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Discussione: Mobilità: errori negli allegati. I docenti rischiano di perdere punti.

  1. #291
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    Trasferimenti. I furbetti delle dichiarazioni fasulle per la 104


    Furbetti dei trasferimenti, veri e presunti. Due quotidiani dedicano ampio spazio a iniziative giudiziarie e amministrative relative a docenti che hanno (o avrebbero) presentato documentazioni false per ottenere il trasferimento nella provincia di residenza provenendo da regioni o province lontane.
    L’edizione di Palermo di Repubblica riporta il caso di quattro professori licenziati per attestazioni false relative alla 104 per assistenza a familiari, grazie alle quali avevano ottenuto cinque anni fa il trasferimento ad Agrigento. Il caso ‘Agrigento’ era esploso a seguito della denuncia di docenti contro interessati, mettendo allo scoperto un giro di falsi che aveva coinvolto 101 persone tra docenti, personale Ata e medici compiacenti.
    La condanna dei quattro professori licenziati è soltanto l’inizio di un procedimento che dovrebbe prevedere tra breve tempo un secondo giudizio riguardante altri 48 docenti.
    Il secondo caso dei furbetti dei trasferimenti è riportato dall’edizione di Salerno de Il Mattino che riferisce come l’Ufficio scolastico provinciale, a seguito di segnalazioni di docenti ‘penalizzati’, ha avviato accertamenti per verificare l’attendibilità della documentazione prodotta da sette professori, grazie alla quale avevano ottenuto il trasferimento in provincia, provenendo da regioni del centro-nord.
    Se il falso sarà accertato, non sarà necessario attendere la sentenza dell’autorità giudiziaria. L’Ufficio scolastico potrà procedere al licenziamento in tronco sulla base di una recente norma contrattuale voluta dal ministro Fedeli.
    L’articolo 29 del CCNL 2016-18 prevede infatti che il licenziamento, oltre ai casi già previsti, può essere disposto per due tipologie di reato:

    1. a) atti, comportamenti o molestie a carattere sessuale, riguardanti studentesse o studenti affidati alla vigilanza del personale, anche ove non sussista la gravità o la reiterazione, dei comportamenti;
    2. b) dichiarazioni false e mendaci, che abbiano l’effetto di far conseguire un vantaggio nelle procedure di mobilità territoriale o professionale.





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    Per il TAR Lazio i contenziosi sulla mobilità spettano al giudice del lavoro




