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Discussione: Mobilità: errori negli allegati. I docenti rischiano di perdere punti.

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    Trasferimenti. I furbetti delle dichiarazioni fasulle per la 104


    Furbetti dei trasferimenti, veri e presunti. Due quotidiani dedicano ampio spazio a iniziative giudiziarie e amministrative relative a docenti che hanno (o avrebbero) presentato documentazioni false per ottenere il trasferimento nella provincia di residenza provenendo da regioni o province lontane.
    L’edizione di Palermo di Repubblica riporta il caso di quattro professori licenziati per attestazioni false relative alla 104 per assistenza a familiari, grazie alle quali avevano ottenuto cinque anni fa il trasferimento ad Agrigento. Il caso ‘Agrigento’ era esploso a seguito della denuncia di docenti contro interessati, mettendo allo scoperto un giro di falsi che aveva coinvolto 101 persone tra docenti, personale Ata e medici compiacenti.
    La condanna dei quattro professori licenziati è soltanto l’inizio di un procedimento che dovrebbe prevedere tra breve tempo un secondo giudizio riguardante altri 48 docenti.
    Il secondo caso dei furbetti dei trasferimenti è riportato dall’edizione di Salerno de Il Mattino che riferisce come l’Ufficio scolastico provinciale, a seguito di segnalazioni di docenti ‘penalizzati’, ha avviato accertamenti per verificare l’attendibilità della documentazione prodotta da sette professori, grazie alla quale avevano ottenuto il trasferimento in provincia, provenendo da regioni del centro-nord.
    Se il falso sarà accertato, non sarà necessario attendere la sentenza dell’autorità giudiziaria. L’Ufficio scolastico potrà procedere al licenziamento in tronco sulla base di una recente norma contrattuale voluta dal ministro Fedeli.
    L’articolo 29 del CCNL 2016-18 prevede infatti che il licenziamento, oltre ai casi già previsti, può essere disposto per due tipologie di reato:

    1. a) atti, comportamenti o molestie a carattere sessuale, riguardanti studentesse o studenti affidati alla vigilanza del personale, anche ove non sussista la gravità o la reiterazione, dei comportamenti;
    2. b) dichiarazioni false e mendaci, che abbiano l’effetto di far conseguire un vantaggio nelle procedure di mobilità territoriale o professionale.





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    Per il TAR Lazio i contenziosi sulla mobilità spettano al giudice del lavoro




