da un atto vandalico di cui non era responsabile”.
    Il pagamento sarebbe stato imposto dalla dirigente scolastica a titolo di sanzione collettiva a tutti gli alunni dell'istituto. Sempre la Gilda degli insegnanti ha aggiunto che “il provvedimento cade durante gli scrutini e gli esami a cui, dunque, la docente non potrà partecipare”.
    Per il coordinatore del sindacato, Rino di Meglio, la sospensione da espletar nei giorni degli scrutini "avrà ripercussioni negative sulla valutazione degli alunni che saranno giudicati da un insegnante designato per l'occasione e che non conosce i ragazzi". Del resto, "l'attribuzione di enormi poteri disciplinari ai dirigenti scolastici, in base al principio dell'autonomia scolastica - conclude Di Meglio - sta provocando casi abnormi esattamente come avevamo previsto. Ecco perchè è necessario procedere a un'urgente riforma del sistema". Il caso è stato segnalato al ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. È probabile, a questo punto, che viale Trastevere approfondisca il caso. Ma anche che dirami il prima possibile dei chiarimenti sull’applicabilità di sanzioni, i cui effetti negativi rischiano di ripercuotersi soprattutto sugli studenti.



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  7. #6
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    DDL scuola: stop ai “poteri” dei dirigenti scolastici


    Ripreso il dibattito in Commissione Cultura alla Camera. Approvato il nuovo testo dell’articolo 2: il Piano triennale sarà elaborato dal collegio dei docenti e approvato dal consiglio di istituto. Marginale il ruolo del dirigente scolastico.
    Alle ore 10 di domenica sono ripresi in Commissione Cultura della Camera i lavori sul disegno di legge 2994.
    Nella prima ora di lavoro è stato approvato l’articolo 2 del provvedimento che, di fatto, riscrive l’articolo 3 del Regolamento dell’autonomia del 1999.
    In pratica viene eliminata la dicotomia fra POF e Piano triennale, in quanto la nuova norma prevede che “ogni istituzione scolastica predispone, con la partecipazione di tutte le sue componenti, il Piano triennale dell’offerta formativa, rivedibile annualmente. Il Piano è il documento fondamentale costitutivo dell’identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche ed esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa ed organizzativa che le singole scuole adottano nell’ambito della loro autonomia”.
    Ma la vera novità consiste nel fatto che il Piano dovrà indicare sia “il fabbisogno dei posti comuni e di sostegno dell’organico dell’autonomia sulla base del monte orario degli insegnamenti, con riferimento anche alla quota di autonomia dei curricoli e agli spazi di flessibilità, nonché del numero di alunni con disabilità” sia “il fabbisogno dei posti per il potenziamento dell’offerta formativa”.
    Farà parte del Piano anche “il piano di miglioramento dell’istituzione scolastica di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 80 del 2013″.
    Rispetto alla versione iniziale del ddl che disponeva che il Piano venisse elaborato dal dirigente scolastico, il testo approvato introduce una modifica decisiva: “Il Piano è elaborato dal collegio dei docenti sulla base degli indirizzi per le attività della scuola e delle scelte di gestione e di amministrazione definiti dal dirigente scolastico. Il Piano è approvato dal consiglio di circolo o di istituto”.
    Vedremo se questa modifica sarà considerata adeguata da chi sostiene che il ddl attribuisce troppo potere ai dirigenti scolastici.


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  8. Grazie beva Grazie per questo post
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    Poteri dirigenti e procedimenti disciplinari, la giurisprudenza. Criticare colleghi ed istituto porta licenziamento in tronco