    Con la Sentenza del 24 luglio 2019 il TAR Lazio interviene su una questione che vede gli orientamenti giostrare tra di loro.
    Ora è competenza del giudice ordinario, ora è competenza della giustizia amministrativa. Una questione per quanto “tecnica” che in realtà interessa tutti i docenti che sono costretti ad impugnare gli atti sulla mobilità quando ravvisano delle ingiustizie ed illegittimità. Ed i contenziosi in materia sono tanti.
    Il caso di specie riguarda un contenzioso sulla mobilità, viene impugnato il provvedimento di assegnazione di ufficio della sede definitiva nonché l’ordinanza ministeriale dell’8 agosto 2018, avente ad oggetto la disciplina del personale docente educativo ed A.T.A. per l’anno scolastico 2016-2017 della sede di ufficio, contestandone la legittimità per violazione di legge ed eccesso di potere sotto diversi profili. La ricorrente in questione contestava soprattutto che avendo conseguito l’assunzione con la stipula del contratto a tempo indeterminato nelle fasi 0 e A del piano straordinario di assunzioni di cui alla legge n. 107 del 2015 avrebbe dovuto essere assegnata con precedenza rispetto ai docenti assunti nel 2015/2016 (fasi B e C), a quelli assunti dalle graduatorie di merito (fase B3) ed a quelli assunti dalle GAE (fase C).
    Quando ci si rivolge al giudice amministrativo e a quello ordinario?
    In via generale il Collegio sottolinea che in materia di lavoro pubblico privatizzato, quale è quello dei docenti di scuola secondaria, il titolare del diritto soggettivo che risenta degli effetti di un atto amministrativo, non può scegliere, per la tutela del diritto, di rivolgersi al giudice amministrativo per l’annullamento dell’atto, oppure al giudice ordinario per la tutela del rapporto di lavoro previa disapplicazione dell’atto presupposto, atteso che, in tutti i casi nei quali vengono in considerazione atti amministrativi presupposti – ove si agisca a tutela delle posizioni di diritto soggettivo in materia di lavoro pubblico – è consentita esclusivamente l’instaurazione del giudizio ordinario, nel quale la tutela è pienamente assicurata dalla disapplicazione dell’atto e dagli ampi poteri riconosciuti al giudice ordinario dal comma 2 dell’art. 63 d. lgs. n. 165 del 2001 (Cass. sez. un., 05/06/2006, n.13169).
    Il rapporto di lavoro dei docenti della scuola rientra nella giurisdizione del giudice del Lavoro
    Per quanto concerne il rapporto di lavoro dei docenti di scuola secondaria, esso, quale che sia il tipo di atto impugnato, rientra nella giurisdizione esclusiva del G.O. risultando irrilevante, al fine del riparto giurisdizionale, la distinzione tra atti autoritativi-discrezionali e atti paritetici, e con eccezione per le sole procedure concorsuali, che sono devolute alla giurisdizione esclusiva del G.A. (T.A.R. Marche, sez. I, 09/11/2012, n.727).
    Sulla mobilità la competenza non è della giustizia amministrativa
    Più in particolare per quanto riguarda la procedura di mobilità la Sezione con la recente sentenza n.9476/2019 ha affermato che “Occorre considerare che la procedura in questione costituisce una procedura di mobilità interna a tutti gli effetti, con la conseguente applicazione della riserva di disciplina alla contrattazione collettiva nei limiti previsti dall’ordinamento giuridico ai sensi dell’art. 40 del d.lgs. n. 165 del 2001, il quale precisa che “Nelle materie relative alle sanzioni disciplinari, alla valutazione delle prestazioni ai fini della corresponsione del trattamento accessorio, della mobilita’, la contrattazione collettiva e’ consentita nei limiti previsti dalle norme di legge”. (…) La conclusione alla quale perviene è rappresentata dalla natura privata del procedimento di mobilità che non consente di configurare in astratto interessi legittimi, situazioni giuridiche soggettive concepibili solo in correlazione con l’attività autoritativa dell’amministrazione che costituisce il presupposto costituzionalmente obbligato perché una controversia sia attribuita ai sensi dell’art. 103 Cost. alla giurisdizione del giudice amministrativo.
    Le controversie in materia di personale AFAM appartengono al giudice ordinario
    Ad analoga conclusione è pervenuta la giurisprudenza di legittimità anche con riferimento al personale Afam (Cass. 26 giugno 2019, n. 17140), precisando che “Le controversie in materia di mobilità del personale degli istituti di alta formazione e specializzazione artistica e musicale (AFAM) appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario, in quanto la l. n. 508 del 1999, pur inquadrando i predetti istituti tra le istituzioni di alta cultura riconosciute dall’art. 33 Cost. e garantendone l’autonomia statutaria e organizzativa, e pur avendo regolato il conferimento degli incarichi di insegnamento secondo modalità diverse sia da quelle previste per gli insegnanti di scuola primaria e secondaria, sia da quelle proprie dei professori universitari, ha nondimeno affidato alla contrattazione collettiva, nell’ambito di un apposito comparto, la disciplina del rapporto di lavoro di tale categoria di dipendenti, inclusi i criteri di distribuzione del personale e la mobilità interna. Il caso di specie non si sottrae al principio affermato dalla Corte di Cassazione.
    La mobilità non ha carattere concorsuale
    Si precisa ancora in punto di giurisdizione che la procedura in oggetto non ha carattere concorsuale, alla luce del costante orientamento della giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. 26270/2016) secondo cui l’art. 63, comma 4, del d.lgs. n. 165 del 2001, si interpreta, alla stregua dei principi enucleati, ex art. 97 Cost., dal giudice delle leggi, nel senso che per “procedure concorsuali di assunzione”, ascritte al diritto pubblico ed all’attività autoritativa dell’amministrazione, si intendono non soltanto quelle preordinate alla costituzione “ex novo” dei rapporti di lavoro (come le procedure aperte a candidati esterni, ancorché vi partecipino soggetti già dipendenti pubblici), ma anche i procedimenti concorsuali interni, destinati, cioè, a consentire l’inquadramento dei dipendenti in aree funzionali o categorie più elevate, con novazione oggettiva dei rapporti di lavoro.