    Con la Sentenza del 24 luglio 2019 il TAR Lazio interviene su una questione che vede gli orientamenti giostrare tra di loro.
    Ora è competenza del giudice ordinario, ora è competenza della giustizia amministrativa. Una questione per quanto “tecnica” che in realtà interessa tutti i docenti che sono costretti ad impugnare gli atti sulla mobilità quando ravvisano delle ingiustizie ed illegittimità. Ed i contenziosi in materia sono tanti.
    Il caso di specie riguarda un contenzioso sulla mobilità, viene impugnato il provvedimento di assegnazione di ufficio della sede definitiva nonché l’ordinanza ministeriale dell’8 agosto 2018, avente ad oggetto la disciplina del personale docente educativo ed A.T.A. per l’anno scolastico 2016-2017 della sede di ufficio, contestandone la legittimità per violazione di legge ed eccesso di potere sotto diversi profili. La ricorrente in questione contestava soprattutto che avendo conseguito l’assunzione con la stipula del contratto a tempo indeterminato nelle fasi 0 e A del piano straordinario di assunzioni di cui alla legge n. 107 del 2015 avrebbe dovuto essere assegnata con precedenza rispetto ai docenti assunti nel 2015/2016 (fasi B e C), a quelli assunti dalle graduatorie di merito (fase B3) ed a quelli assunti dalle GAE (fase C).
    Quando ci si rivolge al giudice amministrativo e a quello ordinario?
    In via generale il Collegio sottolinea che in materia di lavoro pubblico privatizzato, quale è quello dei docenti di scuola secondaria, il titolare del diritto soggettivo che risenta degli effetti di un atto amministrativo, non può scegliere, per la tutela del diritto, di rivolgersi al giudice amministrativo per l’annullamento dell’atto, oppure al giudice ordinario per la tutela del rapporto di lavoro previa disapplicazione dell’atto presupposto, atteso che, in tutti i casi nei quali vengono in considerazione atti amministrativi presupposti – ove si agisca a tutela delle posizioni di diritto soggettivo in materia di lavoro pubblico – è consentita esclusivamente l’instaurazione del giudizio ordinario, nel quale la tutela è pienamente assicurata dalla disapplicazione dell’atto e dagli ampi poteri riconosciuti al giudice ordinario dal comma 2 dell’art. 63 d. lgs. n. 165 del 2001 (Cass. sez. un., 05/06/2006, n.13169).
    Il rapporto di lavoro dei docenti della scuola rientra nella giurisdizione del giudice del Lavoro
    Per quanto concerne il rapporto di lavoro dei docenti di scuola secondaria, esso, quale che sia il tipo di atto impugnato, rientra nella giurisdizione esclusiva del G.O. risultando irrilevante, al fine del riparto giurisdizionale, la distinzione tra atti autoritativi-discrezionali e atti paritetici, e con eccezione per le sole procedure concorsuali, che sono devolute alla giurisdizione esclusiva del G.A. (T.A.R. Marche, sez. I, 09/11/2012, n.727).
    Sulla mobilità la competenza non è della giustizia amministrativa
    Più in particolare per quanto riguarda la procedura di mobilità la Sezione con la recente sentenza n.9476/2019 ha affermato che “Occorre considerare che la procedura in questione costituisce una procedura di mobilità interna a tutti gli effetti, con la conseguente applicazione della riserva di disciplina alla contrattazione collettiva nei limiti previsti dall’ordinamento giuridico ai sensi dell’art. 40 del d.lgs. n. 165 del 2001, il quale precisa che “Nelle materie relative alle sanzioni disciplinari, alla valutazione delle prestazioni ai fini della corresponsione del trattamento accessorio, della mobilita’, la contrattazione collettiva e’ consentita nei limiti previsti dalle norme di legge”. (…) La conclusione alla quale perviene è rappresentata dalla natura privata del procedimento di mobilità che non consente di configurare in astratto interessi legittimi, situazioni giuridiche soggettive concepibili solo in correlazione con l’attività autoritativa dell’amministrazione che costituisce il presupposto costituzionalmente obbligato perché una controversia sia attribuita ai sensi dell’art. 103 Cost. alla giurisdizione del giudice amministrativo.
    Le controversie in materia di personale AFAM appartengono al giudice ordinario
    Ad analoga conclusione è pervenuta la giurisprudenza di legittimità anche con riferimento al personale Afam (Cass. 26 giugno 2019, n. 17140), precisando che “Le controversie in materia di mobilità del personale degli istituti di alta formazione e specializzazione artistica e musicale (AFAM) appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario, in quanto la l. n. 508 del 1999, pur inquadrando i predetti istituti tra le istituzioni di alta cultura riconosciute dall’art. 33 Cost. e garantendone l’autonomia statutaria e organizzativa, e pur avendo regolato il conferimento degli incarichi di insegnamento secondo modalità diverse sia da quelle previste per gli insegnanti di scuola primaria e secondaria, sia da quelle proprie dei professori universitari, ha nondimeno affidato alla contrattazione collettiva, nell’ambito di un apposito comparto, la disciplina del rapporto di lavoro di tale categoria di dipendenti, inclusi i criteri di distribuzione del personale e la mobilità interna. Il caso di specie non si sottrae al principio affermato dalla Corte di Cassazione.
    La mobilità non ha carattere concorsuale
    Si precisa ancora in punto di giurisdizione che la procedura in oggetto non ha carattere concorsuale, alla luce del costante orientamento della giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. 26270/2016) secondo cui l’art. 63, comma 4, del d.lgs. n. 165 del 2001, si interpreta, alla stregua dei principi enucleati, ex art. 97 Cost., dal giudice delle leggi, nel senso che per “procedure concorsuali di assunzione”, ascritte al diritto pubblico ed all’attività autoritativa dell’amministrazione, si intendono non soltanto quelle preordinate alla costituzione “ex novo” dei rapporti di lavoro (come le procedure aperte a candidati esterni, ancorché vi partecipino soggetti già dipendenti pubblici), ma anche i procedimenti concorsuali interni, destinati, cioè, a consentire l’inquadramento dei dipendenti in aree funzionali o categorie più elevate, con novazione oggettiva dei rapporti di lavoro.