    Con la così detta "riforma Brunetta" i poteri della dirigenza scolastica, in materia di procedimenti disciplinari, sono incrementati in maniera significativa, comportando de facto un mero incremento del contenzioso nel settore scolastico.
    La situazione, con la nuova scuola che si è affermata in questo periodo, sicuramente non potrà che peggiorare in tal senso. Uno degli aspetti più significativi che riguarda il procedimento disciplinare, nell'ambito scolastico, interessa certamente la conoscenza dei propri obblighi, doveri nonché diritti. Il Codice di Condotta dei dipendenti pubblici, per esempio, deve essere portato alla massima conoscenza dei lavoratori, cosa che non sempre accade.
    Vediamo cosa sostiene la variegata giurisprudenza in materia.
    Il Consiglio di Stato nel 2011, con la sentenza n. 5281 affermava espressamente che “Nel rapporto di pubblico impiego, in tutti i casi nei quali il comportamento individuale sia immediatamente percepibile dal lavoratore come illecito, perché contrario al cosiddetto minimo etico o a norme di rilevanza penale, non è necessario provvedere all'affissione del codice disciplinare, in quanto il lavoratore può ben rendersi conto della illiceità della propria condotta, anche al di là di una analitica predeterminazione dei comportamenti vietati e delle relative sanzioni da parte del codice disciplinare ”. Principio che in linea di massima è stato recepito da diversa successiva giurisprudenza.
    Però l'articolo 17 del DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 16 aprile 2013, n. 62 afferma che “ Le amministrazioni danno la più ampia diffusione al presente decreto, pubblicandolo sul proprio sito internet istituzionale e nella rete intranet, nonché trasmettendolo tramite e-mail a tutti i propri dipendenti e ai titolari di contratti di consulenza o collaborazione a qualsiasi titolo, anche professionale, ai titolari di organi e di incarichi negli uffici di diretta collaborazione dei vertici politici dell'amministrazione, nonché ai collaboratori a qualsiasi titolo, anche professionale, di imprese fornitrici di servizi in favore dell'amministrazione. L'amministrazione, contestualmente alla sottoscrizione del contratto di lavoro o, in mancanza, all'atto di conferimento dell'incarico, consegna e fa sottoscrivere ai nuovi assunti, con rapporti comunque denominati, copia del codice di comportamento”.
    Il DPR citato è il regolamento recante codice di comportamento dei dipendenti pubblici che spesso viene utilizzato per la formulazione di specifiche contestazioni disciplinari. il Regolamento di condotta ivi citato, deve essere posto a conoscenza del lavoratore, come d'altronde previsto dall'articolo 17 del citato DPR.
    Secondo la giurisprudenza prevalente, l’esercizio del potere disciplinare è subordinato alla predisposizione del codice disciplinare, ovverosia del codice in cui sono indicate le norme procedurali e sostanziali di cui il datore di lavoro intende avvalersi per reprimere i comportamenti dei lavoratori contrari alla disciplina aziendale.
    L’affissione del codice disciplinare costituisce requisito indispensabile di validità del codice stesso e, pertanto, la sanzione disciplinare irrogata in mancanza dell’affissione del codice è nulla poiché carente di un presupposto essenziale di validità dell’atto. (Trib. Grosseto 31/3/2003).
    La mancata affissione del codice disciplinare determina una violazione dell'art. 7, L. n. 300/1970, con conseguente nullità della sanzione comune inflitta, qualora non si sia in presenza di violazione di norme di legge o comunque di doveri fondamentali del lavoratore, riconoscibili come tali senza necessità di specifica previsione. (Trib. Milano 10/12/2002).
    Per esercitare legittimamente il potere disciplinare il datore di lavoro deve dimostrare di aver portato a conoscenza dei lavoratori il codice disciplinare mediante affissione in luogo accessibile a tutti, non potendosi considerare equipollenti mezzi di comunicazione diversi (Pret. Firenze 10/12/98).
    La mancata affissione del codice disciplinare viola la regola procedurale di cui all'art. 7 c. 1 SL (pubblicità del codice disciplinare), anche quando l'addebito disciplinare riguarda norme etiche o rilevanti penalmente. Da un lato, infatti, tale regola è espressione del principio fondamentale dell'ordinamento secondo il quale chi è perseguito per un'infrazione deve essere posto in grado di conoscere l'infrazione stessa e la relativa sanzione e, dall'altro, la norma etica o penale acquisisce anche rilievo disciplinare solo in forza di un'esplicita operazione di "costruzione" normativa, che richiede quantomeno l'introduzione, nel codice disciplinare pubblicizzato, di una norma di collegamento. (Pret. Milano 14/7/94) Sulla stessa onda il Tribunale del Lavoro di Bari, il quale nel 2014 ricordava che sono illegittime le sanzioni disciplinari applicate nei confronti del dipendente pubblico qualora adottate senza la preventiva affissione del codice disciplinare, certo, è ovviamente consolidata la massima che vuole che “ il principio di necessaria pubblicità del codice disciplinare mediante affissione in luogo accessibile a tutti non si applica allorché il licenziamento sia irrogato per sanzionare condotte del lavoratore che concretizzino violazione di norme penali o contrastino con il cd. minimo etico (conf. cass.civ. n. 22626 del 2013). Cass. civ. Sez. lavoro, 30/04/2015, n. 8784”.
    Per esempio, nella scuola, nel 2013 la Corte di Cassazione ha affermato che “costituisce comportamento gravemente lesivo del decoro e della reputazione di un istituto scolastico quello posto in essere dall'insegnante che si sia concretizzato nel sostenere, interloquendo con i genitori degli alunni, la notevole inadeguatezza dell'istituto e la carente preparazione didattica dei colleghi, con conseguente suggerimento, agli interlocutori, di iscrivere altrove i propri figli.
    Tale condotta, invero, integra certamente una violazione dei doveri fondamentali ed elementari di fedeltà e di correttezza che gravano su qualsiasi lavoratore, non potendo in alcun modo essere ricondotta, per la sua offensività, ad una legittima critica dell'operato della parte datoriale e legittima, in quanto tale, il licenziamento disciplinare dell'insegnante. Né, in senso contrario, può attribuirsi rilievo alla mancata esposizione del Codice Disciplinare in quanto trattasi di inadempienze talmente gravi e plateali da non necessitare di alcuna pubblicità disciplinare, essendo intuitivo il dovere di eliminarle e, dunque, legittimo il recesso datoriale”.