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    Mobilità interprovinciale per cure continuative


    Importante pronuncia del Tribunale di Cosenza – Sezione Lavoro – che con ordinanza emessa in data 28 agosto in un procedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c promosso dall’avvocato Maurizio Feraudo di Acri (Cs), ha dato concretezza al riconoscimento nella mobilità interprovinciale della precedenza del personale scolastico (non necessariamente disabile) che ha bisogno di particolari cure a carattere continuativo per gravi patologie espressamente contemplata nell’art. 13 (sistema delle precedenze) punto III) n. 2) del CCNI sottoscritto il 6/3/2019 per gli anni relativi al triennio 2019/20, 2020/21 e 2021/22. Mobilità interprovinciale che, tuttavia, di fatto viene riconosciuta dal Miur solo nel caso in cui il richiedente debba sottoporsi a cure chemioterapiche.
    L’ordinanza fa chiarezza sul significato di “gravi patologie” le quali – sostiene il Tribunale – non possono ritenersi limitate solo a quella richiamata a titolo esemplificativo nel testo del CCNI.
    Condizione per beneficiare della invocata precedenza interprovinciale è che il richiedente abbia espresso come prima preferenza una o più istituzioni scolastiche comprese nel comune ove lo stesso deve sottoporsi alle cure, cosi come previsto dal richiamato contratto integrativo.
    È su tale presupposto che il Tribunale, accogliendo la tesi difensiva dell’avvocato Maurizio Feraudo, ha ordinato al Miur di trasferire il ricorrente, la cui domanda di mobilità interprovinciale per “cure continuative” non era stata accolta, ad un istituto scolastico sito nel Comune ove lo stesso è in cura ovvero ad un Comune viciniore.
    Il comportamento dell’amministrazione, che ha negato il diritto al trasferimento, è stato, pertanto, dichiarato illegittimo avendo il ricorrente dimostrato di poter fruire della precedenza ex art. 13 CCNI.
    Il Tribunale non ha mancato di sottolineare come “la norma pattizia” contenuta nell’art. 13 del richiamato CCNI si “chiarissima nel riconoscere un diritto di precedenza anche a chi non sia stato riconosciuto come portatore di handicap grave, a condizione, appunto, che il lavoratore sia affetto da patologie che richiedono particolari cure a carattere continuativo, con facoltà di ottenere il trasferimento presso istituzioni scolastiche (all’interno e per la provincia in cui è ubicato il comune di cura), da indicare nella domanda come prima preferenza”.


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    Mobilità per incompatibilità ambientale del docente, non è una sanzione disciplinare. Sentenza