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    Mobilità interprovinciale per cure continuative


    Importante pronuncia del Tribunale di Cosenza – Sezione Lavoro – che con ordinanza emessa in data 28 agosto in un procedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c promosso dall’avvocato Maurizio Feraudo di Acri (Cs), ha dato concretezza al riconoscimento nella mobilità interprovinciale della precedenza del personale scolastico (non necessariamente disabile) che ha bisogno di particolari cure a carattere continuativo per gravi patologie espressamente contemplata nell’art. 13 (sistema delle precedenze) punto III) n. 2) del CCNI sottoscritto il 6/3/2019 per gli anni relativi al triennio 2019/20, 2020/21 e 2021/22. Mobilità interprovinciale che, tuttavia, di fatto viene riconosciuta dal Miur solo nel caso in cui il richiedente debba sottoporsi a cure chemioterapiche.
    L’ordinanza fa chiarezza sul significato di “gravi patologie” le quali – sostiene il Tribunale – non possono ritenersi limitate solo a quella richiamata a titolo esemplificativo nel testo del CCNI.
    Condizione per beneficiare della invocata precedenza interprovinciale è che il richiedente abbia espresso come prima preferenza una o più istituzioni scolastiche comprese nel comune ove lo stesso deve sottoporsi alle cure, cosi come previsto dal richiamato contratto integrativo.
    È su tale presupposto che il Tribunale, accogliendo la tesi difensiva dell’avvocato Maurizio Feraudo, ha ordinato al Miur di trasferire il ricorrente, la cui domanda di mobilità interprovinciale per “cure continuative” non era stata accolta, ad un istituto scolastico sito nel Comune ove lo stesso è in cura ovvero ad un Comune viciniore.
    Il comportamento dell’amministrazione, che ha negato il diritto al trasferimento, è stato, pertanto, dichiarato illegittimo avendo il ricorrente dimostrato di poter fruire della precedenza ex art. 13 CCNI.
    Il Tribunale non ha mancato di sottolineare come “la norma pattizia” contenuta nell’art. 13 del richiamato CCNI si “chiarissima nel riconoscere un diritto di precedenza anche a chi non sia stato riconosciuto come portatore di handicap grave, a condizione, appunto, che il lavoratore sia affetto da patologie che richiedono particolari cure a carattere continuativo, con facoltà di ottenere il trasferimento presso istituzioni scolastiche (all’interno e per la provincia in cui è ubicato il comune di cura), da indicare nella domanda come prima preferenza”.


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    Mobilità per incompatibilità ambientale del docente, non è una sanzione disciplinare. Sentenza




    I casi dei provvedimenti di incompatibilità ambientale non hanno rilievo disciplinare. Arriva l’ennesima sentenza di un tribunale italiano che continua a seguire il seguente orientamento in ambito scolastico.
    Fatto
    Una docente, vicaria di un DS, ricorreva in giudizio per accertarsi la declaratoria di illegittimità del trasferimento per incompatibilità ambientale disposto dall’Ufficio Scolastico Provinciale dalla sua precedente sede di servizio ad altra scuola. Parte ricorrente in via preliminare ha eccepito che” il provvedimento sarebbe stato adottato da “funzionario incompatibile” e si tratterebbe di un atto ” intrinsecamente disciplinare” emesso “senza tuttavia rispettare la necessaria procedura” e nel merito, ha affermato che ” il Provvedimento è adottato sulla base di una ricostruzione fattuale in gran parte erronea, comunque parziale e ideologicamente orientata” sollevando anche altre questioni.
    Il Tribunale Brescia Sez. lavoro, Sent., 12-06-2019 respinge il ricorso della lavoratrice, richiamando anche una giurisprudenza di Cassazione che può essere utile conoscere per orientarsi in questa fattispecie che nella scuola è diffusa e problematica.
    Il provvedimento di trasferimento di incompatibilità ambientale non ha carattere disciplinare
    “(…)Va perciò esclusa la sussistenza dei lamentati vizi formali in quanto non si è affatto in presenza di un provvedimento di natura disciplinare bensì di un atto che prescinde del tutto dalla valutazione del comportamento del lavoratore trasferito. Come da tempo affermato dalla Suprema Corte: “L’istituto è ora riconducibile alle ragioni tecniche, organizzative e produttive di cui all’art. 2103 c.c…. Trattasi di un provvedimento che non ha carattere disciplinare, con la conseguenza che la sua legittimità prescinde dall’osservanza di qualsiasi altra garanzia sostanziale o procedimentale che sia stabilita per le sanzioni disciplinari. In tali casi, il controllo giurisdizionale sulle comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive, che legittimano il trasferimento del lavoratore subordinato, deve essere diretto ad accertare soltanto se vi sia corrispondenza tra il provvedimento datoriale e le finalità che la P.A. datrice di lavoro ha posto a suo fondamento: il controllo stesso non può essere esteso al merito della scelta organizzativa, nè questa deve presentare necessariamente i caratteri della inevitabilità, essendo sufficiente che il trasferimento concreti una tra le scelte ragionevoli che il datore di lavoro possa adottare sul piano tecnico, organizzativo o produttivo “. ( Ved. Cass. civ. Sez. lavoro, 27-01-2017, n. 2143). Analogamente in altra vicenda la Cassazione ( ved. Cass. Se. Lav. n.11833 dep. 4 maggio 2017) ha chiarito che “La situazione di incompatibilità – infatti – riguarda situazioni oggettive o situazioni soggettive valutate secondo un criterio oggettivo, indipendentemente dalla colpevolezza o dalla violazione di doveri d’ufficio del lavoratore, causa di disfunzione e disorganizzazione, non compatibile con il normale svolgimento dell’attività lavorativa”. E il trasferimento imposto al docente per tali cause rientra nell’esercizio dei poteri di carattere gestionale degli organi scolastici e “mantiene una propria autonoma funzionale e procedimentale”
    L’assunzione del provvedimento di incompatibilità ambientale è doverosa per tutelare i dipendenti
    “E’ poi appena il caso di segnalare che l’assunzione di siffatta tipologia di provvedimenti è una iniziativa doverosa anche per il datore di lavoro pubblico sia al fine di garantire la salute fisica e psichica dei dipendenti in genere e vieppiù del lavoratore interessato dal conflitto, sia per garantire la piena e serena operatività della attività “In tema di pubblico impiego, l’attuazione dei principi di cui all’art. 97 Cost. può legittimare l’assegnazione a settori o mansioni diverse del pubblico dipendente nei casi di situazioni di fatto di incompatibilità ambientale, che, se pure prescindono da ragioni punitive o disciplinari e sono riconducibili in via sistematica all’art. 2103 c.c., si distinguono dalle ordinarie esigenze di assetto organizzativo, in quanto costituiscono esse stesse causa di disorganizzazione e disfunzione realizzando, di per sé, un’obiettiva esigenza di modifica e spostamento di settore organizzativo o del luogo di lavoro” ( Ved. ex multis Cass. civ. Sez. lavoro, 18-10-2016, n. 21030).”
    Il giudice non può sostituirsi al datore di lavoro deve solo verificare sussistenza requisiti
    “In conclusione nella presente fattispecie questo Giudice è chiamato a verificare se sussistano ed abbiano carattere oggettivo le esigenze in relazione alle quali la parte resistente ha disposto il trasferimento per incompatibilità ambientale al fine di escluderne la natura punitiva o discriminatoria, ma non può entrare nel merito della scelta gestionale ed organizzativa di competenza del datore di lavoro. Sicché non può in alcun modo sostituirsi al datore di lavoro né al fine di valutare la congruità del comportamento adottato rispetto ai problemi ambientali insorti, né il soggetto in relazione al quale è stata assunta la decisione del trasferimento, essendo sufficiente accertare che quella seguita era appunto una delle possibile scelte ragionevoli da adottare.”