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    Concorso dirigenti scolastici, MIUR vuole bandire 1.500 posti. Si attende conferma dal MEF



    Ieri il Ministro Fedeli ha anticipato che a breve sarà pubblicato il bando per il concorso a dirigente scolastico.
    Il Ministro ha affermato ieri in audizione presso la VII Commissione che il bando è in via di pubblicazione e che rappresenterà una occasione di “progressione di carriera a quei docenti che siano interessati ad un nuovo ruolo”.
    Inoltre, consentirà “di riportare alla normalità i carichi di lavoro dei colleghi già in servizio. Solo col concorso si potrà infatti risolvere l’annoso problema delle numerose reggenze”.
    Secondo quanto risulta ad OrizzonteScuola, i posti che il Ministero ha chiesto di bandire sono 1.500. Un numero che copre tre anni di turnover, ma che deve ancora passare il vaglio del Ministero dell’economia.
    Il regolamento sarà pubblicato in Gazzetta ufficiale dopo la comunicazione, che avverrà a brevissimo, alla presidenza del Consiglio dei ministri e il visto della Corte dei conti. Terminato questo iter, si procederà a chiedere al ministro della Funzione pubblica e al Mef l’autorizzazione a bandire il corso-concorso.


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  11. #9
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    Nuovo testo unico: il ds può sospendere i docenti


    Lo schema di decreto legislativo recante modifiche e integrazioni al testo unico del pubblico impiego è stato depositato alle Camere.
    Il provvedimento riporta il numero 393 e dovrà essere esaminato dalle Commissioni Lavoro e Bilancio oltre dalla Commissione parlamentare per la semplificazione.
    Deputati e senatori avranno tempo fino al 29 aprile per formulare il proprio parere, dopo di che il Governo potrà adottare il testo definitivo del decreto.
    Il provvedimento è particolarmente complesso e consta di 24 articoli che modificano in modo più o meno significativo numerose disposizioni del “vecchio” testo unico sul pubblico impiego 165 del 2001.
    Per quanto riguarda la scuola le norme più importanti riguardano la possibilità dei contratti nazionali di intervenire sulle disposizioni di legge e il codice disciplinare.
    Su questo secondo aspetto va subito chiarito che le notizie finora diffuse risultano completamente smentite da una lettura accurata del testo e della relazione allegata: il nuovo decreto chiarisce una volta per tutte che la sanzione della sospensione dal servizio fino a 10 giorni rientra fra le competenze del dirigente scolastico.
    Sulla questione del rapporto legge-contratto risultano pienamnte confermate le nostre anticipazioni.
    Il decreto, quindi, non sembra affatto andare nella direzione sperata dalle organizzazioni sindacali che certamente si faranno sentire quanto prima.