    I casi dei provvedimenti di incompatibilità ambientale non hanno rilievo disciplinare. Arriva l’ennesima sentenza di un tribunale italiano che continua a seguire il seguente orientamento in ambito scolastico.
    Fatto
    Una docente, vicaria di un DS, ricorreva in giudizio per accertarsi la declaratoria di illegittimità del trasferimento per incompatibilità ambientale disposto dall’Ufficio Scolastico Provinciale dalla sua precedente sede di servizio ad altra scuola. Parte ricorrente in via preliminare ha eccepito che” il provvedimento sarebbe stato adottato da “funzionario incompatibile” e si tratterebbe di un atto ” intrinsecamente disciplinare” emesso “senza tuttavia rispettare la necessaria procedura” e nel merito, ha affermato che ” il Provvedimento è adottato sulla base di una ricostruzione fattuale in gran parte erronea, comunque parziale e ideologicamente orientata” sollevando anche altre questioni.
    Il Tribunale Brescia Sez. lavoro, Sent., 12-06-2019 respinge il ricorso della lavoratrice, richiamando anche una giurisprudenza di Cassazione che può essere utile conoscere per orientarsi in questa fattispecie che nella scuola è diffusa e problematica.
    Il provvedimento di trasferimento di incompatibilità ambientale non ha carattere disciplinare
    “(…)Va perciò esclusa la sussistenza dei lamentati vizi formali in quanto non si è affatto in presenza di un provvedimento di natura disciplinare bensì di un atto che prescinde del tutto dalla valutazione del comportamento del lavoratore trasferito. Come da tempo affermato dalla Suprema Corte: “L’istituto è ora riconducibile alle ragioni tecniche, organizzative e produttive di cui all’art. 2103 c.c…. Trattasi di un provvedimento che non ha carattere disciplinare, con la conseguenza che la sua legittimità prescinde dall’osservanza di qualsiasi altra garanzia sostanziale o procedimentale che sia stabilita per le sanzioni disciplinari. In tali casi, il controllo giurisdizionale sulle comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive, che legittimano il trasferimento del lavoratore subordinato, deve essere diretto ad accertare soltanto se vi sia corrispondenza tra il provvedimento datoriale e le finalità che la P.A. datrice di lavoro ha posto a suo fondamento: il controllo stesso non può essere esteso al merito della scelta organizzativa, nè questa deve presentare necessariamente i caratteri della inevitabilità, essendo sufficiente che il trasferimento concreti una tra le scelte ragionevoli che il datore di lavoro possa adottare sul piano tecnico, organizzativo o produttivo “. ( Ved. Cass. civ. Sez. lavoro, 27-01-2017, n. 2143). Analogamente in altra vicenda la Cassazione ( ved. Cass. Se. Lav. n.11833 dep. 4 maggio 2017) ha chiarito che “La situazione di incompatibilità – infatti – riguarda situazioni oggettive o situazioni soggettive valutate secondo un criterio oggettivo, indipendentemente dalla colpevolezza o dalla violazione di doveri d’ufficio del lavoratore, causa di disfunzione e disorganizzazione, non compatibile con il normale svolgimento dell’attività lavorativa”. E il trasferimento imposto al docente per tali cause rientra nell’esercizio dei poteri di carattere gestionale degli organi scolastici e “mantiene una propria autonoma funzionale e procedimentale”
    L’assunzione del provvedimento di incompatibilità ambientale è doverosa per tutelare i dipendenti
    “E’ poi appena il caso di segnalare che l’assunzione di siffatta tipologia di provvedimenti è una iniziativa doverosa anche per il datore di lavoro pubblico sia al fine di garantire la salute fisica e psichica dei dipendenti in genere e vieppiù del lavoratore interessato dal conflitto, sia per garantire la piena e serena operatività della attività “In tema di pubblico impiego, l’attuazione dei principi di cui all’art. 97 Cost. può legittimare l’assegnazione a settori o mansioni diverse del pubblico dipendente nei casi di situazioni di fatto di incompatibilità ambientale, che, se pure prescindono da ragioni punitive o disciplinari e sono riconducibili in via sistematica all’art. 2103 c.c., si distinguono dalle ordinarie esigenze di assetto organizzativo, in quanto costituiscono esse stesse causa di disorganizzazione e disfunzione realizzando, di per sé, un’obiettiva esigenza di modifica e spostamento di settore organizzativo o del luogo di lavoro” ( Ved. ex multis Cass. civ. Sez. lavoro, 18-10-2016, n. 21030).”
    Il giudice non può sostituirsi al datore di lavoro deve solo verificare sussistenza requisiti
    “In conclusione nella presente fattispecie questo Giudice è chiamato a verificare se sussistano ed abbiano carattere oggettivo le esigenze in relazione alle quali la parte resistente ha disposto il trasferimento per incompatibilità ambientale al fine di escluderne la natura punitiva o discriminatoria, ma non può entrare nel merito della scelta gestionale ed organizzativa di competenza del datore di lavoro. Sicché non può in alcun modo sostituirsi al datore di lavoro né al fine di valutare la congruità del comportamento adottato rispetto ai problemi ambientali insorti, né il soggetto in relazione al quale è stata assunta la decisione del trasferimento, essendo sufficiente accertare che quella seguita era appunto una delle possibile scelte ragionevoli da adottare.”




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