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    Mobilità, il Tar Lazio condanna l’algortimo della 107: “Era contro la Costituzione”


    E’ arrivata la sentenza del Tar Lazio sezione Terza bis, dello scorso 10 settembre che conferma l’errore del famoso algoritmo della mobilità 2016, quando gli assunti della Buona Scuola furono dirottati a migliaia di chilometri da casa.
    Secondo il Tar Lazio, riporta La Repubblica, il ministero dell’Istruzione ai tempi di Stefania Giannini Minsitro, si rese colpevole “di una grave lacuna amministrativa” lasciando il potere decisionale a un algoritmo non controllato da mano umana: “Un metodo orwelliano”, scrivono i giudici, che cozza con la Costituzione e persino con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. “Le procedure informatiche, finanche ove pervengano al loro maggior grado di precisione e addirittura alla perfezione”, si legge nella sentenza, ”non possono mai soppiantare, sostituendola davvero appieno, l’attività cognitiva, acquisitiva e di giudizio che solo un’istruttoria affidata a un funzionario persona fisica è in grado di svolgere”.
    Già all’epoca dei fatti, la perizia tecnica rilevò che l’algortimo era confuso, lacunoso, ampolloso, ridondante, elaborato in due linguaggi di programmazione differenti, di cui uno risalente alla preistoria dell’informatica, costruito su dati di input gestiti in maniera sbagliata”.
    In generale, hanno rilevato i giudici del Tar Lazio, l’algoritmo non premiava il merito e quindi i anche punteggi, ma considerava esclusivamente la collocazione geografica.