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  12. #10
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    Dirigenti scolastici, il concorso slitta ad aprile: «Nuovo regolamento»


    Era stato annunciato a dicembre, il nuovo concorso per presidi che avrebbe dovuto colmare le carenze del sistema ed evitare le reggenze complesse che negli ultimi anni hanno reso complicatissima la vita di alcuni dirigenti scolastici
    Sarà bandito ad aprile il concorso per dirigenti scolastici: sono queste le ultime novità che arrivano dal ministero dell’Istruzione dopo l’ennesimo rinvio. Atteso da anni, per coprire almeno un migliaio di posti vuoti fino al 2020, era stato annunciato dalla ministra Stefania Giannini lo scorso anno come una delle novità del nuovo corso del sistema scolastico. Obiettivo? Evitare presidi che gestiscono fino a 8 istituti distanti tra loro e con differenti esigenze, e restituire finalmente alla figura del dirigente tutta la dignità che il nuovo ruolo di responsabilità disegnato dalla Buona scuola le attribuiva. Il concorso doveva svolgersi a dicembre, con una prova preselettiva, una prova scritta ed una orale per accertare le competenze anche linguistiche e infine un corso di formazione dirigenziale di 4 mesi più un tirocinio di altri 4 mesi. Ma il bando non è mai arrivato.
    La conta dei posti vuoti
    Il ministero della Funzione pubblica e quello delle Finanze, quando hanno visto il regolamento, hanno infatti riscontrato delle imprecisioni, delle irregolarità, delle carenze nelle procedure, che avrebbero potuto inficiare il concorso. E allora hanno spedito tutto di nuovo al mittente. I tecnici del Miur si sono rimessi al lavoro, e adesso hanno prodotto un nuovo regolamento, che per le linee generali assomiglia al precedente ma chiarisce alcuni aspetti procedurali considerati fondamentali. Questo regolamento dovrà ricevere il visto del Consiglio di Stato, e solo allora si potrà bandire il concorso. Non prima di un mese e mezzo. Con la speranza che non ci siano altri intoppi, pena il serio rischio stallo per diverse regioni. Due anni fa l’Anief stimava che nel 2016 ci sarebbe stata una scuola su 4 senza preside, e di fattole scuole senza preside nello scorso anno scolastico erano stimate sulle 1500, con un numero record di reggenze in Lombardia (più di 150), in Veneto (135), in Emilia (173), a Roma (90). Difficile immaginare che, se il concorso verrà bandito in aprile, potrà portare nuovi presidi in classe già a settembre. Quindi nell’anno scolastico 2017-2018 la situazione sembra destinata a peggiorare.
    Il piatto piange
    Per non parlare degli stipendi. Quello di un preside si aggira intorno ai 50-60 mila l’anno, ma chi ha una reggenza percepisce appena 700 euro in più (lordi) al mese: quindi le reggenze di fatto permettono allo Stato di risparmiare, ma ingolfano le competenze dei presidi. Che infatti sono sul piede di guerra e hanno promosso una petizione per chiedere strumenti di lavoro efficaci e retribuzioni giuste: «La complessità gestionale di un’istituzione scolastica non è seconda a nessun’altra amministrazione né per ampiezza di competenze né per numero di addetti o di soggetti governati. Appare pertanto con ogni evidenza che l’attuale trattamento economico riservato ai dirigenti scolastici è del tutto ingiustificato», scrivono. E al danno, in certi casi, si aggiunge la beffa: Udir segnala la richiesta da parte del ministero dell’Istruzione di cifre fino a 10 mila euro per retribuzioni percepite ingiustamente da dirigenti scolastici calabresi e veneti tra il 2012 e il 2015. «La lettera ad personam sta arrivando a 600 presidi veneti e presto anche a quelli calabresi: in alcuni casi le cifre da restituire sarebbero del 25% superiori a quelle pattuite dai sindacati rappresentativi nei CCNL e nei CIR firmati per effetto del dimensionamento, che nei tagli colpisce pure i dirigenti lucani», denuncia il sindacato, concludendo: «Siamo alla follia: hanno stipendi dimezzati e ora il ministero vuole indietro i soldi».


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