    Sentenza Tar Lazio(PDF)


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    Mobilità, ordinanza giudice del lavoro di Cosenza e il diritto di precedenza


    Ad una docente titolare in una scuola di Treviso, che fruiva del diritto di precedenza per assistere, nella provincia di Cosenza, il figlio gravemente disabile, le veniva negato tale diritto previsto ai sensi dell’art.13 del CCNI mobilità 2019/2022 e maggiormente dalla legge 104/1992. Il giudice del lavoro del Tribunale di Cosenza, in composizione monocratica, ordina l’immediato trasferimento della docente nella provincia cosentina.
    Ordinanza del giudice del lavoro di Cosenza
    La docente che ha avuto questa ordinanza di trasferimento su Cosenza, è stata tutelata dall’avv. Graziella Algieri che sta seguendo altri ricorsi, sempre per la provincia di Cosenza, riguardanti il diritto di precedenza per la mobilità interprovinciale per i figli referenti unici che devono assistere uno dei genitori.
    Nell’ordinanza n.15062/2019 del 04/09/2019 emessa dal Tribunale di Cosenza si legge nella sua interezza l’art. 13, comma 1, punto IV) del CCNI mobilità 2019/2022.
    Orbene, la norma applicata dal MIUR in sede amministrativa prevede che “ Nella I fase solo tra distretti diversi dello stesso comune e nella II e III fase dei trasferimenti viene riconosciuta, in base all’art. 33 commi 5 e 7 della L. 104/92, richiamato dall’art. 601 del D.L.vo n. 297/94, la precedenza ai genitori anche adottivi del disabile in situazione di gravità o a chi, individuato dall’autorità giudiziaria competente, esercita legale tutela del disabile in situazione di gravità.
    Qualora entrambi i genitori siano impossibilitati a provvedere all’assistenza del figlio disabile grave perché totalmente inabili, viene riconosciuta la precedenza, alla stregua della scomparsa di entrambi i genitori, anche ad uno dei fratelli o delle sorelle, in grado di prestare assistenza, conviventi di soggetto disabile in situazione di gravità o a chi, individuato dall’autorità giudiziaria competente, esercita tale tutela…”
    “Successivamente, viene riconosciuta la precedenza per l’assistenza al coniuge o la parte di unione civile e, limitatamente ai trasferimenti nella I fase solo tra distretti diversi dello stesso comune e nella II fase dei trasferimenti, al solo figlio individuato come referente unico che presta assistenza al genitore disabile in situazione di gravità”.
    Considerazioni dell’avv. Graziella Algieri
    Abbiamo contattato lo studio legale Graziella Algeri per chiedere delucidazioni sui ricorsi che sta seguendo. L’avvocato si è detta molto soddisfatta dell’esito di questa ordinanza che è stata discussa a Cosenza in quanto il ricorso d’urgenza è stato presentato prima del 31 agosto quando ancora la docente era assegnata provvisoriamente in una scuola della provincia cosentina. Il giudice ha riconosciuto il diritto di precedenza della docente ai sensi dell’art.33, commi 5 e 7, della legge 104/92 ed ha ordinato di trasferire la ricorrente, anche in situazione di esubero, su un posto e presso un Istituto scolastico di II grado della provincia di Cosenza, o in subordine, della provincia di Catanzaro o Vibo Valentia.
    L’avv. Graziella Algeri è fiduciosa di vincere, proprio per l’impianto delle motivazioni di questa ordinanza, anche altri ricorsi riferiti in particolare modo alla mobilità interprovinciale con diritto di precedenza per i figli referenti unici che devono assistere i genitori in situazione di gravità. Per quanto emerso dal dibattimento e per la convinzione professionale dell’avv.Algieri, l’art. 13 del CCNI mobilità 2019-2022 non può negare la precedenza, per la mobilità interprovinciale, ai figli referenti unici che chiedono di assistere il genitore gravemente disabile.


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    Mobilità docenti, Fioramonti: chi si trasferisce deve essere pagato dignitosamente




    Il ministro Lorenzo Fioramonti, ospite ieri sera a “Piazza pulita”, è intervenuto sul tema della mobilità dei docenti: “Dare la possibilità a chi si trasferisce in altra regione di vivere dignitosamente”.
    “Dobbiamo creare condizioni tali per cui i docenti possano essere pagati in maniera dignitosa: abbiamo gli insegnanti meno pagati d’Europa, l’ha detto anche l’Unione europea, è inaccettabile. Dobbiamo cominciare a dare la possibilità a chi si trasferisce in un’altra regione volontariamente di poter essere pagato in modo dignitoso e poter vivere lì. Molti docenti restano nella propria regione di appartenenza dove non ci sono posti, vanno fuori, ma non possono permettersi di vivere lì, quindi devono costantemente fare i pendolari. Noi dobbiamo investire in quello che fa bene a una società. L’economia ha bisogno di formazione, di investimenti di base, queste sono le cose che fanno crescere l’economia“, spiega Fioramonti durante la trasmissione di La7, soffermandosi in seguito sul tema dell’autonomia, in uno scambio di battute con il direttore de Il Giornale Sallusti.


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    Mobilità 2020/2021, il suo iter sarà anticipato rispetto al passato


    La domanda di mobilità territoriale e professionale per l’anno scolastico 2020/2021 dovrebbe essere presentata per i docenti tra la fine del mese di febbraio e la metà del mese di marzo.
    Contratto mobilità valido per un triennio
    Il CCNL scuola 2016-2018 all’art.7, comma 3 e all’art.22, comma 4, ha disposto che la contrattazione integrativa sulla mobilità, stipulerà un CCNI valido per un intero triennio e che si dovrà occupare delle procedure e dei criteri generali per la mobilità professionale e territoriale fatte salve le disposizioni di legge. Per cui il CCNI mobilità 2019-2022 del 6 marzo 2019 ha validità per il triennio 2019/2020, 2020/2021 e 2021/2022.
    Blocco triennale mobilità docenti
    Per la mobilità 2020/2021, al fine di perseguire il principio della continuità didattica, i docenti che abbiano ottenuto l’istituzione scolastica richiesta volontariamente con la mobilità 2019/2020, non potranno presentare istanza volontaria, in particolare non la potranno presentare prima di tre anni dalla precedente.
    Tale norma è definita “blocco triennale della mobilità” e si applica solamente ai docenti, mentre il personale Ata può fare domanda di mobilità anche se soddisfatto in una preferenza puntuale per l’anno 2019/2020.
    Presentazione domande entro metà marzo 2020
    Per il fatto che non ci sarà bisogno di attendere l’accordo contrattuale per la mobilità 2020/2021, i tempi della presentazione delle domande per i docenti potrebbe essere anticipato notevolmente. Si prevede che subito dopo la chiusura delle iscrizioni degli studenti delle prime classi, nel periodo di febbraio 2020 sarà pubblicata l’Ordinanza Ministeriale sulla mobilità 2020/2021 e, immediatamente dopo, si potranno presentare le istanze online della mobilità. Quindi entro la metà del marzo 2020 saranno scaduti i termini di presentazione della domanda di mobilità.
    Meno domande rispetto al passato
    Il blocco triennale della mobilità impedirà, ai sensi dell’art.2 del CCNI mobilità 2019-2022, a tutti quei docenti che abbiano ottenuto la titolarità su istituzione scolastica a seguito di domanda volontaria, sia territoriale che professionale 2019/2020, avendo espresso una richiesta puntuale di scuola, di presentare domanda di mobilità per il triennio successivo.
    Nel caso di mobilità ottenuta su istituzione scolastica nel corso dei movimenti della I fase attraverso l’espressione del codice di distretto sub comunale, il docente non potrà presentare domanda di mobilità volontaria per i successivi tre anni. Tale vincolo opera all’interno dello stesso comune anche per i movimenti di II fase da posto comune a sostegno e viceversa, nonché per la mobilità professionale.
    È importante specificare che tale vincolo triennale non si applica ai docenti beneficiari delle precedenze di cui all’art. 13 e alle condizioni ivi previste del presente contratto, nel caso in cui abbiano ottenuto la titolarità in una scuola fuori dal comune o distretto sub comunale dove si applica la precedenza, né ai docenti trasferiti d’ufficio o a domanda condizionata, ancorché soddisfatti su una preferenza espressa.
    Tale blocco della mobilità triennale diminuirà sensibilmente i docenti aspiranti alla mobilità 2020/2021, che, per tale motivo, sarà più snella e rapida rispetto al passato.
    Esiti mobilità docenti entro prima decade di giugno
    La pubblicazione dei movimenti dovrebbe avvenire nella prima decade di luglio per ogni ordine e grado di istruzione, ma anche il personal educativo e il personale Ata dovrebbero vedere gli esiti pubblicati entro il mese di giugno.


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    Mobilità 2020-2021, ecco come si calcola il punteggio della continuità


    La continuità di servizio dei docenti si calcola per le domande di mobilità territoriale e professionale, sia se la domanda è volontaria o d’ufficio e anche per le graduatorie interne di Istituto per l’individuazione dei docenti soprannumerari. Vediamo come si calcola la continuità del servizio e i casi in cui si interrompe.
    Calcolo punteggio continuità del servizio
    Per quanto riguarda il calcolo del punteggio per la continuità del servizio per chi fa domanda di trasferimento volontaria, in tal caso questo punteggio è calcolabile se il servizio è stato prestato ininterrottamente per almeno un triennio nella scuola di attuale titolarità (per cui il punteggio minimo e di partenza in questo caso è di 6 punti). Siccome l’anno in corso 2019/2020 non si calcola, il triennio di servizio prestato per avere i 6 punti di partenza di continuità è: 2016-2017; 2017-2018; 2018-2019. Quindi chi fa domanda volontaria di trasferimento nell’anno scolastico 2019/2020 per la mobilità 2020/2021, ha diritto al riconoscimento della continuità del servizio nella scuola di titolarità, se in tale scuola è titolare ininterrottamente da almeno il 2016-2017 o anche prima.
    Al docente con continuità di servizio spettano 2 punti per ogni anno scolastico prestato nella stessa scuola di titolarità, oltre il quinquennio spettano 3 punti per ogni anno di servizio prestato senza soluzione di continuità.
    Per quanto riguarda invece la mobilità d’ufficio e quindi anche per le graduatorie interne per l’individuazione dei perdenti posto, il punteggio minimo di partenza per la continuità di servizio è di 2 punti e non di 6 come per la mobilità a domanda volontaria. Questo vuol dire che se un docente, escluso l’anno in corso, ha insegnato in una stessa scuola a partire dall’anno 2018-2019 (sempre che non sia stato l’anno di prova), acquisisce il diritto al riconoscimento di 2 punti nelle graduatorie interne di Istituto o nella mobilità d’ufficio. Per quanto attiene la mobilità d’ufficio, quindi anche ai fini della formazione della graduatoria per l’individuazione del soprannumerario, viene valutata con un punto per anno scolastico, in aggiunta alla continuità sulla scuola, anche la continuità di servizio nella sede (Comune) di attuale titolarità non coincidente con l’attuale scuola di titolarità o di incarico triennale nel caso il docente sia titolare di ambito.
    Interruzione della continuità del servizio
    È utile anche sapere che la continuità di servizio non si interrompe nemmeno se il docente viene trasferito a domanda condizionata, per effetto della perdita del posto in caso di soprannumero, o se il docente è utilizzato su posto di sostegno o utilizzato in generale ivi compreso nei licei musicali. L’introduzione nell’a.s. 1998/99 dell’organico di circolo, per la scuola primaria, e nell’a.s. 1999/2000 per la scuola dell’infanzia e per la scuola primaria dei comuni di montagna e delle piccole isole, non costituisce soluzione di continuità del servizio ai fini della dichiarazione di servizio continuativo nel caso di passaggio dal plesso di titolarità del docente al circolo corrispondente. Analogamente non costituisce soluzione di continuità l’introduzione dell’organico unico dell’autonomia, con l’automatica attribuzione della titolarità su codice unico in tutte le situazioni in cui era distinto. Invece il trasferimento ottenuto precedentemente all’introduzione dell’organico tra plessi dello stesso circolo interrompe la continuità di servizio. Per la scuola primaria, il trasferimento tra i posti dell’organico (comune e lingua) nello stesso circolo non interrompe la continuità di servizio. Analogamente all’assenza per malattia, non interrompe la continuità del servizio l’utilizzazione in altri compiti per inidoneità temporanea e neanche la fruizione del congedo biennale per l’assistenza a familiari con grave disabilità di cui all’art. 5 del D.L.vo n. 151/01, per servizio militare di leva o per il sostitutivo servizio civile, per mandato politico ed amministrativo, non si interrompe la continuità nel caso di esoneri dal servizio previsti dalla legge per i componenti del Consiglio Nazionale della P.I. e del Consiglio Superiore della P.I., di esoneri sindacali, di aspettative sindacali ancorché non retribuite, di incarico della presidenza di scuole secondarie, di esonero dall’insegnamento dei collaboratori dei dirigenti scolastici, di esoneri per la partecipazione a commissioni di concorso, di collocamento fuori ruolo ai sensi della legge 23 dicembre 1998, n. 448, art. 26, comma 8 per il periodo in cui mantengono la titolarità ai sensi del D.L. 28/8/2000, n. 240, convertito con modificazioni nella legge 27/10/2000, n. 306, per il servizio prestato nelle scuole militari nonché per il periodo di servizio prestato nei progetti previsti dall’art 1 comma 65 della legge 107/15. In ogni caso non deve essere considerata interruzione della continuità del servizio nella scuola di titolarità la mancata prestazione del servizio per un periodo di durata complessiva inferiore a 6 mesi in ciascun anno scolastico. Il punteggio di cui trattasi non spetta, invece, nel caso di assegnazione provvisoria e di trasferimento annuale salvo che si tratti di docente trasferito nell’ottennio quale soprannumerario che abbia chiesto, in ciascun anno dell’ottennio medesimo, il rientro nell’istituto di precedente titolarità. Il congedo per effettuare un Dottorato di ricerca, e le aspettative superiore ai 6 mesi, anche per l’anno sabbatico, interrompono la continuità del servizio sia su scuola e conseguentemente sul comune.


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    Mobilità 2020/2021, ecco i titoli culturali e il loro punteggio


    Ancora il MIUR non ha convocato i sindacati per parlare della prossima mobilità 2020/2021 e per presentare la bozza di Ordinanza Ministeriale che darà il via alle domande di mobilità territoriale e professionale. È bene ricordare che le regole sono quelle del CCNI mobilità 2019/2022 stabilite il 18 aprile 2018.
    Punteggio massimo titoli generali nella mobilità
    Il punteggio dei titoli culturali nella mobilità 2020/2021 è limitata ad un massimo di 25 punti ( 12 punti per il concorso ordinario, 10 punti massimo per i titoli culturali e 3 punti massimo per la valutazione degli esami di Stato svolti, come Presidente o Commissario, nel triennio 1998/1999, 1999/2000 e 2000/2001) per i trasferimenti territoriali di I, II e III fase, tale limite non esiste per la mobilità professionale.
    Altri titoli valutabili nella mobilità territoriale
    È utile sapere che per la mobilità territoriale, oltre ai 12 punti del concorso ordinario e eventualmente ai 3 punti (uno per anno scolastico) per avere fatto, negli anni 1998/1999, 1999/2000, 2000/2001, gli esami di Stato in qualità di presidente di commissione o di componente esterno o di componente interno, compresa l’attività svolta dal docente di sostegno all’alunno disabile che sostiene l’esame, sono cumulabili al massimo altri 10 punti riferibili alle lettere B) C), D), E), F), G), I) L) della tabella A, punto III dei titoli generali dell’allegato 2 del contratto sulla mobilità. Quindi, per la mobilità territoriale riferibili a tutte le fasi di mobilità, si potranno accumulare al massimo 25 punti di titoli culturali. Invece per quanto riguarda invece la mobilità professionale, cioè passaggi di ruolo o di cattedra, la tabella A, punto III, titoli generali del suddetto allegato, non sono previste limitazioni di cumulabilità. Nella mobilità territoriale il dottorato di ricerca vale 5 punti e se ne valuta solo uno, mentre per ogni diploma di laurea di durata almeno quadriennale conseguito oltre al titolo di studio attualmente necessario per l’accesso al ruolo di appartenenza si hanno attribuiti 5 punti. I suddetti 25 punti di titoli culturali sono gli stessi che possono essere dichiarati e valutati nelle graduatorie interne di Istituto per individuazione dei docenti perdenti posto.
    Titoli riferiti alle certificazioni Clil nella mobilità
    Tra i titoli generali c’è anche il Corso di Perfezionamento CLIL per l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera di cui al Decreto Direttoriale n. 6 del 16 aprile 2012 rilasciato da strutture universitarie in possesso dei requisiti di cui all’art. 3, comma 3 del D.M. del 30 settembre 2011, per il quale vengono attribuiti punti 1, a condizione che il docente sia in possesso di certificazione di Livello C1 del QCER (art. 4 comma 2), abbia frequentato il corso metodologico ed abbia sostenuto la prova finale. Invece sono attribuiti punti 0,5 ai docenti non in possesso di Certificazione di livello C1, ma che avendo svolto la parte metodologica presso le strutture universitarie, sono in possesso di un attestato di frequenza al corso di perfezionamento CLIL, che di fatto dà un livello di competenza B2, ed abbiano superato l’esame finale.
    Titoli generali nei passaggi di ruolo e cattedra
    Nei passaggi di ruolo e di cattedra si valutano tutti i titoli culturali posseduti, senza avere il problema del limite dei 10 punti che esiste soltanto nella mobilità territoriale. Nella mobilità professionale, diversamente da quella territoriale, il dottorato di ricerca vale 6 punti e se ne valuta uno solo, mentre 6 punti vengono assegnati ad ogni diploma di laurea di durata almeno quadriennale conseguito oltre al titolo di studio attualmente necessario per l’accesso al ruolo di appartenenza. Nella mobilità professionale è utile sapere che a differenza dei trasferimenti territoriali, si possono inserire 6 punti per ulteriori concorsi pubblici ordinari per esami e titoli per l’accesso ai ruoli di livello pari o superiori a quello di appartenenza diversi da quello di cui al punto A, per ogni concorso.
    Segnaliamo anche che per la mobilità professionale esistono i CREDITI PROFESSIONALI: per ogni anno di servizio (e comunque per un periodo non inferiore a 180 gg.) prestato in utilizzazione nello stesso posto o classe di concorso per cui è richiesto il passaggio sono aggiunti 3 punti.


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